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LA PREDICAZIONE DEL CAPITOLO VI° DI GIOVANNI
Per cinque domeniche, dalla 17ª alla 21ª del tempo ordinario, lasciamo la lettura continua del vangelo di Marco per passare al capitolo sesto di S. Giovanni. A motivo dello stile circolare, ripetitivo del vangelo di Giovanni e concretamente dei discorsi che in esso egli include (nel nostro caso del discorso del pane di vita) si può correre il rischio di parlare di tutti i temi e poi di ripetersi nelle domeniche successive. È quindi buona cosa pianificare previamente quali temi si svilupperanno nella predicazione di ciascuna domenica.
Guida omiletica
La lettura continua del capitolo sesto di S. Giovanni abbraccia cinque domeniche e può essere un’occasione propizia per una catechesi sull’Eucaristia, vista nella prospettiva dell’adesione a Gesù nella fede. Pur sapendo che le interpretazioni di questo capitolo, lungo la storia, sono state diverse, l’esegesi attuale è propensa a leggerlo nell’ottica eucaristica. Sembra quindi logico che nelle omelie di queste domeniche si opti per questa linea, tenendo naturalmente presente l’orientamento tipico di Giovanni, per il quale niente è mai esclusivamente sacramentale o esclusivamente spirituale, ma i due aspetti sono complementari: la fede e il sacramento.
La prima domenica della serie (domenica 17ª: Gv 6, 1-15) ci presenta il "segno" dei pani nel deserto. Come aveva fatto Mosè al tempo dell’Esodo con la manna ed Elia con la gente al tempo dei profeti (1 lettura: 2Re 4,42-44), anche Gesù alimenta la folla con la sua Parola e con i pani. Da qui un’indicazione: il dato da sottolineare può essere il carattere di segno profetico che ha il miracolo. A motivo di quello che ha compiuto, Gesù viene riconosciuto come Profeta - il nuovo Mosè -, anche se la folla poi interpreta il suo profetismo in modo errato. Bisogna evitare di dare già in questa domenica l’interpretazione del segno, che verrà invece illustrata nelle pericopi seguenti. Per questo forse la preparazione di questa omelia è quella da curare di più. Qui in fondo si tratta di porre degli interrogativi: cosa cerchiamo in Gesù? Qual è il motivo, qual è l’atteggiamento che ci fa andare da lui? Cos’è per noi l’Eucaristia?
La seconda domenica, tralasciando l’episodio di Gesù che cammina sulle acque, presenta la prima frase del dialogo tra Gesù e i Giudei (18ª domenica: Gv 6,24-35). L’affermazione fondamentale è la frase di Gesù: Io sono il pane della vita, il pane dato da Dio, veramente disceso dal cielo e che dà la vita al mondo. Questa frase corrisponde all’attuale interpretazione di "manna": il pane "piovuto dal cielo" che il Signore dà al suo popolo (1 lettura: Es 16,2-4.12-15). Gesù è l’inviato del Padre; è lui il primo e fondamentale dei segni, al quale è possibile accostarsi con profitto solo attraverso la fede. Nell’Eucaristia la cosa fondamentale è l’incontro con Gesù, dono del Padre agli uomini; questo incontro eucaristico, però, deve poi esprimersi con una vita di fede, che è opera di Dio in noi e "impegno" che tocca a noi portare avanti.
Nella terza domenica l’accento si sposta sugli "effetti" del pane: la vita eterna (19ª domenica: Gv 6,41-52). Aiutati dall’episodio di Elia che per mezzo di un pane misterioso aveva visto ritornare le forze quando ormai era vicino alla morte (1 lettura: 1Re 19,4-8) e vedendo quanto è capitato agli Israeliti nel deserto (hanno mangiato... e sono morti) possiamo capire bene come Gesù sia il vero cibo che dà vita. Unirsi a Gesù nella fede è già possedere la vita eterna: partecipare sacramentalmente di lui nell’Eucaristia è segno e pegno della risurrezione del nostro corpo, in unione con il Cristo risorto. I temi escatologici in rapporto all’Eucaristia (e concretamente il senso del viatico) potrebbero essere i più appropriati in questa domenica.
Il brano della quarta domenica (20ª domenica: Gv 6,51-59) è il più conosciuto e il più usato del lungo discorso. Il suo carattere in un certo senso conclusivo di tutto lo sviluppo potrebbe far passare inosservata la frase di Cristo: "Il pane che io darò è la mia carne per la vita del mondo". In essa risuonano le parole dell’istituzione dei sinottici come anche quelle di Gesù nello stesso Vangelo: "Io offro la mia vita... liberamente". Sono certamente una chiara indicazione del significato dell’Eucaristia, che è memoriale dell’offerta - sacrificio - di Gesù in un banchetto straordinario. In una visone d’insieme l’omelia di oggi potrebbe essere centrata sul tema del banchetto-memoriale, che mette in comunione il credente con Cristo. Questa è la linea indicata dalla prima lettura, che presenta il tema del banchetto della Sapienza: essa offre il suo pane e il suo vino come segni mediatori per entrare in comunione con il vero sapere (Prov 9,1-6).
Il brano dell’ultima domenica del ciclo (21ª domenica: Gv 6,61-70) è caratterizzato da una grande situazione di "crisi". C’è innanzitutto una crisi che nasce dall’interpretazione materialistica delle parole di Gesù a fronte di un’interpretazione "nello Spirito", che non esclude il realismo, ma lo situa nell’ambito della fede e del sacramento. C’è poi la crisi degli stessi discepoli, tra i quali si delineano le due figure decisive della passione: Pietro e Giuda, la fede che confessa e l’egoismo che disgrega e porta al tradimento. La prima lettura di questa domenica sembra a prima vista quasi "fuori tema", ma in realtà è un’immagine profonda di quello che rappresenta sempre nella Chiesa la celebrazione eucaristica: un impegno nel "Servizio del Signore", la decisione di rimanere fedeli all’alleanza (Gs 24,1-12.15-17) nonostante tutte le crisi. Pere Tena |