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Copertina
Sulla soglia
dell'infinito
Sussidi
liturgici
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ASCENSIONE DEL SIGNORE
Gesù ritorna al Padre, continua ad essere però con i suoi e
verrà di nuovo un giorno.
Il brano degli Atti descrive l’Ascensione di Gesù. Egli si stacca
da loro, ma promette lo Spirito Santo, che li aiuterà a svolgere la
loro missione. Questa, precisa il Vangelo, è predicazione e testimonianza
di Lui al mondo.
Nella Lettera agli Ebrei Cristo è descritto come colui che entra vittorioso
nel cielo, dopo aver tolto i peccati degli uomini con il suo sangue. Egli
ritornerà.
Il cristiano vive sapendo che la sua patria definitiva è dove Gesù
lo ha preceduto.
L’insieme delle letture invita ad andare al di là dell’avvenimento
dell’Ascensione: i quaranta giorni dopo la Pasqua sono un modo di indicare
la conclusione di una fase della storia della salvezza e l’inizio di un’altra.
Quel Gesù con il quale i discepoli hanno mangiato e bevuto continua
la sua permanenza invisibile nella Chiesa. Essa è chiamata a continuare
la missione e la predicazione di Cristo e riceve il compito di annunciare
il Regno e rendere testimonianza al Signore.
Per questo gli angeli, dopo l’Ascensione del Risorto, invitano gli apostoli
a non attardarsi a guardare il cielo: l’avvenimento a cui hanno assistito
non coinvolge solamente loro; al contrario da esso prende il via una azione
salvifica e missionaria che sarà animata dallo Spirito Santo.
Per la forza di questo Spirito il Cristo glorificato e costituito Signore,
capo del Corpo-Chiesa e del Corpo-umanità, attira a sé tutte
le sue membra perché accedano con Lui e per Lui alla vita presso il
Padre.
Anzi, egli stesso anima questi uomini nella loro ricerca di libertà,
di dignità, di giustizia, di responsabilità; il loro desiderio
di essere in pienezza, la loro volontà di costruire un mondo più
giusto e più unito.
Così la comunità dei credenti, consapevole di aver ricevuto
un mandato speciale, piena di slancio missionario e di gioia pasquale, diventa
nel mondo testimone della nuova realtà di vita realizzata in Cristo
Signore.
Tutta la creazione è presente simbolicamente nell’offerta del pane
e del vino, frutti della terra e del lavoro dell’uomo. E soprattutto è
presente nella preghiera eucaristica dove noi, fatti voce di ogni creatura,
cantiamo inni a Dio, da cui tutto proviene, in cui tutto vive e a cui tutto
ritorna.
Il pane e il vino su cui pronunciamo il nostro rendimento di grazie appartengono
già ai cieli e terra nuova, perché sono il Cristo glorioso
e vivente: chi mangia la sua carne e beve il suo sangue è già,
nella speranza, nella realtà del cielo.
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