Copertina

Sulla soglia
dell'infinito

Sussidi liturgici

 

VIA CRUCIS

Quaresima        Settimana Santa

Word

 

Gesù "glorificato"

è bello.

Ma quantunque

Egli sia tale,

pare che lo sia

maggiormente "crocifisso". (P. Pio)

 

"È bello in terra, bello in seno, bello nelle braccia dei genitori; bello nei miracoli; bello nei supplizi; bello nell'invitare alla vita e bello nel non curarsi della morte; bello nell'abbandonare la vita e bello nel riprenderla; bello nella croce, bello nel sepolcro, bello nel cielo. Ascoltate il cantico con intelligenza e la debolezza della carne non distolga i vostri occhi dallo splendore della sua bellezza." 

(Agostino di lppona, VC 24)

 

Nel nome del Padre del Figlio e dello Spirito Santo. 

GUIDA: La bellezza della Trasfigurazione è per la croce.
All'inizio, la visione luminosa di Cristo sul Tabor ci abbaglia: «Egli è il più bello tra i figli dell'uomo».
In questo stupore sovrumano il cuore intuisce di aver trovato tutto quanto l'essere umano può attendere e desiderare: godere del suo segreto splendore, riprodurre qualche raggio della sua luce divina, partecipare pienamente di Lui, delizia dell'universo e gioia di ogni creatura.
Ma nel fulcro della vita cristiana si staglia il mistero della Croce, sempre da contemplare, da adorare e da abbracciare.
La croce al centro: espressione continua della potenza della risurrezione di Cristo dentro le infinite croci della vita, perché risplenda la divina bellezza là dove lo sguardo umano vede solo assurdità, bruttezza e dolore.
Dalla bellezza estetica della Trasfigurazione si è invitati a passare alla "bellezza dell'amore" che si dona in croce. Ed è in nome di questa bellezza che molti fratelli decidono di cambiare la propria vita, di lasciare le proprie certezze e farsi annunciatori dell'Amore che redime; ed è in nome di questa bellezza che molti fratelli donano la propria vita nel sangue per essere testimoni dell'Amore che salva.

1. Chiusa in un dolore atroce eri là sotto la croce,
    dolce Madre di Gesù.

 

PRIMA STAZIONE

Gesù nell'orto degli ulivi

 

Ti adoriamo, o Cristo, e ti benediciamo.
Perché con la tua santa croce hai redento il mondo.

 

Dal Vangelo secondo Marco 14,32‑36

Giunsero a un podere chiamato Getsemani. Gesù prese con sé Pietro, Giacomo e Giovanni e disse loro: "La mia anima è triste fino alla morte. Restate qui e vegliate". Andato un po' innanzi si gettò a terra e pregava: "Abbà, Padre! Tutto è possibile a te, allontana da me questo calice! Però non ciò che io voglio ma ciò che vuoi tu".

Meditazione: «Dimorate qui e vegliate», dice Gesù a Pietro, Giacomo e Giovanni. Sono i tre testimoni prescelti, chiamati per primi a contemplare la sofferenza di Dio per il male del mondo.
Chi rimane qui e veglia, vede il grande mistero: la Passione del suo Signore per lui. L'agonia nell'orto è la finestra sull'io più intimo di Gesù. Le sue stesse parole ci aprono al suo rapporto di Figlio col Padre, proprio nel momento decisivo della sua vita. Nella trasfigurazione il Padre lo chiamò «Figlio»; ora nella trasfigurazione, il Figlio lo chiama. «Abbà, Padre». Là sul Tabor l'umanità di Gesù lasciò trasparire la sua divinità; qui, nell'orto, la divinità lascia trasparire tutta la sua umanità.

Risonanza: il Signore nel momento della prova, del massimo dolore, non si nasconde, non si sottrae allo sguardo dei suoi. "Vi ho chiamati amici". E con gli amici sceglie di vivere la comunione più intima e più profonda che non tiene celati i sentimenti, anche quelli di paura e di angoscia.

Signore mi colpisce questa umanità profonda che non elude la disponibilità a mostrarsi all'altro, ad essere fragile di fronte a lui, e stabilisce un vincolo di fraternità vera. Signore, ancora una volta ci hai insegnato ad essere uomini.

Riflettiamo in silenzio...

Padre nostro..

Gloria.

 

2. Il tuo cuore desolato fu in quell'ora trapassato
    dallo strazio più crudel.

 

SECONDA STAZIONE

Gesù, tradito da Giuda, è arrestato

 

Ti adoriamo, o Cristo, e ti benediciamo.
Perché con la tua santa croce hai redento il mondo.

 

Dal Vangelo secondo Marco 14,43.45‑46

Arrivò Giuda e con lui una folla con spade e bastoni mandata dai sommi sacerdoti, dagli scribi e dagli anziani. Gli si accostò dicendo: "Rabbì" e lo baciò. Essi gli misero addosso le mani e lo arrestarono.

Meditazione: Ciò che sta accadendo è il compimento di ogni promessa di Dio. Quando era libero, dal suo mantello scaturiva la vita; al suo contatto e alla sua parola gli zoppi saltavano, i sordi udivano, i ciechi vedevano e i morti si svegliavano; dalle sue mani fioriva la fragranza del pane. D'ora in poi non fa e non è più nulla: è il niente che gli altri ne fanno. Il dono stretto in pugno, porta su di sé la maledizione del possesso. Ma proprio così adempie ogni scrittura.
Qui finisce l'azione di Gesù e inizia la sua Passione.
A noi che ci impadroniamo, lui risponde rimanendo ciò che è: si dona e si abbandona nelle nostre mani, che fanno di lui quello che vogliono.
Mentre noi lo prendiamo, lui si lascia "comprendere", ossia concepire nella sua essenza di dono assoluto, che non si sottrae davanti a nessun male. Nel Figlio dell'uomo che si consegna nelle nostre mani, il peccato afferra il perdono, le tenebre la luce, la morte la vita.

Risonanza: Giuda: è uno dei dodici amici.
Gesù: è indifeso, non ha armi, non cerca di scappare e attende il suo amico lasciandosi baciare.
Il bacio: uno dei gesti più intimi tra due amici.
Accogliendo quel bacio, Gesù ha detto definitivamente il suo SÌ al Padre, affidandosi una volta per tutte e fidandosi di come Egli porta avanti il suo progetto di salvezza per gli uomini.
Noi dobbiamo continuare ogni giorno a chiedere al Signore di darci la fiducia in Lui e nel suo modo di agire, ricordando sempre che anche Dio ha le mani legate se non c'è da parte nostra il SÌ alla sua proposta di salvezza.
Oggi è chiesta a noi l'adesione e la partecipazione al disegno di salvezza di Dio.

Riflettiamo in silenzio...

Padre nostro

Gloria

 

3. Quanto triste, quanto affranta ti sentivi, o Madre santa
    del Divino Salvator.

 

TERZA STAZIONE

Gesù è condannato dal sinedrio

 

Ti adoriamo, o Cristo, e ti benediciamo.
Perché con la tua santa croce hai redento il mondo.

 

Dal Vangelo secondo Marco 14,55.60‑61.62.64

I capi dei sacerdoti e tutto il sinedrio cercavano una testimonianza contro Gesù per metterlo a morte, ma non la trovavano. Il sommo sacerdote interrogò Gesù dicendo: "Sei tu il Cristo, il Figlio di Dio benedetto!". Gesù rispose: " Io lo sono!". Tutti sentenziarono che era reo di morte.

Meditazione: «Io sono», dice Gesù confermando per la prima volta la sua identità di Cristo e di Figlio di Dio, e proclamandosi Figlio dell'uomo, giudice supremo di tutta la storia.
Il vangelo sfocia in questa sua autotestimonianza, che risolve ogni mistero e sarà causa della sua condanna. Mala sua uccisione sarà il sigillo di autenticità della sua rivelazione. Ai piedi della croce ogni uomo esclamerà col centurione: «Veramente quest'uomo era Figlio di Dio».
Dopo queste parole non dirà più niente. Sentiremo solo la breve risposta a Pilato e il duplice grido in croce.
Ormai un silenzio assoluto di stupore e adorazione avvolge la Parola. Dio non ha nulla più da dire. Qui finisce il «segreto messianico» e ogni segreto; e comincia ogni comprensione di Gesù e di Dio.

Risonanza: Gesù hai sempre testimoniato il Padre, ‑ sei stato Via, Verità e Vita ‑, perciò non avevi bisogno di controbattere poiché tutte le tue opere parlavano da sé.
Lì davanti al sinedrio hai dato compimento al discorso della montagna. Tacendo hai acconsentito al volere di tuo Padre, già lì in quel momento gli dicevi col cuore: "Padre mi abbandono a te, sia fatta la Tua volontà", mentre con la voce affermavi la tua identità, la tua vera essenza.
Gesù, spesso quando sono debole, tiro fuori la mia aggressività per apparire più forte. Quando attestano il falso contro di me, alzo la voce per affermare la mia potenza. A volte controbatto perché la mia vita non parla, non sono un esempio del Padre. Ho bisogno allora di urlare le mie ragioni, ma sento fortemente in me il desiderio di vivere le beatitudini e di abbandonarmi nelle mani del Padre Tuo e mio e di dire anch'io: "Sia fatta la tua volontà".

Riflettiamo in silenzio

Padre nostro.

Gloria

 

4. Con che spasimo piangevi mentre trepida vedevi
     il tuo Figlio nel dolor.

 

QUARTA STAZIONE

Gesù è rinnegato da Pietro

 

Ti adoriamo, o Cristo, e ti benediciamo.
Perché con la tua santa croce hai redento il mondo.

 

Dal Vangelo secondo Luca 22,59‑62

Passata circa un'ora, un altro servo del sommo sacerdote insisteva: "In verità, anche questo era con lui, è anche lui un galileo". Ma Pietro disse: "O uomo, non so quello che dici". E in quell'istante, mentre ancora parlava, un gallo cantò. Allora il Signore, voltatosi, guardò Pietro, e Pietro si ricordò le parole che il Signore gli aveva detto: "Prima che il gallo canti, oggi mi rinnegherai tre volte". E uscito, pianse amaramente.

Meditazione: La nostra attenzione è concentrata su Pietro. Starà con il suo Signore nell'ora della prova? La sua esperienza è normativa per ogni credente che non può e non deve contare sulla propria forza e fedeltà, ma solo sulla forza e fedeltà del suo Signore.
Il racconto è tutto un gioco di occhi fissati su Pietro. Nello sguardo di Gesù egli riconoscerà le due verità complementari che costituiscono il vangelo: il proprio peccato e il suo perdono. Finalmente conosce insieme se stesso e Dio, l'inferno e il paradiso. Morto alla propria identità presunta, troverà quella autentica: l'amore del suo Signore per lui. Il suo pianto sarà il suo battesimo. Gli purificherà il cuore e gli illuminerà gli occhi.

Risonanza: Signore, io ti ho rinnegato.
Penso alle volte che non ho il coraggio nemmeno di ricordare le tue parole. Ti tradisco e mi allontano da te, pensando che non posso più seguirti.
Senza comprendere la fragilità con cui cado nelle trappole dell'egoismo, mi giudico.
Perdonami, Signore, perché ho la pretesa di attribuire quello stesso giudizio a te, solo perché io non so perdonare.
Divento una persona che vive il risentimento verso se stessa, con poco amore per gli altri.
Aiutami Signore ad accogliere tutte le mie fragilità. Fa che, come Pietro, senta il tuo sguardo d amore su di me e riconciliami con la mia debolezza.
Fa che ogni mia caduta sia seguita dalla consapevolezza che ci si può rialzare e si può ricominciare ogni giorno a essere una persona migliore.

Riflettiamo in silenzio

Padre nostro

Gloria

 

5. Se ti fossi stato accanto, forse che non avrei pianto
    o Madonna anch'io con te?

 

QUINTA STAZIONE

Gesù è giudicato da Pilato

 

Ti adoriamo, o Cristo, e ti benediciamo.
Perché con la tua santa croce hai redento il mondo.

 

Dal Vangelo secondo Luca 23,13.20‑25

Le autorità e il popolo urlavano: "Crocifiggilo, crocifiggilo!". Ed egli, per la terza volta disse loro: "Ma che male ha fatto costui? Non ho trovato nulla in lui che meriti la morte. Lo castigherò severamente e poi lo rilascerò". Essi però insistevano a gran voce, chiedendo che venisse crocifisso; e le loro grida crescevano. Pilato allora decise che la loro richiesta fosse esaudita. Rilasciò colui che era stato messo in carcere per sommossa e omicidio, e abbandonò Gesù alla loro volontà.

Meditazione: Il Santo e il Giusto che si fa computare fra i malfattori e uccidere ingiustamente, rivela il mistero stesso di Dio: amore che si fa condannare alla nostra stessa pena per stare con noi. Qui Dio compie un gesto più potente della creazione: strappa dalle fauci della morte la sua creatura perduta. È la notte pasquale, in cui è ucciso il Figlio primogenito e liberato il popolo schiavo.
Barabba è "graziato". Il nome Barabba vuol dire "figlio di nessuno". È la grazia pasquale: il Figlio del Padre prende il posto del figlio di nessuno, il figlio diventa libero e figlio del Padre. Questa grazia, concessa ad ogni uomo, è frutto della sua morte per noi peccatori.

Risonanza: Non capisco il popolo. Provo ad immaginarlo, a immaginare la folla. È fatta di povera gente, affamata, mal vestita. È la stessa gente con cui Gesù parlava, mangiava, la stessa a cui insegnava, la stessa per cui viene accusato di sobillazione. Non capisco il popolo. Sento le voci confuse, rabbiose. Da dove viene tutta quella rabbia?, mi chiedo. Con chi ce l'hanno veramente?
Forse è un meccanismo di difesa, un modo come un altro per provare a liberarsi dell'angoscia, della paura. O forse è solo mediocrità, una incapacità a essere liberi e a riconoscere l'amore. È così difficile? Non capisco la folla, ma, allo stesso tempo, non riesco a prenderne le distanze. Sento che c'è un mistero in questa incapacità, una miseria tutta particolare che ha radici profonde. È anche da questo che Gesù ci salva? Faccio parte anch'io del popolo?

Riflettiamo in silenzio...

Padre nostro

Gloria

 

6. Dopo averti contemplata col tuo Figlio addolorata,
    quanta pena sento in cuor.

 

SESTA STAZIONE

Gesù è flagellato e coronato di spine

 

Ti adoriamo, o Cristo, e ti benediciamo.
Perché con la tua santa croce hai redento il mondo.

 

Dal Vangelo secondo Marco 15,17‑19

I soldati, dopo aver intrecciato una corona di spine, la misero sul capo di Gesù. Cominciarono poi a salutarlo: "Salve, re dei Giudei!". E percuotendogli il capo con una canna, gli sputavano addosso.

Meditazione: "Salve , o re dei Giudei" dicono per scherno a Gesù i soldati. Secondo il cerimoniale di corte per il nuovo re, questa è l'incoronazione, che segue la proclamazione regale. Poi ci sarà il corteo trionfale, che lo condurrà al luogo del giudizio, dove siederà sul trono per esercitare il suo potere.
Gesù ormai non è più chiamato per nome. Oggetto innominato ‑ nefando ineffabile!­ per dodici volte è indicato col pronome "lo", "lui", termine passivo dell'azione altrui. Non è più nessuno, perché è tutti, col nome di tutti i senza nome.

Risonanza: Ciò che mi colpisce, leggendo e rileggendo questo passo, sono i due livelli di violenza inflitta a Gesù. Il primo, fisico: spine e percosse. E il secondo, psicologico: il vestito porpora, la corona, gli sputi e le umiliazioni. I soldati scherniscono Gesù trattandolo come un re, scimmiottando il ruolo dei sudditi. È come se gli dicessero: sei un re povero, senza potere, un perdente, uno che subisce e non decide neanche per se stesso. Del resto, i soldati, così facendo, mostrano ciò che loro concepiscono come potere: la possibilità di sopraffare, di decidere sulla vita di un altro. E Gesù prende tutto su di sé, si carica anche di questo male. Sono due logiche contrapposte: quella della piccolezza, dell'umiltà e dell'amore, e quella della grandezza e della forza.

Mi fa male immaginare questa scena, ancor più perché è reale e racconta un meccanismo che tutti noi viviamo. Quante volte, Signore, con le nostre logiche cieche scavalchiamo l'uomo? Quante volte, investiti di un ruolo di responsabilità, abusiamo (anche solo per superficialità) della nostra posizione?

Riflettiamo in silenzio...

Preghiamo: Padre, Ave, Gloria

 

7. Santa Vergine hai contato tutti i colpi del peccato
    nelle piaghe di Gesù.

 

SETTIMA STAZIONE

Gesù è caricato della croce

 

Ti adoriamo, o Cristo, e ti benediciamo.
Perché con la tua santa croce hai redento il mondo.

 

Dal Vangelo secondo Marco 15,20

Dopo aver schernito Gesù lo spogliarono della porpora e gli misero le sue vesti, poi lo condussero fuori per crocifiggerlo.

Meditazione: La sintesi di tutta la scena è detta: "schernire". Questo scherno o gioco infantile dell'uomo con il suo ideale di regalità è la tragica realtà del suo male che si scarica sul giusto sofferente.
Gesù è Salvatore e Signore perché inizia il gioco opposto, facendosi per amore ultimo e servo di tutti.
Accetto che lui, proprio così, è il mio re? Oppure continuo anch'io a schernirlo, perpetuando il brutto scherzo con i miei ideali di potere e di prestigio?

Risonanza: Gesù viene spogliato dai soldati. Gesù si lascia spogliare e si mostra nelle sue vesti: nella sua essenza di uomo e di Dio. A differenza sua noi cerchiamo sempre abiti diversi. Ci vestiamo di abiti eleganti, ci rivestiamo di titoli, di ruoli, di apparenze.

Signore, insegnaci ad essere noi stessi, senza travestimenti. Insegnaci ad andare incontro all'altro incuranti dell'apparenza; insegnaci ad appassionarci alla storia di ogni uomo che porta in sé il sigillo della tua essenza.

Riflettiamo in silenzio...

Padre Nostro

Gloria

 

8. E vedesti il tuo Figliolo cosi afflitto, così solo,
    dare l'ultimo respir.

 

OTTAVA STAZIONE

Gesù è aiutato dal Cireneo a portare la croce

 

Ti adoriamo, o Cristo, e ti benediciamo.
Perché con la tua santa croce hai redento il mondo.

 

Dal Vangelo secondo Luca 23,26

Mentre conducevano via Gesù, presero un certo Simone di Cirene che veniva dalla campagna e gli misero addosso la croce da portare dietro Gesù.

Meditazione: Simone di Cirene è la persona più estranea al fatto. Di Cirene, in Africa, è lì di passaggio. Viene dai campi e non ha nulla a che fare con quanto è successo. Non sa e non vuole nulla di quanto gli capita. Il caso, con un incidente che determinerà la sua vita, lo vuole protagonista. Mentre al discepolo tocca portare la propria croce, a lui tocca portare la croce altrui, addirittura quella di Cristo! È associato a lui pienamente, anzi lo sostituisce. Il Cireneo è per costrizione ciò che Gesù è per libera scelta.
II Cireneo è costretto ad accogliere il dono più grande che possa essere concesso ad un uomo: essere compagno del Signore nel momento decisivo della salvezza, essere simile a Lui nel momento più alto della sua gloria. I doni di Dio specialmente i maggiori, sono confezionati dal caso, spesso malaugurato. Non sono frutto di volontà di carne. Sottratti alla nostra decisione, sconvolgono i nostri piani; e ce ne lamentiamo. Ma il caso non esiste. Come è pura ignoranza nostra, così è pura grazia di Dio.

Risonanza: Simone di Cirene viene costretto a portare la croce di Gesù. Si trova coinvolto in quella situazione cruenta di violenza e di morte. Egli veniva da lontano e forse era all'oscuro dei fatti; non era in grado di valutare se Gesù fosse colpevole o innocente. Ebbe dalla sorte l'immenso privilegio di aiutare il Giusto, l'Innocente sul cammino del Calvario.
Anche noi rifiutiamo di farci coinvolgere nella varie situazioni di violenza e di disagio di cui spesso sono piene le cronache, anzi cerchiamo di allontanarle il più possibile perché non possano toccarci in alcun modo. Dobbiamo interrogarci: facendoci più vicini, facendoci prossimo avremo anche noi il dono di aiutare il Giusto, l'Innocente?

Riflettiamo in silenzio...

Padre Nostro

Gloria

 

9. Dolce Madre dell'Amore fa’ che il grande tuo dolore
    io lo senta pure in me.

 

NONA STAZIONE

Gesù incontra le donne di Gerusalemme

 

Ti adoriamo, o Cristo, e ti benediciamo.
Perché con la tua santa croce hai redento il mondo.

 

Dal Vangelo secondo Luca 23,27‑28

Lo seguiva una gran folla di popolo e di donne che si battevano il petto e facevano lamenti su di lui. Ma Gesù disse: "Figlie di Gerusalemme, non piangete su di me, ma piangete su voi stesse e sui vostri figli".

Meditazione: Gesù usa l'appello profetico "Figlie di Gerusalemme" (Is. 3,16). A queste donne, che lo piangono, rivela il sentimento profondo che lo accompagna alla croce e spiega il senso della sua morte. Egli non piange su di sé: piange sulla città che non riconosce la visita del suo Signore. Mentre è condotto al patibolo,è dispiaciuto per il male che si fa chi lo crocifigge. Preoccupato non di sé, ma di chi lo rifiuta! Queste parole sono il segno mas­simo della sua misericordia e l'invito definitivo a convertirsi. "Piangete su di voi" significa: "Riconoscete il vostro nel mio male; e, in questo, il mio amore per voi".

Risonanza: Il pianto per i peccati del mondo segna il volto di chi come le donne si commuove. Ma il sentimento ci pietrifica e stiamo lì davanti ad un crocifisso nel pianto mentre il peccato che deve muovere il nostro cuore non è quel legno verde.
Dobbiamo andare oltre, metterci in gioco poiché il mondo vuole che ci facciamo madri dei bambini di strada, che ci facciamo poveri con i poveri, conforto per chi viene violato, comunità per chi è smarrito.

Riflettiamo in silenzio...

Padre Nostro

Gloria

 

10. Fà che il tuo materno affetto per tuo Figlio benedetto
      mi commuova e infiammi il cuor.

 

DECIMA STAZIONE

Gesù è Crocifisso

 

Ti adoriamo, o Cristo, e ti benediciamo.
Perché con la tua santa croce hai redento il mondo.

 

Dal Vangelo secondo Marco 15,24

Lo crocifissero e si divisero le sue vesti, tirando a sorte su di esse quello che ciascuno dovesse prendere.

Meditazione: Siamo al sesto giorno, il giorno in cui Dio fece Adamo, re del creato. Il suo patibolo di schiavo ribelle tocca al Figlio obbediente, nuovo Adamo. Ne fa il suo trono, da dove compie il giudizio di Dio. Adamo dopo il peccato ricoprì la propria nudità con foglie fico. Dio le sostituì con tuniche di pelli, in attesa di dargli le vesti del Figlio, il quale, rimasto nudo, ce le lascia in eredità. Basta toccarne un lembo per essere salvati. La sua nudità ci riveste della gloria di figli.

Risonanza: Gesù viene umiliato ancora, egli si lascia spogliare di tutto; si spoglia anche di se stesso, dei pensieri, delle attese per poter condividere intimamente i pensieri e le attese degli uomini e delle donne di tutti i tempi. Sulla croce, nudo e con le braccia spalancate, ribadisce di essere capace di capire e amare ciò che non mi piace di me, ciò di cui mi vergogno, ciò che mi fa male. Noi non sappiamo fare spazio all'altro, il nostro io, le nostre convinzioni, i pregiudizi non ci rendono capaci di guardare con i giusti occhi gli errori, le mancanze, le incapacità di chi ci è accanto. Non sappiamo capire la fragilità, la debolezza e il dolore che ci sono dietro.

Signore dammi la capacità e il coraggio di spogliarmi delle mie vesti e indossare gli abiti di chi mi sembra così distante da me.

Riflettiamo in silenzio...

Padre nostro

Gloria

 

11. Le ferite che il peccato sul tuo corpo ha provocato
      siano impresse o Madre in me.

 

UNDICESIMA STAZIONE

Gesù promette il suo regno al buon ladrone

 

Ti adoriamo, o Cristo, e ti benediciamo.
Perché con la tua santa croce hai redento il mondo.

 

Dal Vangelo secondo Luca 23,39‑40.42

Uno dei malfattori appesi alla croce insultava Gesù. Ma l'altro lo rimprove­rava: "Neanche tu hai timore di Dio?". E aggiunse: "Gesù ricordati di me, quando entrerai nel tuo regno".

Meditazione: Il ladrone sulla croce è l'unico che chiama Gesù per nome, senza ulteriore specificazione. Ha scoperto l'amico, il cui amore è più forte del peccato e della morte. Gesù è il Nome stesso: "Dio salva".
"Ricordati di me". Egli richiama le parole rivolte a Giuseppe dall'uomo in prigione con lui (Gn 40,13s). È un'invocazione a Dio che attraversa la Bibbia. L'uomo teme di essere dimenticato. In realtà è lui che ha abbando­nato Dio. Ma Dio non può mai abbandonarlo: "Si dimentica forse una donna del suo bambino, così da non commuoversi per il figlio delle sue viscere? Anche se queste donne si dimenticassero, io invece non vi dimenticherò mai!" (Is 49,15). Gesù, il Figlio crocifisso, è il ricordo presso il Padre di ogni figlio perduto. Si è fatto ultimo di tutti, perché nessuno più potesse sentirsi abbandonato e maledetto, neanche morendo in croce da malfattore. Dio è ormai nel punto più lontano da Dio, per essere vicino a tutti.

Risonanza: Spesso, tutto rannicchiato nel mio dolore, ho chiesto il tuo aiuto, anzi, l'ho preteso. L'ho preteso perché tu sei il Dio che tutto può, sei tu che mi hai chiamato alla vita, questa specifica vita con queste specifiche persone, con questo carattere, con questi difetti e questi pregi... e poi, dove sei finito? Sei o non sei il Cristo, e allora perché non mi salvi?
Sì, ti avevo sfigurato, eri diventato il dio dei miei desideri. Un malfattore, invece, ti ha guardato e ti ha riconosciuto: «Neanche tu hai timore di Dio». Ha visto tutta la tua sofferenza, ha toccato tutta la tua umanità, e ti ha chiamato Dio.
Vorrei conoscere anch'io fino in fondo la tua umanità, per amare la mia.

Riflettiamo in silenzio...

Padre Nostro

Gloria

 

12. Del Figliolo tuo trafitto per scontare il mio peccato
      condivido ogni dolor.

 

 

DODICESIMA STAZIONE

Gesù in croce, la madre e il discepolo

 

Ti adoriamo, o Cristo, e ti benediciamo.
Perché con la tua santa croce hai redento il mondo.

 

Dal Vangelo secondo Giovanni 19,26‑27

In quell'ora, Gesù vedendo la madre e lì accanto a lei il discepolo che egli amava, disse alla madre: "Donna, ecco il tuo figlio!". Poi disse al discepolo: "Ecco la tua madre!". E dal quel momento il discepolo la prese con sé nella sua casa.

Meditazione: Volgendosi, alla fine della sua vita terrena, alla Madre e al discepolo che amava, il Messia crocifisso stabilisce relazioni nuove di amore tra Maria e i cristiani.
Le parole di Gesù morente, in realtà, rivelano che il suo primario intento non è quello di affidare la Madre a Giovanni, ma di consegnare il discepolo a Maria, assegnandole una nuova missione materna. L'appellativo "donna", inoltre, usato da Gesù anche nelle nozze di Cana per condurre Maria ad una nuova dimensione del suo essere Madre, mostra quanto le parole del Salvatore non siano frutto di un semplice sentimento di affetto filiale, ma intendano porsi su un piano più alto.
Le parole di Gesù, invece, assumono il loro più autentico significato all'interno della sua missione salvifica. Pronunciate al momento del sacrificio redentore, esse attingono proprio da questa sublime circostanza il loro valore più alto. L'Evangelista, infatti, dopo le espressioni di Gesù alla Madre, riporta un inciso significativo: "Gesù, sapendo che ogni cosa era stata ormai compiuta..." (Gv 19,28), quasi a voler sottolineare che Egli ha portato a termine il suo sacrificio con l'affidare la Madre a Giovanni e, in lui, a tutti gli uomini, dei quali ella diventa Madre nell'opera di salvezza.

Risonanza: Insieme al suo discepolo prediletto Gesù affida a Maria tutta la Chiesa e indica in lei il modello perfetto di vita cristiana per il suo popolo.
Quando ci sentiamo stanchi nella fede, incapaci di offrire il nostro servizio con umiltà al Signore e privi della forza per dire il nostro "sì" alla vita, rivolgiamoci con fiducia alla Vergine Maria per trovare il coraggio di camminare sulle orme tracciate da Cristo.
A lei chiediamo di insegnarci a sapere attendere i tempi scelti dal Signore per compiere il suo progetto sulla nostra vita e a lei rivolgiamolo sguardo nel metterci a disposizione come l'umile "Serva del signore".

Riflettiamo in silenzio...

Padre nostro

Gloria

 

13. Di dolori quale abisso! Madre, presso il Crocifisso
      voglio piangere con te.

 

TREDICESIMA STAZIONE

Gesù muore sulla croce

 

Ti adoriamo, o Cristo, e ti benediciamo.
Perché con la tua santa croce hai redento il mondo.

 

Dal Vangelo secondo Marco 15,34.36‑37

Alle tre Gesù gridò con voce forte: "Dio mio, Dio mio, perché mi hai abban­donato?". Uno corse ad inzuppare d'aceto una spugna e gli dava da bere. Ma Gesù, dando un forte grido, spirò.

Meditazione: Le prime parole del Sal 22, invocazione del Giusto sofferente, sono le ultime parole che risuonano dall'alto della croce. Questo grido è la somma di tutta la disperazione dell'umanità. L'abbandono di Dio è "il" male, lo sprofondare del tutto nell'abisso del nulla.
Ogni nostra distanza dal Padre ora è colmata dalla voce del Figlio che si rivolge a Lui dalle lontananze estreme del caos in cui sì è lasciato cadere per incontrare tutti noi. Questo suo abbandonarsi assoluto a noi che l'abbiamo abbandonato, rivela il mistero stesso di Dio come amore infinito tra Padre e Figlio, aperto a tutti. Infatti non può perdersi così se non chi è infinitamen­te amante e amato.

Risonanza: Nei momenti di difficoltà e di grande sconforto, ci si sente soli e abbandonati, e, proprio quel Dio che fino al giorno prima pensavo vicino, all'improvviso mi sembra lontano, a tal punto da mettere in discussione la mia fede.
Ma è proprio grazie alla fede che quel senso di abbandono diventa un abbraccio con la Croce che mi dà forza per andare avanti, certa che Dio non mi lascia mai e che mai si dimentica di me

Riflettiamo in silenzio...

Padre nostro

Gloria

 

14. Con amor di figlio voglio fare mio il tuo cordoglio,
       rimanere accanto a te.

 

QUATTORDICESIMA STAZIONE

 Gesù è deposto nel sepolcro

 

Ti adoriamo, o Cristo, e ti benediciamo.
Perché con la tua santa croce hai redento il mondo.

 

Dal Vangelo secondo Marco 15,46

Giuseppe d'Arimatea, comprato un lenzuolo, calò il corpo di Gesù giù dalla croce e, avvoltolo nel lenzuolo, lo depose in un sepolcro scavato nella roccia.

Meditazione: Il Signore raccoglie i primi frutti del suo amore tra i più lontani. Se il centurione pagano l'ha giustiziato, Giuseppe fa parte del sinedrio che l'ha giudicato.
Il corpo crocifisso , dato a chi aspetta il Regno, è dono grande e prezioso somma di tutti i doni. Questo corpo è epifania di Dio, martirio di un amore più grande di ogni male e ogni morte.
Un lino avvolge il suo corpo morto. Il giovinetto, fuggendo, lascia nelle mani dei nemici il suo lino. Gesù lo lascerà nel sepolcro. Ciò che si compra e si vende ha attinenza con la morte, e viene sempre lasciato indietro dalla vita. Invece il profumo donato e sprecato rimane. Certamente, dopo due giorni, il corpo del Signore odora ancora dell'amore di Betania.

Risonanza: Finalmente ha fine l'agonia di Gesù. Il corpo viene calato dalla croce e posto nel sepolcro, dove tutto finisce, anche il dolore. Tutto è lasciato indietro, tutto deposto nella tomba dove tutti gli uomini diventano uguali. Ma Gesù ci ha stupiti; è andato oltre, ha conquistato per noi un nuovo inizio in cui tutto può ancora essere, tutto ha speranza, tutto può essere recuperato

Riflettiamo in silenzio...

Padre nostro

Gloria

 

15. O Madonna, o Gesù buono, vi chiediamo il grande dono
      dell'eterna gloria in ciel.

 

QUINDICESIMA STAZIONE

Gesù risorge da morte

 

Ti adoriamo, o Cristo, e ti benediciamo.
Perché con la tua santa croce hai redento il mondo.

 

Dal Vangelo secondo Matteo 28,5‑7

L'angelo disse alle donne: "Non abbiate paura, voi! So che cercate Gesù il crocifisso. Non è qui, è risorto, come aveva detto: venite a vedere il luogo dove era sepolto. Presto, andate a dire ai discepoli: È risuscitato dai morti, e ora vi precede in Galilea; là lo vedrete".

Meditazione: Soltanto chi accoglie nella fede l'annuncio può capire perché la tomba è vuota; chi non ha fede può solo dire che il suo corpo è stato rubato e nascosto altrove. E per chi ha fede e accoglie l'annunzio inizia una vita nuova: farsi portatori dell'annunzio ad altri: "Andate dite ai suoi discepoli...". Bisogna mettersi in cammino! Solo così ci si può incontrare con il Risorto.

Risonanza: Non è la prima volta che nella Bibbia le prime parole che l'angelo del Signore proferisce riguardano la rassicurazione nei confronti della paura.
Non credo che l'invito dell’angelo sia alla temerarietà.
Sembra che nella Sacra Scrittura 365 volte c'è l'invito a non temere, probabilmente una volta al giorno. Forse è l'invito che Dio ci fa ogni mattina sapendo che la paura ci è compagna di vita.
Ma la mattina di Pasqua a prima vista l'invito dell'angelo appare paradossale, perché la paura, esistenzialmente, la leghiamo all'esperienza della morte, e sembra strano che proprio il giorno e nel luogo in cui la morte è sconfitta alberghi la paura.
Allora l'invito dell’angelo riguarda proprio la risurrezione.
Gesù è morto... ho sperimentato quanto amore Dio abbia per me e per ciascun uomo, ma ora che è risorto... può interpellarmi, può chiedermi di seguirlo, mettendo in conto anche la morte perché lui l'ha vinta, sono finite le comodità, le pantofole...

Riflettiamo in silenzio

Padre Nostro

Gloria

 

        Cristo vive! Non piangete: la sua gioia sia con voi!        
        Il Signore dalla tomba vittorioso si rialzò!
        Non cerchiamolo tra i morti: è risorto, è qui tra noi!
        Cristo vive: lieto annuncio! Pace a tutti gli uomini!

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