Copertina

Sulla soglia
dell'infinito

Sussidi liturgici

 

VIA CRUCIS

proposta per la giornata di preghiera e di digiuno
per i missionari martiri
24 marzo 2001

Quaresima        Settimana Santa

 

La Via Crucis di Cristo è una strada che continua nella storia della Chiesa e dei cristiani. Lungo i secoli una folla che nessuno riesce a contare di uomini e di donne, di giovani e anziani, ha portato e sta portando la Croce con il Maestro e per le stesse ragioni del Maestro. Chi vuol essere mio discepolo - ci dice ancora oggi Gesù - rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua (Mc 8,34). Percorrere pertanto la Via della Croce è percorrere la via dell'amore fino al segno supremo dell'amare oltre ogni misura, che ci è stato testimoniato, anche quest'anno, da tanti uomini e donne, preti, suore, laici che in ogni parte del mondo hanno dato la vita per il Vangelo, hanno saputo testimoniare fino alla morte il Signore Gesù.

 

I Stazione

Nell'ultima cena Gesù lava i piedi
ai suoi discepoli

 

Dal Vangelo secondo Giovanni

Prima della festa di Pasqua Gesù, sapendo che era giunta la sua ora di passare da questo mondo al Padre, dopo aver amato i suoi che erano nel mondo, li amò sino alla fine. Mentre cenavano, si alzò da tavola, depose le vesti e, preso un asciugatoio, se lo cinse attorno alla vita. Poi versò dell'acqua nel catino e cominciò a lavare i piedi dei discepoli e ad asciugarli con l'asciugatoio di cui si era cinto. Quando ebbe lavato loro i piedi e riprese le vesti, sedette di nuovo e disse loro: "Sapete ciò che vi ho fatto? Voi mi chiamate Maestro e Signore e dite bene, perché lo sono. Se dunque io, il Signore e Maestro, ho lavato i vostri piedi, anche voi dovete lavarvi i piedi gli uni gli altri".

Meditazione

In una sala al piano superiore di una casa di Gerusalemme Gesù vive la sua ultima sera terrena. Ha ormai nel cuore le parole d'addio destinate a coloro che sono stati con lui fin dalla prima ora, lassù in Galilea. Ma la sua prima parola è silenziosa, affidata a un gesto sorprendente. Lavare i piedi di un altro era, in quei tempi, un atto di tale umiliazione da essere vietato alla dignità di un uomo libero e riservato solo allo schiavo straniero. Il segno, allora, diventa trasparente: è una testimonianza viva d'amore e di servizio per tutta quell'umanità che è dolorante, infelice, agonizzante come lo sarà Cristo tra poche ore. Un gesto senza riserve, falsi pudori, esitazioni che diventerà parola esplicita pochi minuti dopo quando Gesù dirà ai suoi amici che ora lo guardano stupiti: «Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la vita per chi si ama» (Gv 15,13). È questo «l'amore sino alla fine», cioè sino alla pienezza della donazione. E a noi che ascoltiamo Gesù ripete ora con semplicità l'appello rivolto allora ai discepoli, mentre l'oscurità serale scendeva su Gerusalemme: «Se io, il Signore e Maestro, ho lavato i piedi a voi, anche voi dovete lavarvi i piedi gli uni gli altri. Vi ho dato un esempio perché anche voi facciate come io ho fatto a voi».

Preghiera-testimonianza di un giovane tedesco

Signore, sono un giovane fortunato. Davanti a me ho ancora molte opportunità, non mi mancano mezzi, proposte e offerte per un avvenire sicuro e di successo. Eppure tante volte mi sento smarrito e disorientato nel grande mercato del mondo. Qual è il senso della mia vita? Che fare della mia salute? delle mie forze? Io ti prego o Signore, per me e per i giovani come me: aiutaci a costruire la nostra vita guardando a te, facendo come hai fatto tu. Tu che ti sei chinato e hai lavato i piedi dei tuoi discepoli, insegnaci il tuo amore senza limiti; che sia il tuo amore disinteressato, che non cerca il proprio tornaconto, a orientare le nostre scelte nel mondo.

Padre Nostro

 

II Stazione

Nell'ultima cena Gesù
ci dona il sacramento del suo corpo e del suo sangue

 

Dal Vangelo secondo Luca

Quando fu l'ora, prese posto a tavola e gli apostoli con lui, e disse: "Ho desiderato ardentemente di mangiare questa Pasqua con voi, prima della mia passione". Poi, preso un pane, rese grazie, lo spezzò e lo diede loro dicendo: "Questo è il mio corpo che è dato per voi; fate questo in memoria di me". Allo stesso modo dopo aver cenato, prese il calice dicendo: "Questo calice è la nuova alleanza nel mio sangue, che viene versato per voi".

Meditazione

Sulla mensa ci sono i segni semplici della natura, la risposta che la terra offre al lavoro dell'uomo: un pane fatto di tanti chicchi di grano e una coppa colma del "frutto della vite" (Lc 22, 18). Ma quei segni si trasfigurano, quelle realtà così quotidiane si trasformano: il pane, per volere di Gesù, diventa un «corpo dato», cioè offerto, sacrificato per gli altri, fino alla morte; il vino diventa il suo sangue versato in un gesto d'amore: è la «nuova alleanza». Secoli prima, sulla vetta del Sinai, Mosè aveva espresso così il legame «di sangue», l'alleanza appunto, che avrebbe unito il Signore a Israele: «Mosè prese il sangue, ne asperse il popolo dicendo: Ecco il sangue dell'alleanza» (Es 24,8). Ora, però, non è il sangue di una vittima sacrificale ma quello di Gesù crocifisso. L'alleanza è dunque nuova. E qui il pensiero corre al profeta Geremia quando aveva annunziato: «Ecco, verranno giorni - dice il Signore - nei quali con la casa d'Israele e di Giuda io concluderò un'alleanza nuova» (Ger 31,31). L'Eucaristia è la comunione perfetta e piena con l'amore di Dio. Chi vi partecipa condivide il testamento d'amore, di fedeltà e di vita che il Padre ha stipulato nel suo Figlio Gesù per la salvezza del mondo. Cristo dona la sua vita per noi. Ogni suo discepolo è chiamato a donare la vita per lui e per i fratelli. Sull'Eucaristia si radica la forza dei martirio e della carità.

Preghiera-testimonianza di un giovane salvadoregno

Quanto costa la fedeltà alla memoria viva del tuo corpo spezzato e del tuo sangue versato? Avevo cinque anni, quando mia madre mi disse che il vescovo di El Salvador, la mia città, era stato ucciso presso l'altare, mentre celebrava la Messa. O Signore, tu che hai "desiderato ardentemente di mangiare con i tuoi discepoli la Pasqua" e hai chiamato i tuoi discepoli a spendere la loro vita per i fratelli come hai fatto tu, aiutaci a mantenere viva la memoria di tanti testimoni della fede che ti hanno seguito sino alla fine. Insegnaci lo stesso amore per te, per la Chiesa, per i poveri e i piccoli. Ti ringraziamo perché la loro vita ci aiuta a crescere nella fede e nell'amore.

Padre Nostro

 

III Stazione

Gesù nell'orto degli ulivi

 

Dal Vangelo secondo Luca

Gesù, uscito, se ne andò, come al solito, al monte degli Ulivi; anche i discepoli lo seguirono. Giunto sul luogo, disse loro: "Pregate per non entrare in tentazione". Poi si allontanò da loro quasi un tiro di sasso e, inginocchiatosi, pregava: "Padre, se vuoi allontana da me questo calice! Tuttavia non sia fatta la mia, ma la tua volontà". Gli apparve allora un angelo dal cielo a confortarlo. In preda all'angoscia pregava più intensamente; e il suo sudore diventò come gocce di sangue che cadevano a terra.

Meditazione

Ancor oggi gli olivi secolari del Getzemani a Gerusalemme sembrano evocare con lo stormire delle loro fronde quella notte di sofferenza e di preghiera, di tormento e di fedeltà. Gesù, come ogni uomo, di fronte all'incubo della morte è «preso dall'angoscia». La sua è una preghiera drammatica, rivolta al Padre che sembra tacere ed essere distante: «Padre, se vuoi, allontana da me questo calice!». E il calice, nel linguaggio della Bibbia, è l'immagine della sorte che Dio riserva all'uomo. Spesso è una coppa «colma di vino drogato: egli ne versa fino alla feccia» (Salmo 75,9) per colpire "gli empi della terra". È, quindi, un segno oscuro di giudizio per l'ingiusto e di prova per il giusto. In Gesù, in lotta con la prova, noi ritroviamo l'intera umanità: è per questo che Cristo è in agonia sino alla fine dei tempi. In lui scopriamo anche il nostro volto quando è segnato dall'incertezza, dalla sofferenza, dalla desolazione. Ma la sua lotta non approda alla resa disperata: «Non sia fatta la mia, ma la tua volontà». È questa una professione di fedeltà al Padre e al suo misterioso e grandioso disegno, che è più ampio di quanto l'uomo riesca a intuire. È questa la grande preghiera che Gesù stesso aveva insegnato: «Padre nostro che sei nei cieli, ... sia fatta la tua volontà come in cielo così in terra». È la preghiera da ripetere soprattutto nella notte della tentazione e del silenzio di Dio.

Preghiera-testimonianza di un giovane italiano

“Pregate, per non entrare in tentazione!”. Signore non è sempre facile pregare, e non sappiamo sempre cosa domandare. Spesso il mio tempo, il nostro tempo sembra correre troppo veloce, e nel rumore della città sono tante le voci che ci attraggono lontano da te e fanno di noi ascoltatori distratti della tua Parola. Ti prego o Signore, insegnaci a pregare. Tu che semini a piene mani nei nostri cuori il tuo Vangelo di salvezza, aiutaci a riconoscere accanto a noi, in ogni momento, la tua presenza e a renderci disponibili a compiere la tua volontà, soprattutto quando ci sembra difficile e siamo tentati di fuggire. Tienici stretti a te, Gesù!

Padre Nostro

 

IV Stazione

Gesù tradito da Giuda, è arrestato

 

Dal Vangelo secondo Luca

Mentre Gesù ancora parlava, ecco una turba di gente; li precedeva colui che si chiamava Giuda, uno dei Dodici, e si accostò a Gesù per baciarlo. Gesù gli disse: "Giuda, con un bacio tradisci il Figlio dell'uomo?". Allora quelli che erano con lui, vedendo ciò che stava per accadere, dissero: "Signore, dobbiamo colpire con la spada?". E uno di loro colpì il servo del sommo sacerdote e gli staccò l'orecchio destro. Ma Gesù intervenne dicendo: "Lasciate, basta così!". E toccandogli l'orecchio, lo guarì. Poi Gesù disse a coloro che gli erano venuti contro: "Siete usciti con spade e bastoni come contro un brigante? Ogni giorno ero con voi nel tempio e non avete steso le mani contro di me; ma questa è la vostra ora, è l'impero delle tenebre".

 

Meditazione

Nell'oscurità di quella notte e tra gli olivi di quel giardino s'avanza una piccola folla: la guida un discepolo, Giuda. Quel bacio, divenuto nei secoli l'emblema di ogni tradimento, sembra echeggiare le parole amareggiate dell'antico salmista che confessava: «Sei tu, mio compagno, mio amico e confidente; ci legava una dolce amicizia... Più untuosa del burro è la sua bocca, ma nel cuore ha la guerra; più fluide dell'olio le sue parole, ma sono spade sguainate» (Salmo 55,14,21). La lama di una spada brilla anche in quella notte. È un altro discepolo che tenta con la forza di sottrarre Gesù all'arresto. Per certi versi anche questo è un tradimento: si tradisce, infatti, l'autentico messaggio di Cristo, che invitava a porgere l'altra guancia, cioè a imboccare la via non della vendetta ma della non violenza e del perdono. Ed è sconsolata la replica di Gesù: “lasciate, basta così!”. Egli riesce, guarendo l'orecchio mozzato, a ripetere la sua lezione di pace e s'avvia con serenità verso le ore cupe che l'attendono. Gesù, infatti, è consapevole che quella è “l’ora del potere delle tenebre”. Il male celebra i suoi trionfi provvisori nel cuore degli uomini e della storia. Sono i nostri personali tradimenti, le lacerazioni e le violenze che dividono e oppongono uomini e popoli. Ma alla notte succederà l'alba, alla tenebra la luce e la speranza ora non deve morire.

Preghiera-testimonianza di una giovane indonesiana

Sono una giovane indonesiana: il mio paese è un arcipelago di tanti popoli, etnie e religioni. Spesso, Signore, non siamo capaci di vivere insieme. La violenza che ha colpito te in quella notte, continua a ferire tanti uomini e tante donne. C'è ancora ostilità e diffidenza tra gruppi etnici e religiosi. Ma tu ci insegni la via dell'incontro e dell'amicizia. Rendici miti e disponibili ad accogliere e incontrare chi è diverso, anche chi ci è ostile, vincendo ogni violenza con la forza dell'amore e del dialogo. Tu che non hai voluto usare la forza per difendere te stesso, rendici capaci di costruire insieme, in questo nuovo secolo, un futuro di convivenza e di pace. Fa' che tutti, di qualunque gruppo etnico e religioso, possiamo amarci senza giudicarci e riconoscerci come fratelli e sorelle.

Padre Nostro

 

V Stazione

Gesù è rinnegato da Pietro

 

Dal Vangelo secondo Marco

Mentre Pietro era giù nel cortile, venne una serva del sommo sacerdote e, vedendo Pietro che stava a scaldarsi, lo fissò e gli disse: "Anche tu eri con il Nazareno, con Gesù". Ma egli negò: "Non so e non capisco quello che vuoi dire". Uscì quindi fuori dal cortile e il gallo cantò. E la serva, vedendolo, ricominciò a dire ai presenti: "Costui è di quelli". Ma egli negò di nuovo. Dopo un poco i presenti dissero di nuovo a Pietro: "Tu sei certo di quelli, perché sei Galileo". Ma egli cominciò a imprecare e a giurare: "Non conosco quell'uomo che voi dite". Per la seconda volta un gallo cantò. Allora Pietro si ricordò di quella parola che Gesù gli aveva detto: "Prima che il gallo canti due volte, mi rinnegherai per tre volte". E scoppiò in pianto.

Meditazione

Il freddo e l'oscurità della notte sono squarciati dalle fiamme di un braciere, collocato nel cortile del palazzo del sommo sacerdote. I presenti tendono le mani verso quel tepore; i volti sono illuminati. Ed ecco quel riconoscimento che sconvolge Pietro e ne travolge la vita. Gesù, in un'altra notte di Gerusalemme, incontrando Nicodemo, aveva ricordato che «chiunque fa il male, odia la luce e non viene alla luce perché le sue opere non vengano biasimate» (Gv 3,20). Pietro è irradiato da una luce che svela la sua miseria, la sua debolezza, l'egoismo e il timore dell'opinione dominante. La sua testimonianza si spegne subito nella vergogna e nella paura. Poche ore prima aveva proclamato: «Anche se tutti si scandalizzeranno, io no! ... Se anche dovessi morire con te, non ti rinnegherò!» (Mc 14,29.31). Ora egli pronuncia il verbo gelido della negazione e del distacco da Cristo: "Non conosco quest'uomo di cui parlate". Il sipario non cala, però, su questo rifiuto. C'è, infatti, un suono in quella notte: è il canto di un gallo. Uno specie di squillo che lacera l'aria notturna di Gerusalemme, ma soprattutto l'anima di Pietro. E dai suoi occhi scendono le lacrime del pentimento, della purificazione, della speranza perché l'apostolo ricorda le parole che un giorno Gesù aveva pronunziato: «Amate i vostri nemici e pregate per quelli che vi perseguitano (Mt 5,44). Anche lui in quella notte fredda si sente un nemico amato, un persecutore perdonato. Non c'è momento di debolezza nella nostra vita, non c'è negazione della verità nella storia umana che non possa essere riscattato da questo amore.

Preghiera-testimonianza di un giovane spagnolo

O Signore Gesù, anche noi tante volte siamo orgogliosi come Pietro e fiduciosi solo in noi stessi, nella nostra forza e nelle sue esibizioni. In verità, nel segreto del nostro cuore, anche noi, anch'io ho paura di seguirti: il tuo amore sembra esagerato, il tuo coinvolgimento con chi è sofferente troppo impegnativo. Ti prego: nel momento della nostra debolezza facci incontrare il tuo sguardo, come avvenne a Pietro. In quest'anno di grazia, fa' che non ci vergogniamo mai di te. Ricolmaci della tua misericordia, per ritrovare la gioia della liberazione da ogni peccato di orgoglio e presunzione. Guardaci quando siamo lontani e donaci le lacrime del pentimento.

Padre Nostro

 

VI Stazione

Gesù è giudicato da Pilato

 

Dal Vangelo secondo Luca

Pilato, riuniti i sommi sacerdoti, le autorità e il popolo, disse: "Mi avete portato quest'uomo come sobillatore del popolo. Ecco, egli non ha fatto nulla che meriti la morte. Perciò, dopo averlo severamente castigato, lo rilascerò". Ma essi si misero a gridare tutti insieme: "A morte costui! Dacci libero Barabba!". Pilato parlò loro di nuovo, volendo rilasciare Gesù. Ma essi urlavano: "Crocifiggilo, crocifiggilo". Ed egli, per la terza volta disse loro: "Ma che male ha fatto costui? Non ho trovato nulla in lui che meriti la morte. Lo castigherò severamente e poi lo rilascerò". Essi però insistevano a gran voce, chiedendo che venisse crocifisso; e le loro grida crescevano. Pilato allora decise che la loro richiesta fosse eseguita. Rilasciò colui che era stato messo in carcere per sommossa e omicidio e che essi richiedevano, e abbandonò Gesù alla loro volontà.

Meditazione

Entriamo con Cristo in un altro dei palazzi del potere. Due sono i protagonisti di fronte all'imputato Gesù silenzioso. Da un lato, ecco la folla vociante, quasi isterica, dominata e guidata da manovre occulte. Essa è vittima della demagogia e diventa complice di un delitto, con la sua superficialità e la sua incapacità di giudizio. Non per nulla la suo reazione è affidata a slogan urlati e reiterati, all'istinto primitivo e violento che ha fame di vendetta, di vittime, di trionfi brutali. Dall'altro lato c'è invece Pilato, che incarna un potere più raffinato e più aristocratico. Egli vede con chiarezza che in Gesù non c'è «nulla che meriti la morte»: lo ripete due volte, con una consapevolezza che però si ritorce su di lui quando ribadisce, ancora per due volte, che «punirà» Gesù per poi lasciarlo libero. Quella punizione è il primo cedimento all'onda demagogica. Ma, alla fine, pur cosciente di condannare un innocente, Pilato cederà totalmente e «consegnerà Gesù al loro volere». La ragione di Stato, gli interessi da tutelare, gli equilibri politici e altre infamie ammantate di nobili ragioni hanno nella storia allungato all'infinito la fila delle vittime innocenti torturate, umiliate, uccise. Una fila che si distende fino ai nostri giorni con la sua scia di sangue, nella quale c'è anche quello di Cristo che «insultato non rispondeva con insulti, maltrattato non minacciava vendetta, ma si affidava a Colui che giudica con giustizia» (1 Pt 2,23).

Preghiera-testimonianza di un giovane statunitense

Gesù, tu sei stato condannato a morte da una giustizia raffinata ma senza pietà. Ricordati di tutti i condannati a morte che in tante parti del mondo ancora oggi condividono con te il peso di una sentenza inappellabile. E a tutti noi ricorda sempre che non c'è fede senza amore per la vita dell'uomo e della donna. Insegnaci a difenderla sempre.

Padre Nostro

 

VII Stazione

Gesù è flagellato e coronato di spine

 

Dal Vangelo secondo Marco

Allora i soldati condussero Gesù dentro il cortile, cioè nel pretorio, e convocarono tutta la coorte. Lo rivestirono di porpora e, dopo aver intrecciato una corona di spine, gliela misero sul capo. Cominciarono poi a salutarlo: "Salve, re dei Giudei!". E gli percuotevano il capo con una canna, gli sputavano addosso e, piegando le ginocchia, si prostravano a lui. Dopo averlo schernito, lo spogliarono della porpora e gli rimisero le sue vesti, poi lo condussero fuori per crocifiggerlo.

Meditazione

Le porte del palazzo del pretorio, la sede del potere romano, si sono chiuse. Fuori, la folla è in attesa del lugubre corteo col condannato a morte Gesù di Nazareth. Nel cortile di quel palazzo non è sceso, però, il silenzio. Anzi, si consuma un gesto che nei secoli sarà ripetuto in mille forme diverse nell'oscurità delle celle, in aree protette e celate a sguardi indiscreti, in luoghi remoti o posti nel cuore della città. È la tortura del prigioniero. Gesù è umiliato e tormentato dalla truppa di stanza nel pretorio, che con volgarità e arroganza si accanisce sulla vittima, sfogando le proprie frustrazioni. Ma l'evangelista in quella scena di violenza gratuita vede in filigrana un significato segreto. Cristo è sbeffeggiato come un sovrano da burla: in realtà egli è il vero sovrano della storia. E quando, come narra in una celebre pagina il Vangelo di Matteo (25,31-46), egli "verrà nella sua gloria e sederà sul trono della sua gloria e davanti a lui verranno radunati tutti i popoli..., allora il re" si rivolgerà a tutti coloro che - senza paura ed esitazione - sono andati a visitare chi era in carcere, a dar pane agli affamati e acqua agli assetati, a curare i feriti e i sofferenti. E le sue saranno parole di gioia: "Venite, benedetti dal Padre mio, ricevete in eredità il regno preparato per voi fin dalla creazione dei mondo". I torturatori e gli oppressori «se ne andranno al supplizio eterno, i giusti invece alla vita eterna».

Preghiera-testimonianza di un giovane palestinese

Mi hanno detto che sei re, Gesù. Eppure sei spogliato, schernito, ti percuotono e ti sputano addosso. Non hai le armi dei soldati; non hai la forza dell'arroganza; non hai la prepotenza dei grandi. Forse, se sei così spogliato di ogni difesa, è perché risplenda solo la potenza della tua dolcezza, alimentata dalla tua totale fiducia nel Padre, che oggi ha rapito anche i nostri cuori. Aiuta me, che sono nato e vivo nella tua terra, ancora segnata dall'inimicizia, aiuta tutti noi a rivestirci solo della tua forza mite. Aiutaci, o Signore, a mettere le nostre vite a servizio della pace e fa' che non crescano mai nei nostri cuori semi di incomprensione, gesti di discriminazione e rifiuto.

Padre Nostro

 

VIII Stazione

Gesù è aiutato da Simone di Cirene
a portare la croce

 

Dal Vangelo secondo Luca

Mentre lo conducevano via, presero un certo Simone di Cirene che veniva dalla campagna e gli misero addosso la croce da portare dietro a Gesù. Lo seguiva una gran folla di popolo e di donne che si battevano il petto e facevano lamenti su di lui. Ma Gesù, voltandosi verso le donne, disse: "Figlie di Gerusalemme, non piangete su di me, ma piangete su voi stesse e sui vostri figli. Perché se trattano così il legno verde, che ne sarà di quello secco?".

Meditazione

Sulla via che conduce al piccolo colle della crocifissione c'è la folla variopinta d'una città dell'Oriente, ieri come oggi. In quel pomeriggio primaverile s'avanza il condannato Gesù, circondato da un distaccamento militare romano comandato da un centurione. Attorno a lui si stringe la folla curiosa. In essa c'è anche un certo Simone, un ebreo originario di Cirene, in Africa: su di lui il centurione fissa lo sguardo, scegliendolo per sorreggere il braccio della croce che Gesù non è ormai più in grado di portare. Così, senza volerlo e saperlo, Simone diventa un simbolo del discepolo che mette in pratica quelle parole che Gesù un giorno aveva pronunziato: "Se qualcuno vuol venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua" (Mt 16,24). Ma in quella folla che sta ai bordi della via segnata dai passi sanguinanti di Cristo c'è anche un'altra presenza. Un gruppo di donne, forse appartenenti a una confraternita dedicata ad accompagnare i moribondi e le vittime delle esecuzioni capitali, s'accosta a Gesù. Il dialogo che intercorre tra loro e il condannato si trasforma in un appello di Gesù. Un monito che giunge sino a noi: "Non piangete su di me, ma su voi stessi". Il giudizio di Dio incombe sul male che le nostre mani stanno compiendo continuando a crocifiggere Cristo con la violenza, l'odio, le condanne capitali, l'ingiustizia, il disprezzo della vita umana, soprattutto quando è più debole, prima del suo venire alla luce e nel suo naturale avvicinarsi alla morte. «Cercate, invece, il Signore e vivrete!» (Am 5,6).

Preghiera-testimonianza di un giovane filippino

O Signore, davanti a te vogliamo ricordare, facendo nostre le lacrime di tante madri in questo mondo, la vita di innumerevoli piccoli, di bambini che in tanti luoghi vengono caricati di pesi che non meritano. Ti preghiamo per chi, giovanissimo, è costretto a lavorare in condizioni dure e faticose, per chi è sfruttato fin dalla più tenera età. O Gesù, tu che ti sei assunto i carichi di tutti, solleva, anche tramite la nostra solidarietà, la loro piccola umanità e fa' che sempre la vita dei poveri, dei deboli, di tutti, sia accolta, rispettata e amata.

Padre Nostro

 

IX Stazione

Gesù è crocifisso

 

Dal Vangelo secondo Luca

Venivano condotti insieme con lui anche due malfattori per essere giustiziati. Quando giunsero al luogo detto Cranio, là crocifissero lui e i due malfattori, uno a destra e l'altro a sinistra. Gesù diceva: "Padre, perdonali, perché non sanno quello che fanno".

Meditazione

Il piccolo corteo che accompagnava il condannato a morte Gesù è giunto sul colle delle esecuzioni capitali, il Golgota in aramaico "il cranio", posto fuori dalle antiche mura della città santa. Gesù è crocifisso in mezzo a due altri condannati. Mentre le sue mani e i suoi piedi sono trafitti dai chiodi, le sue labbra pronunziano una preghiera che è simile a un soffio e che è rivolta al Padre celeste: "Padre, perdonali!". Quel perdono che aveva insegnato come una delle leggi fondamentali della sua morale, ora Cristo lo rende visibile nella sua vita. È quel perdono senza limiti, concesso fino a «settanta volte sette» (Mt 18,22), che aveva richiesto a Pietro. È quel porgere l'altra guancia, cedere anche il mantello e lasciarsi trascinare per un altro miglio di strada da chi sta infierendo su di te in modo ottuso e violento, perché dal tuo coraggio di rinunciare alla violenza comprenda quanto la sua violenza è cieca e bestiale, e ne sia liberato. "Padre, perdonali!": la voce esile della vittima Gesù pervade i secoli e giunge sino a noi, a una società che preferisce la vendetta, la prevaricazione e il dominio. Sono parole simili a quelle che egli aveva pronunziato su un monte della Galilea davanti ai discepoli che l'ascoltavano: «Se voi perdonerete agli uomini le loro colpe, il Padre vostro celeste perdonerà anche a voi; ma se voi non perdonerete agli uomini, neppure il Padre vostro perdonerà le vostre colpe» (Mt 6,14-15).

Preghiera-testimonianza di un giovane ruandese

Se possono essere perdonati coloro che hanno ucciso il Figlio di Dio, possono essere perdonati tutti. Anche noi, «perdoniamo e chiediamo perdono». Insegnaci a vincere, in noi e negli altri, ogni rancore. Insegnaci a «vincere, con il bene, il male». Che il perdono cresca nei cuori, soprattutto dove l'odio e la violenza hanno lacerato i popoli. Ti preghiamo perché il Vangelo della riconciliazione, che tu crocifisso annunci, converta il cuore di tutti e la violenza non si scateni più tra gli uomini.

Padre Nostro

 

X Stazione

Gesù è deriso e oltraggiato

 

Dal Vangelo di Luca

Il popolo stava a vedere, i capi invece lo schernivano dicendo: "Ha salvato gli altri, salvi se stesso, se è il Cristo di Dio, il suo eletto". Anche i soldati lo schernivano, e gli si accostavano per porgergli dell'aceto, e dicevano: "Se tu sei il re dei Giudei, salva te stesso". C'era anche una scritta sopra il suo capo: Questi è il re dei Giudei.

Meditazione

La croce oggi si leva sulle cime delle chiese; è un segno portato quasi come un'onorificenza, a volte cesellato in un metallo prezioso. Ma in quei giorni, là in quella sperduta provincia dell'impero romano, era un emblema terribile e infame, il supplizio dei ribelli e degli schiavi. È per questo che san Paolo non esitava a riconoscere che Cristo crocifisso era "scandalo per i Giudei e stoltezza per i pagani" (1 Cor 1,23). Gesù precipita nell'umiliazione più amara, divenendo fratello di tutti gli ultimi della terra. Anzi, ormai egli si avvia all'agonia e alla morte; e questo sarà l'apice dell'Incarnazione. Dio infatti, non muore perché egli è eterno; il Figlio di Dio, per essere veramente uomo, deve gustare anche il sapore terribile e oscuro della morte. È così che egli diventa veramente uno di noi, presente con noi anche in quell'estrema battaglia tra vita e morte, in quella lacerazione drammatica che si ripete quasi in ogni ora e minuto sulla faccia della terra. Ma in questo abisso di desolazione brilla una luce che prelude a un'alba. Quella scritta ironica e condannatoria «Questi è il re dei Giudei» contiene in sé una segreta e profonda verità. Gesù entra nell'umiliazione della croce e nel grembo oscuro della morte, non per dissolversi ma per aprire la porta della gloria e della vita. Egli, infatti, è re, come aveva detto a Pilato, ma il suo «regno non è di questo mondo». È il regno della verità «e chiunque è dalla verità ascolta la mia voce» (Gv 18,36-37) ed è pronto a seguire Cristo sulla croce e nella morte, per essere con lui nella luce e nella vita che non si spegne.

Preghiera-testimonianza di un giovane francese

«Salva te stesso». Non lo hanno detto solo a te, Gesù. L'hanno ripetuto anche a me, a noi, in tanti modi, in quella parte ricca dell'Europa in cui sono nato. Come se il benessere fosse sufficiente a riempire il mio cuore e dare senso alla mia vita. Ma tu, Signore, non hai pensato a salvare te stesso, sei venuto a salvare noi, a salvare gli altri, a salvare tutti. Ti preghiamo allora perché, accogliendo il Vangelo come libro della Vita, noi tutti cristiani ci impegniamo a porre rimedio al dramma della miseria, eliminando le intollerabili ineguaglianze sociali ed economiche che segnano il mondo. Perché i Paesi più poveri trovino solidarietà e quelli più ricchi condividano le loro risorse. E salva noi, Signore: insegna a lasciarci salvare dall'egoismo, dall'infelicità dell'amore esclusivo per noi stessi, per ricercare sempre il bene comune e la giustizia.

Padre Nostro

 

XI Stazione

Gesù promette il suo regno al buon ladrone

 

Dal Vangelo secondo Luca

Uno dei malfattori appesi alla croce insultava Gesù: "Non sei tu il Cristo? Salva te stesso e anche noi!". Ma l'altro lo rimproverava: "Neanche tu hai timore di Dio benché condannato alla stessa pena? Noi giustamente, perché riceviamo il giusto per le nostre azioni, egli invece non ha fatto nulla di male". E aggiunse: "Gesù, ricordati di me quando entrerai nel tuo regno". Gli rispose: "In verità ti dico, oggi sarai con me nel paradiso".

Meditazione

Il sangue delle ferite dei tre uomini crocifissi sul colle del Golgota segna coi suoi rivoli il legno delle croci. Gli spasimi dell'agonia stanno per cedere il passo alle ultime reazioni e alle parole estreme. Fra Gesù e uno dei malfattori, forse due ribelli antiromani, scorre un breve dialogo che si riassume tutto in due parole. Da un lato, c'è l'appello: «Ricordati!». È un verbo che nella Bibbia ha una forza particolare, che non corrisponde al nostro pallido ‘ricordo’, ma è un ‘prenditi cura di me’, ‘non abbandonarmi’ tu che sei il solo amico rimasto. È l'invocazione di un legame che unisce e non si spezza. D'altro lato, la risposta di Gesù è in quel vocabolo «paradiso» che letteralmente indica un «giardino» fertile e fiorito. È quel ‘Regno’ che già il condannato aveva evocato e Cristo aveva annunziato nei giorni della sua predicazione pubblica sulla terra. È la meta della speranza, è la pienezza della vita, è l'intimità dell'abbraccio con Dio. Un abbraccio che non sarà più infranto dalla morte o dal peccato. L'estremo gesto di Gesù è, dunque, un atto di amore, di perdono, di liberazione, di salvezza. La croce rivela già in quell'ora la sua forza, il sangue di Cristo svela subito la sua fecondità, il dolore si manifesta come un seme che fa sbocciare la purificazione e la pace. Nient'altro i due si dissero, ma quelle poche parole pronunziate con fatica dalle gole riarse risuonano ancor oggi come eco di una salvezza e di una speranza che vivrà sempre nel cuore di chi crede e ama.

Preghiera-testimonianza di un giovane boliviano

Quanto è grande il tuo amore Signore. Sei crocifisso in mezzo a due ladroni; come uno di loro soffri il dolore dei chiodi, e ingiustamente subisci - unico innocente- una pena infamante. Eppure ‘ricordi’, ti ricordi anche di un condannato che ti supplica, e che per le folle non valeva niente. «Ricordati di me», è anche la mia preghiera, mentre cerco un Padre, un amico, un fratello: è stata la preghiera di giovani ragazzi e ragazze, che solo tu hai esaudito. Ti prego, ridona speranza a chi non è divenuto ancora adulto ed è già ferito dalla vita. Mostraci, con il tuo amore, la bellezza di un Regno dove non ci sono orfani, ma solo fratelli e sorelle che si amano e che sono amati.

Padre Nostro

 

XII Stazione

Gesù in croce, la madre e il discepolo

 

Dal Vangelo secondo Giovanni

Stavano presso la croce di Gesù sua madre, la sorella di sua madre, Maria di Clèofa e Maria di Magdala. Gesù allora, vedendo la madre e lì accanto a lei il discepolo che egli amava, disse alla madre: "Donna, ecco tuo figlio!". Poi disse al discepolo: "Ecco la tua madre!". E da quel momento il discepolo la prese nella sua casa.

Meditazione

Fin da quel lontano giorno in cui il ragazzo dodicenne Gesù le aveva confessato, nel tempio di Gerusalemme, di avere un'altra missione da compiere, Maria aveva cominciato un cammino di distacco da suo Figlio. Egli era tutto consacrato al Padre suo celeste; e Maria l'aveva seguito a distanza, quasi sempre in silenzio percorrendo la via della fede. Ora è giunto il momento del distacco supremo. Nella morte il Figlio l'abbandona ed ella rimane sola. Sola come tante madri che piangono i loro figli uccisi, perduti, offesi, provati; le madri dei martiri e le madri dei poveri. Ma ecco che, nello strazio di quell'ora, una frase scende da quella croce e da quel volto torturato. Uno frase che è molto più di un testamento, è una rivelazione che segna una svolta nella vita di Maria. Essa ritornerà ad essere madre e suoi figli saranno tutti coloro che sono come il ‘discepolo amato’, cioè tutti coloro che seguiranno Cristo nella fede e nell'amore. Maria, allora, non sarà mai sola; anzi diverrà la madre della Chiesa, un popolo immenso di ogni lingua, popolo e stirpe che nei secoli si stringerà con lei attorno alla croce di Cristo. Da quel momento noi tutti camminiamo con Maria lungo la strada della fede; ci troviamo con lei nella casa comune ove aleggia il vento dello Spirito di Dio e irrompe il fuoco del suo amore; ci sediamo alla mensa ove si spezza il pane e si offre il vino dell'Eucaristia; assieme a lei attendiamo che il suo Figlio ritorni per essere tutti insieme con lui per sempre.

Preghiera-testimonianza di un giovane polacco

O Signore, sotto la croce tu ci fai trovare le parole che sono all'origine di una nuova famiglia, dove c'è posto per il giovane e l'anziano, dove gli uomini possono prendersi cura gli uni degli altri. La croce non è la fine ma è l'inizio di una nuova convivenza, in cui ogni età ha il suo posto, la sua missione e tutti sono testimoni della tua speranza. Fa' che, come il più giovane dei tuoi discepoli, sappiamo fare posto nel nostro cuore a Maria, e con lei amare ogni madre anziana e chi è avanti negli anni.

Padre Nostro

 

XIII Stazione

Gesù muore sulla croce

 

Dal Vangelo secondo Marco

Venuto mezzogiorno, si fece buio su tutta la terra, fino alle tre del pomeriggio. Alle tre Gesù gridò con voce forte: Eloì, Eloì, lemà sabactani?, che significa: Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato? Alcuni dei presenti, udito ciò, dicevano: "Ecco, chiamo Elia!". Uno corse a inzuppare di aceto una spugna e, postala su una canna, gli dava da bere, dicendo: "Aspettate, vediamo se viene Elia a toglierlo dalla croce". Ma Gesù, dando un forte grido, spirò. Il velo del tempio si squarciò in due, dall'alto in basso. Allora il centurione che gli stava di fronte, vistolo spirare in quel modo, disse: "Veramente quest'uomo era Figlio di Dio!".

Meditazione

Il sole sfolgorante del pomeriggio orientale sembra all'improvviso spegnersi. Il profeta Amos, annunziando il giudizio divino, aveva dichiarato: "In quel giorno -oracolo dei Signore Dio - farò tramontare il sole a mezzogiorno e oscurerò la terra in pieno giorno"(Am 8, 9). È un'oscurità che si distende sulla storia dell'umanità, sul suo male, sulla sua vergogna. Gesù raggiunge l'abisso, condividendo da fratello innocente la nostra miseria e facendo sgorgare dagli antipodi del male la preghiera al Padre suo e nostro: "Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?". Le parole del salmo sono il canto di questa distanza. Egli ora è veramente sceso in mezzo a noi e dentro di noi. Anzi, con quel forte grido, egli penetra nella morte che è la nostra sorte dolorosa. Ora veramente il Verbo si è fatto carne, debolezza, piantando la tenda in mezzo ai nostri sepolcri. Ma è proprio ora, quando si incarna pienamente, rivelandosi come figlio degli uomini, che si manifesta il suo mistero. È la voce di un pagano a proclamare quella verità di fede che anche oggi noi ripetiamo: «Davvero quest'uomo era Figlio di Dio!». Come griderebbero la stessa verità i pagani di oggi, se potessero vedere nella vita di noi cristiani la stessa totalità di dono di Gesù! Il velo che nel tempio di Sion nascondeva il Santo dei Santi, cioè il Dio misterioso, ora si squarcia. Il velo della carne che celava la divinità ora si apre e in quell'uomo noi tutti contempliamo il Figlio di Dio. È questa la meta del nostro cammino seguendo le orme terrene di Gesù, le sue parole, le sue azioni. Sta già per schiudersi l'alba di Pasqua, il giorno della rivelazione della gloria di "Gesù Cristo, Figlio di Dio" (Mc 1, 1).

Preghiera-testimonianza di un giovane guineano

Gesù, tu sei un uomo straordinario, eppure muori indifeso e abbandonato come i più miseri della terra. Ma Dio è con te e tu lo preghi affidandogli la cosa più preziosa che ti resta, l'ultimo respiro. Aiutaci a sperare anche di fronte al dolore e alla morte, a credere che Dio è grande e misericordioso e non abbandona i suoi figli. Donaci di credere che il tuo corpo crocifisso è come il chicco di grano che genera la vita, è la fonte dell'amore. Fa' che noi uomini e donne del terzo millennio possiamo scoprire ai piedi della tua croce il valore e il senso della nostra esistenza e possiamo confessare che veramente sei Figlio di Dio», il nostro indimenticabile fratello Gesù, il Signore vivente.

Padre Nostro

 

XIV Stazione

Gesù è deposto nel sepolcro

 

Dal Vangelo secondo Luca

Cera un uomo di nome Giuseppe, membro del sinedrio, si presentò a Pilato e chiese il corpo di Gesù. Lo calò dalla croce, lo avvolse in un lenzuolo e lo depose in una tomba scavata nella roccia, nella quale nessuno era stato ancora deposto. Era il giorno della parascève e già splendevano le luci del sabato. Le donne che erano venute con Gesù dalla Galilea seguivano Giuseppe; esse osservarono la tomba e come era stato deposto il corpo di Gesù, poi tornarono indietro e prepararono aromi e oli profumati.

Meditazione

Il corpo crocifisso e martoriato di Gesù, avvolto in un lenzuolo funerario, scivola lentamente dalle mani pietose e amorose di Giuseppe di Arimatèa nel sepolcro scavato nella roccia. Ancora una volta la morte sembra aver celebrato il suo trionfo. Il libro biblico dei Proverbi immaginava che la bocca aperta degli inferi, incarnata dalle tombe, non gridasse mai: ‘Basta!’ né placasse mai la sua fame (Prov 30,15-18). In queste ore di silenzio e di tenebra Cristo ha raggiunto veramente l'umanità che ha i giorni contati e che vede come frontiera la fine della vita. Eppure c'è già in quel crepuscolo un fremito. L'evangelista nota che ‘già splendevano le luci del sabato’ dalle finestre di Gerusalemme. L'attesa degli Ebrei nelle loro case diventa quasi un simbolo dell'attesa di quelle donne e di quel discepolo segreto di Gesù. Un'attesa che, da allora, pervade ogni cuore fedele quando si trova davanti a una tomba o quando sente ramificarsi dentro di sé la mano fredda della malattia e della morte. Dopo quella notte non c'è il nulla o il fluire del tempo cosmico. C'è, invece, un'alba diversa dalle solite. Sono proprio quelle stesse donne, che ora stanno piangendo di fronte a un masso che sigilla il sepolcro di Gesù, che in quel mattino sentiranno l'invito ad aprire gli occhi e a cercare altrove: "Perché cercate tra i morti colui che è vivo? Non è qui, è risorto!" (Lc 24,5). A noi il vento dello Spirito porta oggi l'eco delle parole di Paolo: "La morte è stata inghiottita nella vittoria. Dov'è, o morte, la tua vittoria?... Siano rese grazie a Dio che ci dà la vittoria per mezzo dei Signore nostro Gesù Cristo!" (1 Cor 15,54-57).

Preghiera-testimonianza di un giovane mozambicano

Era l'alba, quando il mio villaggio, nel Nord del Mozambico, è stato sommerso dalle acque. Anch'io, come quelle donne presso la tua tomba, con mestizia cercavo un segno di amore e di consolazione. Le donne al sepolcro, Giuseppe di Arimatea hanno il volto di chi ha condiviso con noi la prova. Non è inutile essere insieme, anche quando tutto sembra perduto. Donami, donaci o Signore, la fede e la speranza. Oggi credo che nell'amore torneranno a ‘splendere le luci del sabato’. Credo che nell'amore possiamo ricominciare a vedere la luce della risurrezione per il mio paese e per l'Africa. Donaci un cuore compassionevole con cui attendere l'alba della risurrezione.

Padre Nostro

 

Al termine della Via Crucis si proclama l'Inno della lettera ai Filippesi (2,5-11) in cui si esprime la fede nel Mistero Pasquale di morte e risurrezione.

 

Cristo Gesù, pur essendo di natura divina,
non considerò un tesoro geloso la sua
uguaglianza con Dio;
ma spogliò se stesso,
assumendo la condizione di servo
e divenendo simile agli uomini;
apparso in forma umana,
umiliò se stesso facendosi obbediente
fino alla morte e alla morte di croce.
Per questo Dio l'ha esaltato
e gli ha dato il nome
che è al di sopra di ogni altro nome;
ogni ginocchio si pieghi nei cieli,
sulla terra e sotto terra;
e ogni lingua proclami che Gesù Cristo
è il Signore,
a gloria di Dio Padre.

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