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LE MESSE DI NATALE
La tradizione liturgica romana ci ha trasmesso quattro formulari per la celebrazione dell’Eucaristia nella solennità del Natale: vigilia, notte, aurora e giorno. Ha una certa importanza dottrinale il ricordare che il formulario più antico per la liturgia del Natale è quello che chiamiamo "messa del giorno". Questo dato è indicativo per capire quale fu, nella sua origine, l’orientamento della liturgia romana in questo giorno. Bisogna ricordare anche che la messa della vigilia fa vedere in modo molto chiaro il compimento delle profezie, cosa che le conferisce un caratteristica tipica, all’inizio della solennità. Benché le letture di Natale, secondo il lezionario, siano in un certo qual modo intercambiabili, non sembra molto pedagogico tralasciare la proclamazione del prologo di Giovanni come il leggere il vangelo della vigilia in tutte le celebrazioni.
La liturgia della Parola Iniziando con la liturgia della Parola, è interessante sottolineare come l’insieme dei quattro formulari offrano tutti i riferimenti evangelici riguardo all’incarnazione e alla nascita di Gesù: il racconto di Matteo, profondamente legato al tema messianico del "figlio di Davide", per la messa della vigilia; quello di Luca, il più descrittivo e popolare, per quelle della notte e dell’aurora; il prologo di Giovanni, proclamazione della presenza della Parola fatta carne, per quella del giorno. La fedeltà omiletica a ognuno di questi brani ci offre un’ampia pista di contenuti dottrinali e di attualizzazioni. Potremmo chiamarlo il "Natale dei Vangeli". Con i brani evangelici, i formulari di Natale propongono, per la prima lettura, quattro testi di Isaia. L’analisi di questi testi ci offre un’altra stupenda pista per l’omelia. Costituiscono il "Natale di Isaia". Dei quattro il più famoso è senza dubbio quello della messa di mezzanotte. Non possiamo però trascurare quello della messa della vigilia, per la forza del tema dell’alleanza nuziale tra Dio e il suo popolo. Anche il testo profetico della messa del giorno ha un carattere "evangelico" grandissimo, che lo rende una preparazione immediata e perfetta al prologo di S. Giovanni. I brani apostolici delle seconde letture trovano una buona collocazione in ogni formulario. Il brano degli Atti degli Apostoli della messa della vigilia è legato al vangelo di Matteo e alla profezia di Isaia; non sembra molto indicato da usare in un’altra celebrazione. I due della lettera a Tito della messa della notte e dell’alba danno all’insieme un apporto originale: spiegare le conseguenze per la vita cristiana (notte) e affermare la dimensione battesimale della salvezza (alba). Il primato dei testi apostolici, nei formulari di Natale, appartiene, senza alcun dubbio, al brano della lettera agli Ebrei: non andrebbe trascurato nelle omelie del Natale. L’insieme si completa poi con i salmi responsoriali. Anche qui c’è da distinguere tra la messa della vigilia e gli altri tre formulari. Il salmo 88 (vigilia) è un chiaro riferimento alla promessa davidica; gli altri appartengono ai "salmi del regno", inviti al "cantico nuovo", canti di acclamazione al Signore che viene, descrizione dei benefici che apporta la sua presenza.
Il contenuto dell’omelia È così profondo il contenuto dottrinale della solennità della Nascita del Signore nostro Gesù Cristo che il responsabile dell’omelia deve necessariamente fare dei compromessi, al momento di prepararla. In questa situazione è facile cadere in una spiegazione di ciascuna lettura o in una riflessione teologica particolare o in un’esortazione morale, magari in un’elevazione poetica o di divulgazione popolare. Ogni aspetto ha la sua giustificazione, ma sarebbe negativo fermarsi su uno solo di essi. Questo vuol dire che le omelie di Natale non sono per nulla facili. C’è un altro aspetto da tenere in considerazione: l’attenzione all’assemblea. Le assemblee liturgiche di Natale hanno una caratteristica tutta propria che non può venire trascurata. Ci sono delle persone che vengono a messa quasi solo a Natale. È un fatto molto importante per quanto riguarda la predicazione e nello stesso tempo pericoloso, perché ci potrebbe venire la voglia di sottolineare i doveri del cristiano (adesso che ci sono!...) o di parlare di alcuni "valori natalizi" che nasconderebbero la persona del Figlio di Dio fatto uomo (il Natale "light" della pace sulla terra e dell’attesa dei bambini), ecc. Proprio perché nell’assemblea è presente questo tipo di cristiani bisogna proporre la fede nel mistero dell’incarnazione in tutta la sua semplicità e grandezza (senza spiegare naturalmente tutto il Credo...), in tutta la sua bellezza, con quella carica di amore per gli uomini che contiene e le conseguenze positive per ciascuno e per tutti che ne derivano, nella gioia della celebrazione, ecc. In pratica, e soprattutto se non si vuole essere eccessivamente lunghi, ognuno deve scegliere chiaramente un aspetto del mistero, partendo da uno dei testi, magari da una sola frase delle letture, ed essere fedele al suo contenuto, con gli sviluppi e il linguaggio conseguente. Normalmente questa scelta la si può fare a partire da un fatto ecclesiale(per esempio il Giubileo) oppure a partire da una situazione che riguardi tutti (un fatto sociale o spirituale che ha segnato profondamente), oppure sottolineando la caratteristica cristologica dell’evangelista dell’anno...
Attualizzazione e riferimento sacramentale Potrebbe sembrare facile l’attualizzazione delle letture nell’omelia di Natale, ma forse non è così, a meno che non si voglia cadere nella banalità di dire che "ogni giorno è Natale", o che "Gesù oggi nascerebbe in una baracca", ecc. Con molta facilità le omelie di Natale tendono ad attualizzazioni morali: lotta al consumismo, invito alla pace universale, alla bontà, alla tolleranza, ecc,... Dobbiamo stare molto attenti di fronte a queste soluzioni "facili", e accentuare preferibilmente la costante verità della presenza del Figlio di Dio tra gli uomini, "la bontà di Dio e il suo amore per gli uomini" (Tito 3,4), la risposta di fede e d’amore che questo evento deve suscitare in noi, con tutte le conseguenze d’amore agli altri. La celebrazione del Giubileo dell’anno 2000 ha offerto alla Chiesa una splendida opportunità per approfondire il mistero dell’Incarnazione. I testi magisteriali di questo Giubileo devono continuare ad essere un punto di riferimento importante per la predicazione cristiana. Altri testi splendidi cui attingere per l’attualizzazione sono i responsori della liturgia delle Ore, non solo del 25 dicembre, ma anche degli altri giorni dell’ottava. Un elemento per l’attualizzazione, un po’ in disuso, ma che fu uno dei preferiti di S. Leone Magno. è il sacramento del battesimo come mezzo per comunicazione della filiazione divina. Benché il Natale non è, liturgicamente parlando, una festa battesimale, il sacramento del battesimo ha molto a che vedere nella spiegazione dell’affermazione così spesso ripetuta in queste feste: il Figlio di Dio si è fatto uomo perché gli uomini potessero diventare figli di Dio. Per concludere, il Natale si celebra anche con l’Eucaristia e in essa proclamiamo: "... celebrando il giorno santissimo nel quale la verginità intatta di Maria ha portato al mondo il Salvatore". Questa frase della liturgia da a Maria tutto il protagonismo che le corrisponde. Natale è il giorno nel quale ella "porta al mondo" il Figlio di Dio. Il papa Giovanni Paolo II, nella Bolla del Giubileo 2000 "Incarnationis mysterium" n. 11 ci ha indicato l’attualità eucaristica del Natale: "Da duemila anni, la Chiesa è la culla in cui Maria depone Gesù e lo affida all'adorazione e alla contemplazione di tutti i popoli. Che attraverso l'umiltà della Sposa possa risplendere ancora di più la gloria e la forza dell'Eucaristia, che essa celebra e conserva nel suo seno. Nel segno del Pane e del Vino consacrati, Cristo Gesù risorto e glorificato, luce delle genti (cfr Lc 2, 32), rivela la continuità della sua Incarnazione. Egli rimane vivo e vero in mezzo a noi per nutrire i credenti con il suo Corpo e il suo Sangue". PERE TENA |