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TERZA DOMENICA DI PASQUA Per amore di Gesù non ci si deve spaventare delle difficoltà, ma occorre vivere di servizio. La seconda lettura presenta il canto celeste degli angeli e di tutte le creature, che è la lode dell’Agnello divino immolato e vincitore. L’Apocalisse vuole infondere nei cristiani perseguitati la certezza che la vittoria di Cristo è anche la loro. Anche il Libro degli Atti parla delle prime persecuzioni contro gli Apostoli. Ma essi dicono che occorre scegliere Gesù risorto, obbedire a Lui, e sono lieti di soffrire per Lui. Nel Vangelo, Gesù appare per la terza volta dopo la risurrezione agli Apostoli, fa fare loro la pesca miracolosa, mangia con loro, chiede a Pietro la professione di amore e poi gli dà il compito di pastore, indicandogli come dovrà esercitarlo: servizio fino al limite del martirio. Non si può amare davvero Gesù se non si è capaci di servirLo nei fratelli. La redenzione non è terminata, si compie nel tempo; al di là delle sofferenze di questo mondo e senza dimenticarle o rinnegarle, senza abbandonare la lotta contro di esse, crediamo nella vittoria del Risorto: all’alba di ogni giorno lo vediamo comparire sulle sponde della nostra esistenza; ogni giorno riprendiamo la lotta contro il male nelle sue varie forme, diventando così annunciatori e testimoni di risurrezione. Con gli angeli e coni santi acclamiamo il Padre insieme al suo Cristo; diciamo il nostro Amen alla preghiera di benedizione che costituisce il culto spirituale del nuovo popolo. Mangiando il cibo che il Signore ci offre, rinnoviamo il nostro umile e sincero amore, con la disponibilità a lasciarci condurre dove Lui vorrà. |