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IL
VANGELO DI SAN MATTEO
Autore, data e luogo di composizione
Autore, data e luogo di composizione
Il Vangelo secondo Matteo è scritto in greco. Il testo non
dice nulla a proposito dell'autore, ma il nome di Matteo compare nel racconto
della chiamata di un funzionario che riscuoteva le imposte a Cafàrnao (9,9-13)
e nell'elenco dei dodici apostoli, dove è accompagnato dal soprannome «il
pubblicano». (10,3).
I destinatari del primo Vangelo
Se vogliamo conoscere meglio il volto della giovane chiesa a cui probabilmente è indirizzato il primo Vangelo dobbiamo soffermarci su tre sue caratteristiche:
Cristiani provenienti dal giudaismo Ebrei di razza, fino a poco tempo prima questi cristiani
erano anche di religione giudaica. Sono riconoscibili nel Vangelo secondo Matteo
situazioni, problemi, residui di tradizioni e preoccupazioni che rivelano un
ambiente e un'origine giudaica. Molti particolari lo indicano chiaramente: la
presenza di una genealogia dettagliata che risale fino ad, Abramo; l'importanza
attribuita alla legge di Mosè e all'insegnamento dei dottori della legge;
l'interesse per il mantenimento delle tradizioni degli antichi (preghiera,
elemosina, digiuno); il rispetto per il sabato; l'aspirazione alla «giustizia»
che apre le porte del regno tanto atteso.
Prendono le distanze dalla dottrina ufficiale dei farisei L'autore del primo Vangelo ha compreso l'enorme pericolo che
correrebbe la comunità cristiana se intendesse la legge del Cristo come i
farisei intendono la legge di Mosè. L'insistente affermazione: « Ma io vi
dico», contrapposta all'espressione: «Avete inteso che fu detto», mette
davanti agli occhi dei discepoli la distanza tra l'antica e la nuova legge, che
si può osservare soltanto con la grazia del Cristo e che trasforma il mondo e i
rapporti fra gli uomini.
Si sforzano di aprire progressivamente le porte ai pagani Si tratta di una preoccupazione reale, che in Marco e Luca
emerge con molta maggior forza ma che è riconoscibile anche in Matteo. La
comunità per cui scrive l'evangelista ha i suoi problemi sul piano
dell'organizzazione, della vita morale, della preghiera e della pratica
sacramentale, ma non tralascia per questo di sforzarsi di essere una comunità
in cui possano trovare posto tutti gli uomini.
Uno scriba divenuto discepolo del regno dei cieli
L'autore del primo Vangelo redige il suo testo dando un'interpretazione nuova a tradizioni preesistenti. Cura attentamente il suo stile. È chiaro e preciso nelle sue espressioni. Usa un linguaggio raffinato. Non trascura i piccoli particolari e li inserisce armoniosamente all'interno dei blocchi dottrinali. Nel Vangelo di Matteo troviamo espressioni e procedimenti
letterari molto usati dagli ebrei della Palestina. Fra i secondi ricordiamo:
Matteo si rifà molto spesso all'Antico Testamento. Nel suo Vangelo è possibile rintracciare quarantatré riferimenti molto chiari. La formula introduttiva più usata è: «Perché si adempisse ciò che era stato detto per mezzo del profeta». L'Antico Testamento viene citato ad esempio per quanto riguarda: il concepimento verginale di Gesù
(1,22); In tutti questi casi l'evangelista afferma non solo che si compie ciò che era stato predetto, ma anche che il disegno di Dio raggiunge in Gesù la piena realizzazione prevista da Dio stesso.
Le indicazioni geografiche del primo Vangelo sono vaghe e non permettono di ricostruire un itinerario preciso. Alcuni studiosi pensano che potrebbero anche avere un significato religioso. Bambino, Gesù ritorna dall'Egitto e si stabilisce in Galilea. Proprio in questa regione, che aveva ben poco valore agli occhi degli abitanti di Gerusalemme, Gesù comincia a predicare il regno di Dio. Matteo vede in questo fatto la grande luce annunciata da Isaia per il popolo che camminava nelle tenebre (4,15-16). Gesù risorto si manifesta ai discepoli in Galilea. Da questa terra disprezzata dai giudei la parola di Dio rimbalzerà in tutto il mondo: «Andate e ammaestrate tutte le nazioni» (28,19). Tranne qualche rapida puntata in terra pagana, Gesù esce soltanto due volte dalla Galilea: la prima per essere battezzato da Giovanni sulla riva del fiume Giordano. Qui egli riceve e accetta la sua missione. Il Padre dichiara Gesù Figlio e Messia. Sullo sfondo si delinea la figura del servo sofferente preannunciato da Isaia (3,17). Gesù esce una seconda volta dalla Galilea per andare a morire nella città santa. A Gerusalemme si consumerà il rifiuto del Cristo da parte dei capi e del popolo. Matteo segnala questo fatto riferendo nel suo Vangelo che alla morte di Gesù il velo del tempio si squarcia da cima a fondo (27,51). «Vi precede in Galilea; là lo vedrete» (28,7). «Ecco, noi stiamo salendo a Gerusalemme e il Figlio dell'uomo sarà consegnato..., lo condanneranno a morte e lo consegneranno ai pagani... perché sia crocifisso...» (20,18-19). Galilea e Gerusalemme. Due luoghi e anche due simboli. La regione disprezzata si apre alla luce. La città santa si chiude e porta fino in fondo il rifiuto di Dio.
Gesù è il Messia atteso. La chiesa lo proclama Signore
Il Vangelo secondo Matteo è costruito su due idee chiave:
Matteo vuol rivelare il mistero meraviglioso di Gesù. Per questo presenta il Cristo con nomi e titoli che sono molto significativi per i suoi ascoltatori giudeo-cristiani. Gesù è il figlio di Abramo, il figlio di Davide, il re dei giudei. Secondo le antiche promesse, il Messia sarebbe venuto dalla stirpe di Abramo (Gn 12,2) e il suo regno avrebbe reso eterno il regno di Davide (2Sam 7,12). Gesù è anche il Figlio dell'uomo. Questo misterioso personaggio del libro di Daniele riceve da Dio il potere divino di giudicare (Dn 7). Gesù riceverà questo potere il giorno della sua risurrezione. Di conseguenza è il titolo che Gesù preferisce, perché esprime velatamente la gloria che egli possiede come Figlio eterno del Padre e che lo attende come uomo. Gesù è il servo sofferente che si carica della nostra miseria e versa il suo sangue per la remissione dei nostri peccati (Is 42,1 = Mt 12,18; Is 53,4 = Mt 8,17; Is 53,12 = Mt 26,28). Egli rivela così la misericordia di Dio verso tutti. Il Cristo del Vangelo di Matteo si presenta rivestito di una maestà e di una dignità straordinaria. È il maestro per eccellenza, che vive in mezzo alla comunità. Insegna la nuova «giustizia» e interpreta la legge con autorità e in maniera definitiva. Non la sopprime, ma ne mette in luce l'essenza e la porta a compimento: Dio vuole che amiamo anche i nemici.
Il Cristo di Matteo infine è il Signore onnipotente. Questo
titolo, ripetuto per ottanta volte nel corso del Vangelo, equivale
all'affermazione che Gesù è Dio (il termine «Signore» traduce l'ebraico JHWH).
Gesù vive nella sua chiesa e agisce in essa con potenza.
Un possibile schema del Vangelo secondo Matteo
Per la sua semplicità e chiarezza, presentiamo come semplice guida di lettura il seguente schema del primo Vangelo:
- Sezione narrativa 3,1-4,25 - Discorso della montagna 5,1-7,29
- Sezione narrativa (miracoli) 8,1-9,38 - Discorso ai missionari 10,142
- Sezione narrativa 11,1-12,50 - Le parabole del regno 13,1-52
- Sezione narrativa 13,53-17,27 - Discorso alla comunità 18,1-35
- Sezione narrativa 19,1-22,46 - Discorso contro i capi del popolo 23,1-39 - Insegnamenti sulla fine 24,1-25,46
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