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QUINTA DOMENICA DI PASQUA
L’amore è il distintivo dei cristiani. Paolo e Barnaba, dice il brano degli Atti, esortano i fedeli a rimanere saldi nella fede, costituiscono capi nelle comunità, predicano. Ai pagani è stata aperta da Dio la porta della fede. E’ con loro Gesù risorto. L’Apocalisse presenta la visione del nuovo cielo e della nuova terra e della Gerusalemme celeste, simbolo della dimora eterna di Dio con gli uomini. Gesù vede la sua imminente passione come glorificazione sua e del Padre e dà ai suoi amici il comandamento nuovo, quello dell’amore, dandone anche la misura “senza limiti”: amare gli altri come Gesù stesso ci ha amati. Al comandamento dell’amore corrisponde una situazione e una realtà nuova, una “città” nuova: la Chiesa, nuova terra, nuova Gerusalemme, dimora di Dio con gli uomini (cf. 2° lettura). Non è da credere che la visione di Giovanni si riferisca ad una realtà proiettata nel futuro, dal momento che la nuova creazione, inaugurata dalla vittoria pasquale di Cristo, è già in opera nei battezzati. La “sposa adorna per lo sposo” è la nuova umanità liberata dal peccato, santificata da Cristo e splendente della sua gloria e della sua bellezza. Una tale costruzione avviene lentamente e misteriosamente, e la novità scaturita dalla Pasqua non esclude situazioni di prova, fra lutti, lacrime ed affanni, finché la Chiesa è ancora pellegrina sulla terra. Assolutamente necessario è l’impegno serio e perseverante dei cristiani. Così, dopo la risurrezione di Cristo tutto è già trasformato ma la comunione fra Dio e l’umanità redenta, fra Cristo e la sua Chiesa, deve continuamente crescere fino alla intimità più completa e profonda, quando la Gerusalemme nuova sarà in pienezza la dimora di Dio fra gli uomini e si identificherà con il corpo di Cristo giunto alla sua età perfetta e splendente di gloria. Il comando di Gesù continuamente da realizzare è anzitutto questo: che i discepoli si amino. Solo un amore vero e fattivo tra fratelli rende autentico e fruttuoso il sacramento del pane e del vino. |