Copertina

Sulla soglia
dell'infinito

Sussidi liturgici

SECONDA DOMENICA DI PASQUA

 

I cristiani nella fede vivono effettivamente la risurrezione di Gesù.
 

Gli Atti presentano i miracoli ed i prodigi operati dagli Apostoli: cresce il numero dei credenti, il popolo magnifica i cristiani. E' la gioia dell'espansione del messaggio di Gesù, vivo ed operante in mezzo ai suoi.
Nell'Apocalisse il Cristo risorto appare a Giovanni nella funzione di giudice universale, che sta per dare il suo messaggio alle sette Chiese dell'Asia.
Gesù poi la sera di Pasqua appare agli Apostoli portando loro la pace. Essi sono incaricati di perdonare i peccati degli uomini che con fede si rivolgono a loro.
La fede è talmente importante per Gesù che Egli stesso afferma: "Beati quelli che pur non avendo visto, crederanno".
L'esperienza pasquale si sviluppa e si intensifica nella prima comunità apostolica. Ma anche a noi è chiesto di testimoniare la realtà della risurrezione, di sviluppare quel mondo nuovo inaugurato da Cristo.
Il mondo ci offre un quadro sconcertante di situazioni tragiche. E il cristiano sa che che la radice del dramma deve essere cercata nel profondo dell'uomo, là dove si giocano le sue scelte fondamentali tra egoismo e dono di sè.
La prima e più radicale liberazione è infatti la liberazione dal peccato e Cristo risorto è venuto a garantirci questa possibilità di liberazione.
Pertanto l'uomo nuovo è soltanto l'uomo pasquale, che ha ricevuto da Cristo la sua liberazione, la capacità di dominio di sè in funzione di un sufficiente equilibrio che permetta di esprimersi in modo positivo nel quotidiano.
Solo così, con questa forza che proviene dall'alto, la liberazione non può restare puramente interiore: se è autentica si riversa e investe tutto l'uomo, che diventa strumento della pace del Signore in mezzo ai suoi fratelli.
Benediciamo colui che viene nel nome del Signore a portarci luce e salveza attraverso i molteplici segni che annunciano e attuano la sua presenza. Essi sono la nostra stessa assemblea eucaristica, il sacerdote che la presiede, la parola e il pane che condividiamo.