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Sulla soglia
dell'infinito

Sussidi liturgici

 

Che cosa significa

che la seconda domenica di Pasqua

è ora anche

LA DOMENICA

DELLA DIVINA MISERICORDIA?

Pasqua        Suggerimenti pastorali

 

 

Il Messale Romano, nella sua nuova edizione dell'anno 2002, chiama la seconda domenica di Pasqua "domenica della divina misericordia": che cosa significa questo? Dobbiamo cambiare qualcosa nella liturgia di quel giorno?

I testi biblici e liturgici si riferiscono frequentemente alla misericordia di Dio, ma una devozione esplicita centrata sulla "divina misericordia" ha acquistato importanza solo per gli scritti di santa Faustina Kowalska, che morì nel 1938. Suor Faustina visse per molti anni a Cracovia, la città dove era vescovo Giovanni Paolo II prima di essere nominato Papa. Lui la canonizzò nel 2000. Questa devozione diventò popolare a Cracovia ed è associata a preghiere come "il rosario della misericordia" e ad un'immagine di Cristo con raggi di luce che gli escono dal cuore e con le parole "Gesù, io confido in te" inscritte nell'immagine.

Il Concilio Vaticano ll, pur raccomandando le devozioni popolari, sottolineò anche che dovevano armonizzarsi con la liturgia, che è molto al di sopra dei pii esercizi (SC 13), e che "le altre celebrazioni, a meno che siano veramente di grande importanza, non possono prevalere sulla domenica" (SC 106).

Questo è stato ripreso nel Direttorio sulla pietà popolare e la liturgia, dell'anno 2001: "L'eccellenza della liturgia rispetto ad ogni altra possibile e legittima forma di preghiera cristiana deve trovare accoglienza nella coscienza dei fedeli: se le azioni sacramentali sono necessarie per vivere in Cristo, le forme della pietà popolare appartengono, invece, all'ambito del facoltativo" (n. 11).

La devozione alla divina misericordia è un modo di esprimere il ministero della riconciliazione alla quale si riferisce Gesù, secondo il racconto del pomeriggio di Pasqua secondo Giovanni: "A chi rimetterete i peccati saranno rimessi". Questo vangelo viene letto la seconda domenica di Pasqua, e la sorella Faustina chiese che quel giorno si celebrasse la festa della divina misericordia, richiesta che fecero propria i vescovi della Polonia e che fu concessa dal Papa per quel paese nel 1995. Nel maggio del 2000, l'anno in cui il Papa canonizzò suor Faustina, la celebrazione della "domenica della divina misericordia" venne estese a tutto il rito romano.

La Congregazione per il Culto Divino pubblicò un documento indicando che il titolo della seconda domenica di Pasqua sarà seguito da una designazione addizionale: o domenica della divina "misericordia". Inoltre, nello stesso decreto si annotava che per la celebrazione liturgica di questa domenica "si devono usare sempre i testi liturgici che ci sono nel Messale e nella Liturgia delle Ore". Pertanto, il nome formale di questa domenica è "Seconda domenica di Pasqua". In altre parole, in questo giorno ottavo di Pasqua continuiamo a celebrare la resurrezione del Signore e non dobbiamo cambiare i suoi testi liturgici. In pratica questo giorno ha solo ricevuto un nome secondario, quello della "divina misericordia", mettendo così in risalto uno dei temi del vangelo di questo giorno, quello del perdono dei peccati.

È importante notare l'equilibrio che ha in sé questo decreto del Vaticano. Il titolo "della divina misericordia" è un nome aggiunto e non deve oscurare il fatto che questo giorno è una continuazione della celebrazione della Pasqua. Paolo VI, nella Marialis Cultus, ha scritto che le devozioni popolari devono armonizzarsi, e non mescolarsi, con la celebrazione liturgica. E il Direttorio sulla pietà popolare stabilisce chiaramente che non si possono mescolare le formule proprie degli esercizi di pietà con le azioni liturgiche... va salvaguardata la precedenza della domenica"... (n. 13). Il decreto su questa domenica cerca di armonizzare la devozione a Cristo all’interno del tempo liturgico, senza sminuire l'importanza fondamentale della Pasqua.

Per rispondere alla domanda iniziale, secondo questo decreto della Congregazione per il Culto Divino, non vanno aggiunti altri testi particolari a quelli che si trovano già nel Messale romano per la seconda domenica di Pasqua. Non c’è nemmeno bisogno di procurarsi quell'immagine di Cristo o di intronizzarla se si ha già. Quella domenica è innanzitutto la continuazione della festa della resurrezione di Cristo. Per sottolineare che stiamo ancora celebrando la Pasqua, la celebrazione dovrà finire col congedo pasquale, includendo il doppio alleluia, come è comandato nel Messale.

D. C. SMOLARSKI

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