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REVISIONE DI VITA ALLA LUCE DELLA PASQUA
Il
Signore Risorto, in questa Pasqua, dovrebbe contagiarci con la sua vita nuova.
Una comunità parrocchiale, una comunità religiosa, una famiglia, il singolo
cristiano dovrebbero far vedere che questa Pasqua non è stata un semplice
anniversario, ma una grazia nuova di Dio che abbiamo accolto nella nostra vita;
che lo Spirito ha resuscitato anche noi.
Pasqua
è dinamismo. Cristo
inaugurò, nella sua Pasqua, una vita dinamica, piena dell'energia dello
Spirito. In lui non c’è più, oramai, né debolezza né morte. Tutto è vita.
Anche
un cristiano (una comunità, una famiglia cristiana) deve essere una persona
dinamica, che aspira a far crescere sempre più la sua vitalità, il suo
entusiasmo per l’evangelizzazione, la ricerca di idee sempre nuove.
Ci
siamo davvero lasciati contagiare dall’energia del Risorto? Si è notato un
impulso interiore che ci muove a migliorare continuamente, superando la
pigrizia, il conformismo e lo scoraggiamento?
Pasqua
è novità. Cristo,
resuscitando dalla morte, fece un passo decisivo verso la Vita Nuova. Tutto in
lui è nuova creazione, primavera, cieli nuovi e terra nuova.
Noi
cristiani siamo invitati ad un continuo rinnovamento della vita, dei nostri
metodi, del nostro lavoro; sempre disposti ad incominciare di nuovo, a passare
dall’uomo vecchio all’uomo nuovo; sempre in atteggiamento di formazione
permanente, senza lasciarci scoraggiare per niente, e senza
"installarci" comodamente nei nostri sistemi ed abitudini.
Quelli
che ci vedono, in questa Pasqua, vedono qualche segno di novità? Vedono in noi
un atteggiamento aperto e creativo nella catechesi, nell'attenzione ai
bisognosi, nelle celebrazioni sacramentali e nella preghiera?
Pasqua
è gioia. Per
un atteggiamento di vita imperniato sulla gioia, Gesù Cristo è il nostro
miglior modello: lui viveva sicuro dell'amore del Padre, sapeva amare le
persone, la natura, la vita, e seguì il suo difficile cammino di Salvatore con
fedeltà e, nello stesso tempo, con serenità e gioia. Gesù,
nell'ultima Cena, chiese al Padre di comunicare ai suoi discepoli la sua gioia,
e, questa, in modo pieno. Un cristiano dovrebbe essere una persona pasquale,
allegra, ottimista, motivo di serenità e di speranza per chi gli sta intorno
(nella sua famiglia, nella parrocchia, nel lavoro). È
veramente così? Sono contenti, quelli che ci circondano, del clima pasquale che
creiamo? Siamo convinti che il Risorto ci comunica la sua vita, che siamo figli
dello stesso Padre e che il suo Spirito continua, vivo, nel mondo e nella
Chiesa? Allora, perché, a volte, abbiamo quella faccia da rassegnati?
Pasqua
è libertà. La
Pasqua fu per gli ebrei la liberazione dalla schiavitù. Per Cristo, la
liberazione dalla morte e la vittoria sul male. Anche
per un cristiano, celebrare la Pasqua, dovrebbe essere un'esperienza di
liberazione, un tempo di crescita nella sua libertà più intima. Un termometro
di vita pasquale è vedere fino a che punto abbiamo assimilato la vittoria di
Cristo contro il peccato e ci stiamo liberando da ogni tipo di manipolazioni.
Posso
dire di me stesso che sono veramente libero, padrone di me stesso e delle mie
passioni, libero nei confronti della verità, senza lasciarmi manipolare da
nessuno? Mi sento liberato dai vari idoli ai quali mi sono potuto attaccare, o
sono schiavo del consumismo, del materialismo, dell'egoismo, del piacere?
Nella
nostra parrocchia, nella nostra comunità religiosa, nella nostra famiglia, si
nota che in questa Pasqua stiamo crescendo in dinamismo, novità, allegria,
libertà?
Una famiglia cristiana, nelle
sette settimane di Pasqua, potrebbe "far crescere il livello" della
sua vita di preghiera. Per esempio, benedicendo la tavola, se non si fa già
durante l'anno; partecipando qualche volta all'Eucaristia infrasettimanale,
oltre che di domenica; leggendo ogni giorno qualcosa di spirituale, almeno il
vangelo del giorno. In Messa Domenicale 6/1999 avevamo offerto un foglietto con
alcuni schemi molto semplici di preghiera dialogata per la famiglia.
J. ALDAZÁBAL |