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QUARTA DOMENICA DI PASQUA
Gesù ama i suoi fino al dono supremo. La prima lettura mostra Paolo e Barnaba ad Antiochia di Pisidia. Essi predicano nella sinagoga, contraddetti dai Giudei, che riescono a farli scacciare. La Parola di Dio viene però accolta con gioia dai pagani. L’Apocalisse presenta la visione della moltitudine celeste, specie dei martiri. Ora essi, vincitori, sono nella pace, perché le tribolazioni sono passate e l’Agnello è il loro pastore. Il Vangelo odierno è quello del Buon Pastore: le pecore ascoltano la sua voce. Lo seguono, sono unite a Lui che per loro dà la vita. È Lui a guidare la Chiesa: ecco perché le tribolazioni e le difficoltà non hanno il sopravvento su essa. Oggi si prega anche per chi è chiamato, in particolare al compito pastorale ed alla sequela di Cristo: è la Giornata Mondiale delle Vocazioni. Cristo risorto è il nostro capo, pastore e guida, e ci conduce alle acque della vita che ci sono offerte alla mensa della Parola e del Pane. L’assemblea liturgica diventa così segno dell’assemblea gloriosa del cielo e si apre ad abbracciare tutti gli uomini chiamati al medesimo destino di salvezza e di gloria. La realtà e la verità di questo segno devono però essere sperimentabili anche nella vita della comunità: una comunità non chiusa nelle proprie tradizioni ma aperta alla “novità” del Vangelo, orientata verso la realtà definitiva del mondo nuovo attraverso l’impegno quotidiano di un umile e paziente sforzo di rinnovamento. Insomma, come veri discepoli di Gesù-Pastore, tutti i membri della comunità sono chiamati ad essere “pastori buoni e fedeli”, impegnati a servizio degli altri, a procurare loro il bene e la gioia. La comunità cristiana diventa allora testimonianza viva di un “mondo nuovo”. |