Copertina

Sulla soglia
dell'infinito

Sussidi liturgici

 

MERCOLEDÌ DELLE CENERI

«Vi supplichiamo in nome di Cristo: lasciatevi riconciliare con Dio»!

Quaresima

 

INDICAZIONI

 

·        Comincia una nuova Quaresima e bisogna dare, innanzitutto, un senso a questo tempo dell’Anno liturgico. Tempo forte, tempo troppe volte accomunato alla tristezza della rinuncia, della penitenza e del sacrificio, esso rischia di generare fin dalle prime battute più una sensazione di rigetto che di adesione convinta ed entusiasta. Bisogna allora dire subito che la Quaresima può essere vissuta in modo ben diverso da quello solitamente evocato: come un dono, come una grazia, come un’occasione per ritrovare il senso, l’armonia, la bellezza della propria esistenza. In una parola: come una primavera.

·        Chi non ha provato il bisogno di riprendere fiato, la necessità di fermarsi per fare il punto, il desiderio di un po’ di solitudine per ritrovare un po’ di pace e di riposo? Chi non ha avvertito la voglia di distendere le vele, di ricaricare le batterie, di prendere un po’ di distanza dalla vita d’ogni giorno per leggere con maggiore lucidità e saggezza quanto stava accadendo? Ora l’Anno liturgico propone ai cristiani questo tempo di quaranta giorni perché ognuno risponda ad un appello interiore e ritrovi un’esistenza abitata nel profondo dalla presenza di Dio, ispirata da un senso, da una direzione, guarita dalle ferite ricevute e provocate, riconciliata con quanti vivono accanto a noi.

·        La Quaresima coincide, e non per caso, con la primavera. E in effetti è una primavera spirituale perché orienta tutte le componenti del nostro essere verso la Luce divina affinché esse fioriscano e portino frutto.

·        Spesso quando si parla di conversione e di pentimento si pensa immediatamente alla vergogna per le colpe commesse, alla confessione umiliante dei propri peccati. Non si tratta di operazioni piacevoli. Ma il termine greco “metánoia”, che esprime il pentimento, suppone anche l’idea di un cambiamento: un cambiamento dello spirito, un modo nuovo di considerare la vita e di viverla. Così molti autori spirituali insistono sull’idea di guardare più verso l’alto che verso il basso. Spingono a considerare non tanto l’insuccesso, il fallimento, ciò che è stato deteriorato o irrimediabilmente rovinato, ma piuttosto ciò che ora è possibile per grazia, perché Dio cambia il nostro cuore e rinnova la nostra volontà. Questo itinerario è stato splendidamente tratteggiato da un mistico sconosciuto del Medioevo: «Non è quello che sei, e neppure quello che sei stato che Dio guarda con i suoi occhi di misericordia, ma ciò che tu hai desiderio di essere». Se si parla di conversione, allora, bisogna intenderla come un volgere il proprio essere verso Dio, verso la Luce. E’ il primo movimento di ogni pentimento: cercare di ricentrare la vita su di Lui e, quindi, entrare in una visione di bellezza e di luminosità.

·        Il cammino quaresimale, che comincia con l’imposizione delle ceneri, è segnato dalla riscoperta di Cristo per realizzare il giusto rapporto con Dio. Le opere buone (elemosina, preghiera, digiuno) sono solo uno strumento per ritrovare una relazione autentica con il Padre. Ciò che conta, a questo punto, non è la pratica, l’adempimento, l’esecuzione, ma quanto lo anima, cioè l’intenzione, la ricerca sincera del volto di Dio. In caso contrario, tutto risulta inutile. Il percorso che viene disegnato ha una sua antica saggezza: coinvolge il corpo per raggiungere il cuore. Non è un percorso cerebrale, fatto di idee, di concetti da apprendere, ma una via che coinvolge l’uomo, tutto l’uomo: intelletto e corpo, cuore e volontà, sensi e sentimenti, pratica ed intenzione.

·        La Liturgia di quest’oggi è segnata dal rito dell’imposizione delle ceneri, che dà il nome al giorno stesso. È opportuno che venga brevemente richiamato quello che esse rappresentano. Le ceneri sono il simbolo eloquente del fallimento, di ciò che è stato bruciato, consumato, distrutto. Le ceneri parlano del nostro peccato, della nostra fragilità, di ciò che ha intaccato e deturpato la nostra vita. Per questo ricevere le ceneri sul capo equivale a riconoscere il male che è in noi, ad esprimere dispiacere, a manifestare il pentimento. Ma le ceneri non sono solo questo. Lungi dall’essere inutili, esse permettono di ottenere un bucato bianco e profumato (la lisciva delle nostre nonne) e sparse nei campi in primavera assicurano alla terra una nuova fecondità.

·        Il rito ci offre, a scelta, due formule: una direttamente tolta dai Vangeli, che richiama alla conversione e alla Buona Notizia da accogliere con un cuore libero, mentre l’altra ci ripropone, in modo sapienziale, la nostra debolezza di creature che si troveranno alle prese con la morte. In un caso come nell’altro, noi siamo invitati a ridiventare lucidi, in modo che il nostro cuore di uomini ritrovi semplicemente il senso della realtà, in noi e attorno a noi.

·        Il Mercoledì delle Ceneri segna, come tutti sanno, l’inizio dell’itinerario quaresimale. Non è una scelta scontata. La celebrazione deve facilitare questo passaggio, soprattutto nel suo esordio, attraverso alcuni accorgimenti. Un momento di silenzio con cui aprire la celebrazione, le ceneri ben visibili in un luogo del presbiterio dove saranno benedette: tutto questo consente un avvio più facile della celebrazione.

·        L’imposizione delle ceneri prende il posto dell’Atto penitenziale. È un gesto impegnativo, da non affrontare come una passeggiata. È un gesto che ci mette davanti a realtà un po’ sgradevoli, ma in sé è portatore di vita. È un gesto collettivo: non impegna solo il singolo individuo, ma tutta l’assemblea.

·        Con il rito dell’imposizione delle ceneri la Quaresima indica l’atteggiamento «penitenziale» che deve contraddistinguere il cammino cristiano verso la Pasqua: questo è il tempo favorevole per operare la «svolta» nella propria vita e «credere» al Vangelo. Non si tratta di una «pratica» devozionistica, per quanto significativa, ma di un deciso «orientamento» esistenziale. I testi della Scrittura proclamati nella Liturgia rappresentano un invito ad una «scelta fondamentale», sulla base della fiducia e della Misericordia di Dio. Al centro della Liturgia della Parola non stanno, infatti, le opere penitenziali del credente, ma l’annuncio dell’Amore di Dio, «che vede nel segreto». Accogliere il Vangelo e convertirsi significa trasformazione interiore, prima e più che esteriore. Preghiera, penitenza e carità saranno frutti autentici di un cuore convertito solo se scaturiranno dal profondo dell’essere e se costituiranno la «verità» del nostro essere, più che del nostro «apparire».

·        Il rito dell’imposizione delle ceneri è un gesto pasquale: l’ulivo è simbolo di Cristo. La cenere che da esso si ottiene può essere considerata come la sua essenza. L’imposizione delle ceneri d’ulivo diventa allora l’augurio ad incorporare sempre di più nella nostra vita quella pasquale del Signore risorto. Per attuare tutto ciò la Parola di Dio e, in modo particolare, il Vangelo di oggi, tracciano il programma da seguire con l’avvertimento a non far opere di fronte agli uomini. Questo atteggiamento ha come esito il fatto che chi così agisce non ha più null’altro da attendersi dopo l’ammirazione umana ottenuta, perché è chi agisce nel segreto che ottiene la ricompensa del Padre. Chi fa il bene di fronte agli uomini li costituisce giudici della propria vita e fa di Dio solo lo strumento per ottenere l’ammirazione umana. L’imposizione delle ceneri deve diventare occasione per riscoprire il peccato che esiste nella storia, riconoscere la sua presenza in noi e confessare questa rottura con Dio davanti alla Chiesa.

·        L’imposizione delle ceneri è strettamente legato a questo giorno: non si può assolutamente fare la 1ª Domenica di Quaresima. Si eviti, inoltre, in tutti i modi di favorirne un’interpretazione magica!

·        Non può sfuggire in questo giorno il recupero del valore del digiuno. Deve essere vissuto come gesto profetico sotto una triplice prospettiva: ascetica: il digiuno, come ricorda il Prefazio indicato per questo giorno, vince le nostre passioni, eleva lo spirito, infonde la forza e dona il premio; profetica: diventa denuncia aperta ad ogni ingiustizia e nel contempo annuncio del dono disinteressato da parte del credente perché solo nell’autenticità di questo gesto ci è dato di sperimentare, come ricorda la preghiera dopo la comunione, «la guarigione del nostro spirito»; simbolica: esprime il bisogno profondo della solidarietà e della carità per sentirci, come ricorda la preghiera sopra le offerte, «liberi dal peccato e per poter così celebrare la Pasqua».

·        All’inizio della Quaresima forse la prima cosa che ci viene in mente è quella di vedere cosa possiamo fare di diverso, di nuovo, per vivere bene questo tempo. Il rischio è di trasformare il tempo «sacro» della Quaresima in tempo «nostro», del nostro impegno, della nostra generosità, dei nostri propositi, mentre è innanzitutto il «tempo di Dio», il tempo del suo primato nella nostra vita; il tempo nel quale siamo invitati a cogliere i segni di Dio e il significato provvidenziale del tempo che si sta svolgendo.

·       Il punto di riferimento è Cristo, il ritorno a Dio avviene attraverso di lui. Una bella icona del Cristo “dallo sguardo penetrante” potrebbe ricordare a tutti il bisogno di ascoltare la sua Parola per contemplare il suo Volto, di invocare da lui la guarigione e la salvezza, di ricevere da lui il Pane che dà la vita.

·       La chiesa sia completamente spoglia: per tutto il tempo di Quaresima, niente fiori! Eccetto presso la custodia della Santissima Eucaristia. L’austerità dell’ornamento, nella configurazione simbolica, esprime visivamente il bisogno di ritorno all’essenziale!

·        Per tutta la Quaresima si omettono il Gloria e l’Alleluia.

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