Copertina

Sulla soglia
dell'infinito

Sussidi liturgici

 

CELEBRAZIONE COMUNITARIA QUARESIMALE
DEL SACRAMENTO DELLA PENITENZA

Quaresima        Settimana Santa

 

“ANNUNCIARE CRISTO

CON LA VITA DI TUTTI I GIORNI”

 

INTRODUZIONE

Fratelli e sorelle, lungo questa Quaresima il Signore, nel suo grande affetto, ci sta regalando un tempo ideale per l’incontro con Lui, con gli altri e con noi stessi. È una grande opportunità per vivere la conversione, che è riconciliazione con Dio e con i fratelli. In queste settimane Dio ci ha parlato al cuore e lo fa sia con la Parola proclamata nelle nostre celebrazioni come con gli avvenimenti e la vita di ogni giorno. Sono inviti a fidarci di lui, lasciarci trasformare nel cuore, a cambiare comportamenti... La sua luce, che penetra nelle nostre tenebre, ci aiuta a scoprire il nostro peccato, i nostri tradimenti e le nostre infedeltà. Infatti non sempre siamo stati dei leali discepoli di Cristo.

Questi inviti ci fanno anche capire la necessità di ritornare con i fratelli alla casa del Padre. Vale la pena vivere in modo diverso e oggi lo possiamo fare proprio attraverso il sacramento del perdono. È il momento di sperimentare l’abbraccio affettuoso di Dio che ci perdona e col quale sempre è possibile iniziare una vita nuova.

Con la gioia che ha nel cuore chi si sente alla presenza di Dio, iniziamo questa celebrazione con il canto.

 

SALUTO DEL PRESIDENTE

Fratelli e sorelle,
la misericordia di Dio nostro Padre, comunicataci da Cristo Gesù,
sia con tutti voi.

Preghiamo (un istante di silenzio)

Dio, Padre di bontà, ti ringraziamo per averci riuniti alla tua presenza. Veniamo a te confidando nella tua bontà senza limiti. Effondi anche oggi il tuo Spirito su di noi, perché, ascoltando la tua Parola, la nostra speranza venga alimentata e possiamo così ricevere con gioia il tuo abbraccio che perdona e riconcilia con te e con i fratelli. Te lo chiediamo per Cristo nostro Signore.

 

PRIMA LETTURA

Dio non ci chiede di uscire dal nostro peccato in forza della paura o della disperazione, tutt’altro. Più noi siamo sprofondati nei nostri peccati più lui ci ricorda che noi siamo suoi figli, perché lui, come Padre, continua ad essere fedele.

Dalla lettera di S. Paolo Apostolo ai Romani
Tutti quelli che sono guidati dallo Spirito di Dio, costoro sono figli di Dio. E voi non avete ricevuto uno spirito da schiavi per ricadere nella paura, ma avete ricevuto uno spirito da figli adottivi per mezzo del quale gridiamo: «Abbà, Padre!». Lo Spirito stesso attesta al nostro spirito che siamo figli di Dio. E se siamo figli, siamo anche eredi: eredi di Dio, coeredi di Cristo, se veramente partecipiamo alle sue sofferenze per partecipare anche alla sua gloria. Parola di Dio.

 

SALMO RESPONSORIALE

Anche oggi facciamo nostre le parole del salmista per rispondere a Dio che, con la sua Parola, ci dà vita e speranza. Rispondiamo cantando:

Il Signore è bontà e misericordia.

Indicami, Signore, la via dei tuoi decreti
e la seguirò sino alla fine.
Dammi intelligenza, perché io osservi la tua legge
e la custodisca con tutto il cuore.

Il Signore è bontà e misericordia.

Dirigimi sul sentiero dei tuoi comandi,
perché in esso è la mia gioia.
Piega il mio cuore verso i tuoi insegnamenti
e non verso la sete del guadagno.

Il Signore è bontà e misericordia.

Distogli i miei occhi dalle cose vane,
fammi vivere sulla tua via.
Con il tuo servo sii fedele alla parola
che hai data, perché ti si tema.

Il Signore è bontà e misericordia.

Allontana l'insulto che mi sgomenta,
poiché i tuoi giudizi sono buoni.
Ecco, desidero i tuoi comandamenti;
per la tua giustizia fammi vivere.

Il Signore è bontà e misericordia.

 

AL VANGELO

Dio è qui, ancora per parlarci, attraverso il vangelo. Se con umiltà apriamo gli occhi della fede potremo riconoscere, nella scena della negazione di Pietro, qualcosa della nostra storia personale. Piangere amaramente non è segno di disperazione, ma di pentimento; è credere veramente che la misericordia del Signore è sempre più grande del nostro peccato.

Dal vangelo secondo Luca
Dopo averlo preso, lo condussero via e lo fecero entrare nella casa del sommo sacerdote. Pietro lo seguiva da lontano. Siccome avevano acceso un fuoco in mezzo al cortile e si erano seduti attorno, anche Pietro si sedette in mezzo a loro. Vedutolo seduto presso la fiamma, una serva fissandolo disse: «Anche questi era con lui». Ma egli negò dicendo: «Donna, non lo conosco!». Poco dopo un altro lo vide e disse: «Anche tu sei di loro!». Ma Pietro rispose: «No, non lo sono!». Passata circa un’ora, un altro insisteva: «In verità, anche questo era con lui; è anche lui un Galileo». Ma Pietro disse: «O uomo, non so quello che dici». E in quell’istante, mentre ancora parlava, un gallo cantò. Allora il Signore, voltatosi, guardò Pietro, e Pietro si ricordò delle parole che il Signore gli aveva detto: «Prima che il gallo canti, oggi mi rinnegherai tre volte». E, uscito, pianse amaramente. Parola del Signore.

 

SUGGERIMENTI PER L’OMELIA - ESAME DI COSCIENZA

Durante la Quaresima siamo stati invitati in vari modi a vivere l’esperienza della conversione partendo dalla Buona Novella di Gesù Cristo. Da questo punto di vista l’esperienza di Pietro può essere particolarmente istruttiva per tutti noi.

Come lui, anche noi abbiamo fatto un cammino di amicizia e di fede con Gesù. In molti modi gli abbiamo detto di contare su di noi, che vogliamo essere suoi fedeli discepoli, suoi testimoni in mezzo agli altri, che staremo con lui sempre. Magari, ci sono state delle volte in cui gli abbiamo detto proprio quanto detto da Pietro: “Anche se tutti dovessero venir meno, io no” (Mc 14,29).

Lungo questa Quaresima però abbiamo l’opportunità di fare una revisione della nostra vita e di scoprire il nostro peccato, come Pietro. È il momento di fare una sintesi.

Si è soliti definire la fede cristiana come:

  • “L’adesione alla persona di Cristo e al suo progetto”,

  • che comporta l’appartenenza consapevole e attiva alla comunità cristiana,

  • la preghiera personale e la celebrazione della fede con la Comunità

  • e l’impegno di testimoniare con gioia Cristo in mezzo agli altri con le parole e con la vita. Vivere insomma da figli di Dio.

In pratica questo è il Sì con il quale un giorno ci siamo impegnati.

Vivere l’esperienza del peccato è invece ignorare, negare o tradire Cristo e il suo progetto.

E i modi per farlo sono molteplici:

(Ecco qui una gran quantità di possibilità, alle quali tu ne puoi aggiungere altre)

  • Ho più fiducia in me che in Gesù.

  • Faccio mia solo una parte del Sì che un giorno gli ho detto... come se far parte della Comunità cristiana (quella “grande, non quella “piccola”) e celebrare con lei la fede fosse solo un accessorio nella mia condizione di persona cristiana. Uno sbaglio tremendo, molto di moda, che evidenzia più la nostra ignoranza di cristiani che il nostro desiderio di peccare!

  • La mia vita e la mia fede viaggiano in parallelo e non si incontrano mai; la fede finisce per essere una “toppa” che non influisce sulla vita personale e sociale.

  • E se anche dovessero incontrarsi, continuano ad esserci zone della mia vita nelle quali non lascio che il Signore intervenga.

  • Me la vedo con Lui, prescindendo dagli altri.

  • Faccio del mio meglio per non complicarmi la vita con quelli che sono poveri o soffrono

  • “Sequestro” il Vangelo e non contagio quelli che ne hanno bisogno.

  • Rimango attaccato alla “mia” giustizia e non mi impegno a lottare per la giustizia di Dio in questo mondo.

  • Vivo come se l’essere cristiano fosse l’equivalente di “buona persona”. Proviamo a pensare ai peccati di omissione...

  • Credo di sapere già tutto di Gesù... e non dedico un po’ di tempo a lui, per godere della sua amicizia, per vedere la vita con gli occhi di Dio... In fondo lo tratto come se fosse “il caro defunto Gesù”, più che “Cristo, vivo oggi e risorto”.

  • Come Pietro, seguo Gesù “a distanza”, evitando troppe complicazioni...

  • Come Pietro mi metto -come se nulla fosse- con quelli che disprezzano o condannano il povero e il giusto, senza denunciare l’ingiustizia.

  • Come Pietro vivo una fede di cui ho vergogna, che a volte mi porta a negarla con i fatti, anche se magari non la nego con le parole.

  • Come Pietro ho rinnegato Gesù.

Cerchiamo di scoprire e di focalizzare:

  • gli atteggiamenti che mi impediscono di vivere come autentico discepolo di Cristo sia nel mio rapporto con Dio che con gli altri;

  • gli ambienti nei quali mi vergogno della mia fede;

  • le conseguenze personali e sociali del mio peccato;

  • le conseguenze dei miei peccati di omissione.

Quando Giuda si rese conto di quello che aveva fatto a Gesù si disperò, pensando che il suo peccato non potesse essere perdonato.

Quando Pietro vide che Gesù lo stava guardando, dopo che lo aveva rinnegato tre volte, pianse amaramente... ed ebbe il coraggio di credere che il perdono di Gesù sarebbe stato molto più grande del suo peccato di rinnegamento.

Oggi il Signore ci invita a fare questa esperienza. Se abbiamo preso coscienza del nostro peccato, non abbiamo paura di piangere nel nostro intimo, ma facciamolo pieni di speranza. Il Signore risorto ci aspetta a braccia aperte per darci il suo perdono.

 

INTRODUZIONE ALLA RICHIESTA COMUNITARIA DI PERDONO

Consapevoli del nostro peccato, personale e comunitario, cominciamo col chiedere insieme perdono ai fratelli e a Dio. Lui è infatti disposto a perdonarci solo se siamo disposti a vivere il perdono con i fratelli.

 

RICHIESTA COMUNITARIA DI PERDONO

Tu, che hai accolto la donna peccatrice e Pietro pentito: (in canto) SIGNORE, PIETÀ.

Tu, che ci hai raccontato la parabola della pecorella smarrita e del figliol prodigo: CRISTO, PIETÀ.

Tu, che hai aperto gli occhi ai ciechi e hai liberato gli oppressi: SIGNORE, PIETÀ.

 

Recitiamo tutti con calma:

Confesso a Dio onnipotente...

Dio e Padre nostro, accogli con bontà la preghiera che Gesù ci ha insegnato. Egli ha voluto che in essa esprimessimo il nostro perdono vicendevole e il nostro vivere come fratelli. Noi, che crediamo nel tuo amore di Padre, osiamo dire:

Padre nostro...

E ora ci scambiamo fraternamente la pace. (Senza cantare)

 

Possiamo sederci

INTRODUZIONE AL MOMENTO DEL PERDONO INDIVIDUALE

È arrivato il momento di rendere personale il perdono di Dio, di rendere viva in ciascuno di noi l’esperienza del figliol prodigo. Viviamo questo momento con particolare intensità. Cerchiamo di valorizzare ciascuno dei gesti che stiamo per compiere.

Alzarci, metterci in cammino per andare dal sacerdote, essere accolti da lui in nome di Dio... è l’espressione del nostro essere peccatori pentiti e bisognosi del perdono del padre. Per questo, ricevendo l’assoluzione, rispondiamo con forza “AMEN” quando facciamo il segno di croce, come segno dell’accoglienza del perdono di Dio che ci rende creature nuove.

E in questo momento cerchiamo di non essere dei semplici “osservatori”: dobbiamo invece sentirci in comunione con gli altri, sentire il desiderio della conversione, provare pace per l’abbraccio affettuoso di Dio, di pregare per la conversione degli altri.

 

PERDONO INDIVIDUALE

Musica di sottofondo

 

RINGRAZIAMENTO

Signore, oggi ti ringraziamo per la vita, la terra e il sole;
ma soprattutto vogliamo cantare le meraviglie del tuo amore.

Grazie, o Padre, per avermi fatto a tua immagine
e per chiedermi di seguire il tuo esempio
offrendo il mio amore al fratello
e costruendo un mondo di pace.

Signore, oggi ti ringraziamo per la vita, la terra e il sole,
ma soprattutto vogliamo cantare le meraviglie del tuo amore.

 

BENEDIZIONE FINALE

Il Padre, che ci ha chiamati ad essere suoi figli adottivi, ci benedica.
    Amen.

Il Figlio, che ci ha accolti come fratelli, ci accompagni.
    Amen.

Lo Spirito Santo, effuso nei nostri cuori, ci guidi sempre.