Copertina

Sulla soglia
dell'infinito

Sussidi liturgici

MERCOLEDÌ DELLE CENERI

CHINANDO IL CAPO


Quaresima

 

La cenere, posta sul capo chino di ogni cristiano credente, nel momento in cui si apre l'ultima grande tappa verso il grande giorno in cui risplenderà la luce del Risorto, richiede una riflessione per essere compresa nel suo giusto valore simbolico e non fermarsi solo ad un annuncio triste e cupo del nostro corpo e del nostro io che si dissolveranno.

Il sacerdote proclama infatti, mentre compie il gesto rituale, alcune parole che dovrebbe incidersi nel cuore ascoltante di ciascuno: "Convertiti e credi al Vangelo". È un annuncio di gioia, di perdono e di profonda certezza quello che scende con i granelli cinerini sul capo. Sono stati, infatti, ottenuti dai rami di ulivo con cui, nella Domenica delle Palme antecedente, abbiamo accompagnato il Signore Gesù nel suo ingresso trionfale e regale in Gerusalemme, prima che iniziassero le terribili giornate in cui volle, per amore, consegnarsi.

L'ulivo è una pianta sempre verde, dotata di straordinario vigore e che può vivere per migliaia di anni. È il simbolo della benedizione, della rigenerazione di Dio, dell'abbondanza, della forza.

Quando Noè stende il braccio e la sua mano libera con uno slancio verso l'alto la colomba, tutti gli abitanti dell'arca ancora non sanno se il flagello del diluvio sia davvero finito. Gli animi trepidano e si dispongono alla volontà di Dio. Nel contesto del ritorno all'arca della colomba, con un ramoscello staccato di fresco dall'albero (questo il significato del termine ebraico), l'ulivo comporta l'idea di pace e di riconciliazione.

La tradizione midrashica narra che il ramoscello d'ulivo proveniva dal Monte degli Ulivi, luogo da cui il Messia raccoglierà i suoi.

Per il cristiano il significato del Monte degli Ulivi è immediatamente percepibile: il luogo dell'adesione di Gesù alla volontà del Padre e a quel piano misterioso che ora Gli si presenta dinanzi in tutta la sua carica di sofferenza e di apparente; sconfitta. I rami di ulivo vengono buttati nel fuoco, ridotti a una manciata di cenere che, però, si rivela portatrice di vita proprio nel suo essere inerte e scura.

La conversione, cui ci invita l'ulivo bruciato, poggia sulla Roccia che è Dio stesso, su di un amore che né il diluvio né la passione e la morte di Gesù hanno intaccato. È un movimento che la persona, ascoltando lo Spirito ma di propria precisa iniziativa, deve innestare nel profondo del cuore e nel tessuto quotidiano del vivere.

Significa spostare il Punto di riferimento dall'io a Colui che lo ha creato, e da questa relazione, da questa attualizzazione del "patto", aprirsi ai fratelli. Solo dopo questo movimento, il ritorno a sé stessi avviene in purezza e trasparenza.

Nessuno nega di volersi convertire, più duro è rispondere all'interrogativo "come" volerlo concretare. La grande tradizione della Chiesa richiama al digiuno, cioè al controllo della nostra oralità, per non soddisfarci al punto tale di diventare ottusi e incapaci di guardare più in là del proprio piatto che deve rendere sazia e pingue solo e soltanto la nostra bocca. Il digiun6 diviene una grande condivisione solidale con coloro che sempre sopportano, per colpa della nostra ingiustizia, i morsi della fame; conosce però anche una dimensione verticale, tesa al Volto di Dio come grido di aiuto e di riconoscimento della nostra miseria.

La Chiesa racchiude nel termine "penitenza" una vasta gamma di scelte, sempre libere e determinate, con cui il cristiano vuole dire a se stesso che è tempo di guardare a Dio e ai fratelli con occhi non distratti, non cupidi, attratti dai beni effimeri.

Di per sé, né digiuno né penitenza, non sono valori propri, acquistano luce solo dalla ragione che li muove, un amore sempre più grande, e dal fine proposto, credere all'Annuncio, alla buona notizia.

Un pugno di cenere può dire tutto questo? Sì, è forse ancora molto di più, se, chinando il capo, si riconosce la grande bontà del Padre che apre un cammino di quaranta giorni da percorrere con lo slancio degli atleti, lo sguardo fisso su di Lui, con nel cuore il desiderio di sostare sul Monte degli Ulivi, vicini a colui che da tutti fu abbandonato. Per diventare quella colomba che porta nel becco l'ulivo e vuole donare a tutti la pace, la giustizia, con un prezzo alto da pagare: diventare cenere, residuo di vita autentica, sprecata, donata senza ritorni a tutti e a chiunque.

Ancora una volta non è né virtù né merito proprio ma dono dell'ascolto della parola.

CRISTIANA DOBNER

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