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LA TEOLOGIA E I SEGNI
Le sette settimane di Pasqua, la cinquantina che con tanta rilevanza appare negli scritti dei Padri della Chiesa, difficilmente nel momento attuale si vive come un’unità festiva. Ci sono motivi di fondo, teologici, come il far prevalere nel nostro cristianesimo motivazioni più vicine al moralismo e all’ascetica che alla gioia della salvezza. Inoltre ci sono altri motivi più concreti, legati alla vita quotidiana e all’organizzazione del calendario, come il termine della scuola, la primavera che invita ad uscire, le prime comunioni, che richiedono un dispendio di energie. Fin qui quanto già sappiamo. Una volta però costatato quanto avviene, potrà essere opportuno ancora una volta cercare stimoli per una rivalutazione. L’IMPORTANZA DELLA TEOLOGIA LITURGICA È importante vedere quale tipo di teologia stiamo trasmettendo e la spiritualità che da essa ne deriva. Perché non si potrà fare molto contro la stanchezza che deriva dal termine della scuola e la voglia che tutti hanno di andare fuori il fine settimana (per cui continuerà a farsi sentire in queste domeniche l’assenza di commentatori che non avvisano, o la difficoltà di eseguire i canti o il calo del numero dei chierichetti. Anche se questo si verifica, se durante il tempo di Quaresima abbiamo aiutato a capire che quello che stiamo facendo è un prepararsi alla Pasqua, e se addirittura in Avvento e Natale diciamo che la nascita di Gesù non è solo un fatto che suscita tenerezza, ma l’inizio di un cammino che culminerà nella sua morte e risurrezione, probabilmente riusciremo a far vivere ai nostri fedeli un’esperienza più autentica del loro cristianesimo. Questa esperienza più profonda forse non porterà ancora a celebrare la Pasqua in un modo così organizzato come la Quaresima, ma penetrerà sicuramente nel cuore dei cristiani, nel profondo della loro atteggiamento di fede, il che non è poco. Inoltre permetterà di cogliere e interiorizzare i segni visibili con i quali arricchiamo le domeniche di Pasqua e una migliore celebrazione delle messe di queste domeniche da parte di coloro che vi partecipano. La Pasqua è il centro della vita cristiana, però, perché questa non rimanga una pura affermazione, è necessario che tutto quello che diciamo e facciamo manifesti l’esperienza che facciamo della salvezza ricevuta da Cristo, riveli uno stile di vita fatto di donazione amorosa, esprima l’azione dello Spirito che supera ogni frontiera. L’IMPORTANZA DEI SEGNI Da tutto quanto è stato detto si vede come la liturgia abbia a disposizione un grande mezzo per farci vivere i misteri cristiani: i segni. E il tempo pasquale deve risaltare proprio per la forza simbolica presente nelle sue celebrazioni. Una forza simbolica che dovrà conservarsi costante per tutti i cinquanta giorni, dalla Veglia pasquale alla domenica Pentecoste e che segnerà la differenza netta con le domeniche successive (la domenica della Trinità tutti gli elementi festivi della Pasqua devono essere scomparsi, in modo che si noti che entriamo nel tempo ordinario). Alcuni segni pasquali concreti possono essere:
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