Copertina

Sulla soglia
dell'infinito

Sussidi liturgici

 

Un volto da contemplare”

Ora contemplativa dopo la Messa del Giovedì Santo

    Settimana Santa 

 

VOLTO D’AMORE

 

(Entrata in silenzio…)

 

Canto

 

Saluto

In questo tempo di preghiera e di adorazione vogliamo contemplare il “volto amoroso” di Gesù, che ci indica com’è il volto del Padre. Nasce forte nel nostro cuore questo desiderio.

“Vogliamo vedere Gesù” chiedevano a Filippo alcuni greci che erano venuti a Gerusalemme.

Questa domanda: “Vogliamo vedere il tuo volto d’amore”, la eleviamo insieme questa notte dal profondo di noi stessi.

(Silenzio)

Canto

 

“I discepoli si rallegrarono nel vedere il Signore” (Gv 20,20)

 

Il desiderio di vedere Gesù non si realizza tanto facilmente,
non è sempre facile infatti credere
e d’altra parte è solo attraverso la fede
che si può entrare nel mistero del Volto di Cristo.
Gesù questa notte si attende proprio questo da noi,
che ravviviamo la nostra fede in lui.

 

E voi, chi dite che io sia? (Mt 16,15)

(Silenzio)

 

Signore, ci rendiamo conto
che riuscire a conoscere e contemplare il tuo volto
non è frutto delle nostre forze, ma lo possiamo fare
solo se ci lasciamo guidare dal tuo Spirito.

“Questo non te lo rivela la carne o il sangue.
Ma il Padre mio che è nei cieli”
(Mt 16,17)

(Silenzio)

 

Solo la fede che raggiunge e viene dal profondo del cuore può dire:

“Tu sei il Cristo, il figlio del Dio vivo” (Mt 16,16)

(Silenzio)

 

Cosa viene chiesto a noi se vogliamo seguire in modo sempre più convinto i suoi passi?

“Colui che crede in me, non solo crede in me,
ma anche in colui che mi ha mandato”.
(Gv 12,44)

(Silenzio)

Canto

 

 

 

Nell’intimità del Cenacolo, Gesù si confida totalmente ai suoi,
intavola con loro un dialogo pieno di fiducia.
Vuole passare gli ultimi momenti della sua vita da solo con i suoi discepoli;
sta ormai per concludere il suo esodo personale e definitivo,
sta compiendo il suo cammino verso il Padre.

È pienamente consapevole che è giunta la sua ora:

q l’ora del dono totale

q l’ora del ritorno al Padre attraverso la passione e morte.
Ha davanti a sé in modo chiaro il momento decisivo verso il quale, in modo libero e amoroso, ha orientato la sua vita.

q La consapevolezza della “sua ora” motiva la manifestazione del suo amore:

“Avendo amato i suoi che erano nel mondo,
li amò sino alla fine”
(Gv 13,1)

(Silenzio)

I suoi sono coloro che lo seguono, quanti sono sedotti dalla sua Parola di Vita, quelli che anche oggi lo accompagnano sui sentieri della vita annunciando la Buona Notizia:

Dio ti ama!

Canto

(Silenzio)

 

GESTI DELL’AMORE

 

 

Il momento dell’addio è sempre un momento
nel quale si manifestano ed affiorano tutti i sentimenti e affetti
che si annidano nel cuore dell’uomo.
Gesù, sapendo che sta per andarsene,
raccoglie i suoi attorno a sé.
Insieme, celebrano una cena di commiato.
Solamente lui è consapevole
di quello che sta avvenendo e di quello che capiterà.
I discepoli, no.
Mentre Gesù rivolge il suo sguardo alla croce
Alcuni discutono e litigano,
accecati dall’ambizione e dall’orgoglio,
per i primi posti nel Regno che il Maestro promette.

E noi, oggi?
Mentre Gesù continua a guardare la croce,
mentre ci chiama ad accompagnarlo,
a contemplare e annunciare il Regno,
noi,
suoi discepoli,
magari continuiamo ad essere interessati
a conseguire la gloria terrena,
ad essere “importanti”.
Forse oggi, noi, guardiamo dall’altra parte
Mentre è in cammino verso il Padre….

L’amore di Gesù si manifesta proprio adesso,
negli ultimi momenti nei quali è con i discepoli,
in atti concreti di servizio.
Si spoglia del mantello e si cinge l’asciugatoio.

(Silenzio)

 

“Pur essendo della natura divina
non considerò un tesoro geloso
la sua uguaglianza con Dio,
ma spogliò se stesso
prendendo la condizione di servo”
(Fl 2,6-7)

(Silenzio)

 

IL MOMENTO SI AVVICINA…

 

GETZEMANI è il luogo di cui parla San Giovanni: “Gesù uscì con i suoi discepoli è andò di là del torrente Cedron, dove c’era un giardino nel quale entrò con i suoi discepoli”.

Nel Getzemani seguiamo Gesù, per riascoltare la preghiera dell’ultima sua ora. E ci andiamo in compagnia di Pietro, Giacomo e Giovanni, i discepoli che, secondo Matteo e Marco, volle portare con sé come testimoni della sua preghiera.

Nell’orto degli Ulivi Gesù entra in agonia e inizia a sentire angoscia: “Sento una tristezza mortale”.

E sarà la preghiera che lo farà sollevare da questa prostrazione e intraprendere con decisione la via del Calvario. Nessuno potrà mai capire i sentimenti del suo cuore di uomo-Dio, che implora supplicando il Padre. Il suo abbandono totale alla volontà del Padre: “Non la mia, ma la tua volontà si compia” andrà sempre oltre la capacità della nostra fede; tuttavia è immensamente vicino a noi a motivo della sua lotta e della sua preghiera: “Padre, tu puoi tutto, allontana da me questo calice”. Una lotta e una preghiera di cui Gesù ha voluto fossero testimoni i suoi, perché imparassero da lui a vegliare e a pregare per non soccombere nel momento della prova.

Getzemani è l’ora in cui Gesù entra in un’angoscia di morte e soffre nel suo intimo la crudeltà del destino che lo attende. Come se non fossero sufficienti il male e il tormento di una morte che ormai gli era vicina, volle fare una veglia con lei e morire prima di morire, o meglio, morire due volte.

Qui ci rivela ciò che c’è di più profondo nella sua anima: il suo immenso dolore.

TUTTI:

In me regna l’oscurità,
ma in te c’è la luce;
sono solo, ma tu non mi abbandoni;
sono scoraggiato, ma in te c’è l’aiuto;
sono agitato, ma in te c’è la pace;
l’amarezza mi pervade,
ma in te c’è la capacità di sopportare;
non capisco le tue vie,
ma tu sai qual è il cammino per me.

(Silenzio)

 

UNA TRISTEZZA MORTALE…

 

Il Getzemani è il luogo dell’ultima preghiera di Gesù, della preghiera più intensa e più profondamente umana. Nel momento della solitudine e dell’abbandono più profondi, l’unico conforto che gli rimane è la preghiera.

Gesù è triste, come può esserlo chiunque si trovi di fronte alla più infamante e ingiustificata condanna.

Anche se Gesù non cessa nemmeno per un istante di confidare nel Padre, soffre lo sconforto di chi si sente solo davanti al suo destino e deve affrontare il fallimento e l’ingiustizia di una morte innocente.

 

PUR ESSENDO FIGLIO DI DIO

 

Nel Getzemani Gesù è veramente la viva immagine del fratello maggiore che percorre davanti agli altri fratelli la strada sulla quale è necessario anche gridare a Dio.

Prega veramente come uomo e come Figlio, così come muore come uomo e come Figlio.

(Silenzio)

 

Nel Getzemani il desiderio umano di Gesù di vedersi liberato dalla morte lo si vede molto chiaramente nella distinzione tra la volontà di Gesù e la volontà del Padre.

Gesù è solo. Il sonno dei tre discepoli, presso i quali ha mendicato un po’ di presenza amica, sottolinea in modo tremendo questa solitudine.

Nel Getzemani condivide tutte le nostre angosce e le nostre paure. E nonostante questo, dopo il sudore, l’angoscia e la lotta si alza e va incontro alla morte.

(Silenzio)

 

“Prese con sé Pietro Giacomo e Giovanni
e cominciò a sentire paura e angoscia.
Gesù disse loro: «La mia anima è triste fino alla morte.
Restate qui e vegliate»”.

(Silenzio)

 

Canto

 

TUTTI:

Gesù ho paura di non essere convenientemente stimato,
mentre tu ti sei dimenticato di te per me.

 

ASCOLTATO

 

È sincera la preghiera di Gesù quando chiede al Padre,
se è possibile, di allontanare da lui il calice;
ed è altrettanto vera la sua disponibilità
a compiere fino in fondo la sua volontà.

Per questo Gesù agonizza nel Getzemani, ancor prima di farlo sulla croce. La sua preghiera è una lotta tra due sentimenti: lui non vuole altro che fare la volontà del Padre e deve dire di sì a una morte che gli ripugna a tal punto da fargli sudare sangue. L’unico e grande appoggio che gli rimane è la preghiera.

“Andato un po' innanzi, si gettò a terra
e pregava che, se fosse possibile,
passasse da lui quell'ora.
E diceva: «Abbà, Padre! Tutto è possibile a te,
allontana da me questo calice!
Però non ciò che io voglio, ma ciò che vuoi tu»”.

(Silenzio)

 

Canto

 

Che forza drammatica ha quel “però”. Gesù non sarebbe uomo se non volesse liberarsi dalla morte, però non sarebbe Figlio se non si mettesse totalmente nelle mani del Padre.

Il Padre e il Figlio, onnipotenti, guardandosi e ascoltandosi in un abbraccio d’amore che li unisce da tutta l’eternità, si vedono ora incapaci di cambiare il corso degli eventi.

Una decisione d’amore che suppone nel Figlio il “dimenticare” la sua condizione divina e nel Padre “dimenticare…” e permettergli di morire, ascoltando la sua preghiera.

TUTTI:

Ho paura che mi lasci insensibile
o che non mi tocchi più di tanto
chi è meno apprezzato o amato,
meno istruito, peggio vestito,
più povero o bisognoso di me.

 

VEGLIATE E PREGATE

PER NON CADERE IN TENTAZIONE

 

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