Copertina

Sulla soglia
dell'infinito

Sussidi liturgici

 

ATTRAVERSO IL DESERTO QUARESIMALE

 

Quaresima

 

 

La frase del titolo, estratta del prefazio V di Quaresima, ci presenta questo tempo di preparazione alla Pasqua come un deserto. Non sarà l'unica volta che quest’immagine apparirà, perché durante queste settimane leggeremo il libro dell'Esodo. I quaranta giorni quaresimali fanno riferimento direttamente ai quarant'anni che il popolo d'Israele ha passato nel deserto prima di entrare alla terra promessa. Tutte le tradizioni liturgiche occidentali iniziano la Quaresima con la lettura delle tentazioni di Gesù nel deserto, dove passò quaranta giorni. E la domenica 5, nel ciclo C, presenta nella prima lettura una profezia di Isaia, nella quale Dio annuncia che farà una strada nel deserto, fiumi nel deserto, offrirà acqua nel deserto, come immagine della nuova creazione pasquale. Inoltre, molti degli autori cristiani dei primi secoli usarono quest'immagine per parlare della Quaresima.

Che cosa è l'esperienza di deserto? Per caso dovremmo tutti ritirarci in un deserto per vivere la Quaresima con più intensità? Il deserto, a livello spirituale, non è un posto geografico speciale. Non stiamo parlando, cioè, del Sahara, dell'Arizona o del Gobi. Piuttosto è un tempo di grazia, di dono del Signore, perché è lui che ci chiama nel deserto: condusse al suo popolo attraverso il deserto per mano di Mosè, e condusse Gesù per mano del suo Spirito. Ed è per mano di questo stesso Spirito che ci conduce ad iniziare il cammino della Quaresima.

Il deserto fisico, geografico, non è, certo, un posto pieno di comodità. Al contrario, chi ci vive deve vincere difficoltà, superare ostacoli. Questo li spinge a lottare per sopravvivere. I primi monaci, attorno al IV secolo, cercarono di riprodurre nella loro vita (ormai urbana e senza persecuzioni), la difficile e piena di ostacoli esperienza dei martiri. Per questo si ritirarono nel deserto. Perché stimolava il combattimento spirituale, il confronto con la propria realtà misera e peccatrice.

Il deserto è, anche, posto di passaggio, di transito. Certo, si pianta la tenda, ma per passare qualche notte, qualche giorno, non risiedere stabilmente. Pertanto, il deserto, si attraversa solo con le cose più indispensabile, con ciò che è realmente necessario. Perché lì tutto è provvisorio.

Il deserto è anche posto d'incontro con Dio. Posto dove Dio si manifesta. Lo fece con Abramo, con Mosé, col popolo dell'Israele, con Elia.

Perciò, la Quaresima, in quanto deserto, può essere vista come un tempo di prova. I quaranta giorni sono immagine dei quarant'anni che il popolo israelita vi trascorse, anni di crisi, di tentazione, nei quali è stata messa alla prova la fedeltà al Dio dell'alleanza, e, pertanto, di purificazione. I quaranta giorni sono ugualmente imitazione di quelli che Cristo vi passò, e nei quali fu tentato. Lo stesso Spirito che condusse il popolo, che condusse Gesù nel deserto, c'invita a celebrare il cammino verso la Pasqua.

La Quaresima, come la vita stessa, non cessa di essere un pellegrinaggio attraverso un luogo provvisorio, prima di arrivare alla casa definitiva, alla Pasqua, che, intesa come situazione di vita, è la nostra terra promessa. Il mattino dopo il sabato, il mattino successivo al settimo giorno della settimana, cioè la domenica, non è solamente, di nuovo, il primo giorno. Verrà il momento in cui sarà l'ottavo giorno, il giorno senza tramonto nel quale saremo arrivati al regno di Dio. Siamo, dunque, pellegrini nel deserto della vita verso la casa del Padre. Specialmente durante la Quaresima.

La comunità cristiana, in questo tempo, è invitata a ritrovarsi con suo Signore, ora che è il tempo "favorevole". Avendo lasciato da parte le cose superflue, noi cristiani possiamo trovarci col Signore specialmente nella lettura della sua parola, alimento dell'uomo (assieme al pane, chiaro). La lettura della Parola di Dio ci porterà, da una parte, a cercare al Signore nella celebrazione dei sacramenti e nella preghiera, e dall'altra, a cercarlo nel servizio agli altri, specialmente ai più svantaggiati.

La Quaresima è il tempo adeguato per proporre alle nostre comunità che tornino a vivere giorno per giorno, nei nostri paesi e città, l'esperienza del deserto, perché la Pasqua sia un ringiovanimento, una nuova creazione, per tutti i cristiani.

JORDI GUÀRDIA

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