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Sulla soglia
dell'infinito

Sussidi liturgici

 

IL VANGELO DI MARCO (10)

[Indice]

 

«SI RACCONTERÀ

CIÒ CHE ELLA HA FATTO...»

 

Mentre tutto sembra smentire la via di Gesù, ecco un donna comprendere il senso della sua vicenda

a cura di ARCANGELO BAGNI

 

Il testo che esaminiamo è davvero provocante (Marco 14, 3-9). Gesù si trova in casa di Simone il lebbroso. La narrazione non si sofferma su alcun particolare. Gesù è adagiato a tavola con i commensali. La donna arriva. Ella, dunque, non fa parte della casa di Simone e di lei nulla il testo dice circa l'identità. Porta con sé un vasetto di profumo di molto valore. Spezzatolo, versa tutto il profumo sul capo di Gesù. Notiamo: è la donna che prende l'iniziativa di ungere Gesù. Sembra che i gesti normali siano capovolti: Gesù è destinatario di un'azione altrui.

L'evangelista precisa che si tratta d’olio profumato di nardo genuino. Al gesto della donna segue la risposta di alcuni che esprimono sdegno. La protesta di questi ultimi non viene modificata né di essa viene rimarcata la sconvenienza. Marco sottolinea la durata e l'insistenza con cui alcune persone - che condividono la mensa di Gesù - commentano l'azione della donna ritenuta riprovevole. Dicendo «erano indignati» l'evangelista annota che essi hanno fatto sentire alla donna lo sdegno che provano per il suo gesto. Inoltre, l'uso dell'imperfetto sottolinea la derrata e l'intensità degli stati e delle espressioni d'emozione («erano indignati», v. 5). Il riferimento al costo dell'olio (equivalente allo stipendio annuale di un salariato, circa) accentua la misura dello spreco e la motivazione della reazione di alcuni dei presenti.

Si sarebbe potuto vendere l'olio -affermano- e dare il ricavato ai poveri: l'elemosina era un obbligo sacro, specie nel periodo pasquale. Quanti contestano non comprendono il gesto della donna, di una donna che gratuitamente offre un valore enorme. Quelli che negano il valore al gesto della donna (dare moltissimo, cioè tutto, gratuitamente) svelano di non comprendere né Gesù né la logica che guida la sua vita, né il senso della sua morte. Per loro il dare gratuitamente è solo una perdita, uno spreco.

«HA COMPIUTO UN'OPERA BUONA...».

Gesù prende la parola per difendere la donna. Innanzi tutto, egli contraddice il giudizio di chi la critica: con la sua azione, la donna ha compiuto «un'opera buona» (v.6). Gesù non nega affatto l'esigenza e l'urgenza di aiutare gli altri; egli, infatti, richiamandosi a Dt 15, 11, afferma: «i poveri li avete sempre con coi e, quando volete, potete fare loro del bene». I poveri saranno sempre presenti nella storia e la venerazione, l'attenzione generosa per Gesù non potranno certamente impedire di aiutarli! Occorre sempre aiutare il povero che è vicino, che fa parte della comunità, prima di aiutare i poveri che sono lontani.

Ora la prospettiva riguarda Gesù e il suo cammino verso la croce. La donna non ha fatto un'elemosina, ma qualcosa di più profondo: ha compreso che Gesù è destinato a morire e gli ha fatto il dono prezioso. E' in questa prospettiva che si muovono le parole di Gesù: «Ella ha anticipato l'unzione del mio corpo per la sepoltura» (v. 8). La donna ha compreso il tempo imminente, la prospettiva ormai prossima, quando lo sposo sarà tolto.

La donna anonima -diversamente dai presenti- ha colto il tempo e compie un gesto di generosità verso Gesù, colui che è prossimo alla croce, il «più povero dei poveri»: «essa ha fatto ciò che era in suo potere». Queste parole richiamano la lode per una donna -pure ella senza nome- la vedova che aveva posto tutto quello che aveva nel tesoro del tempio (14, 8 e 12, 44).

In quel contesto, Gesù aveva messo a confronto l'impegno totale della donna con la pietà senz'anima dei ricchi (12, 4144): solo la vedova è vera discepola perché ha dato tutta se stessa.

 

QUELL’UNZIONE CHE LE DONNE NON POTRANNO FARE
AL MOMENTO DELLA SEPOLTURA

UN GESTO CHE ANTICIPA LA PASSIONE E LA RISURREZIONE

Ancora una volta Gesù invita ad andare in profondità: «ella -afferma- ha unto in anticipo il mio corpo per la sepoltura». Il gesto della donna dice riferimento alla passione imminente. Così la prospettiva si amplia: dalla disputa sul buon uso dell'unguento alla prospettiva della morte.

Quell'unzione di Gesù che le donne non potranno fare la sera del venerdì perché era la "preparazione" e che non avverrà neanche la mattina del primo giorno della settimana perché Gesù sarà risorto, ella l'ha anticipata ora. Essa dunque pone un segno profetico. Gesù non ha così fallito del tutto con i suoi discepoli: almeno questa donna, profetessa messianica, lo ha compreso, offrendogli il suo aiuto proprio mentre egli è in cammino verso la croce, luogo di scandalo e dispersione.

Le parole finali di Gesù (v 9) attestano che la capacità della donna di comprendere che la morte di Gesù è vicina e la sua risposta piena di gentilezza e totale generosità, definiscono per Marco il discepolo autentico. Le donne che stanno ritte ai piedi della croce (15, 40-41) sono descritte dall'evangelista in modo simile: erano venute con Gesù dalla Galilea fino alla croce e «lo servivano». Il verbo usato (servire) non indica soltanto i servizi domestici prestati a Gesù; è anche un termine tecnico per indicare il ministero cristiano nel mondo.

Gesù stesso è il servo che dà la vita per molti. Qui il senso universale della missione è posto in termini ancora più incisivi: «in tutto il mondo» (v. 9). Dovunque arriverà il vangelo, sarà raccontato di questa donna anonima, perché questa storia appartiene al vangelo, alla «buona notizia» della morte liberatrice di Gesù e della chiamata a rispondervi. E Marco ci dice anche che cosa caratterizza la «lieta notizia»: essa dice riferimento a: predicare, narrare/raccontare, memoria (v 9).

Così, mentre l'opposizione (14, 1-2) e il tradimento si fanno sempre più incalzanti (14, 10-12), Marco presenta un altro esempio di discepolo autentico. Solo una donna, a cui la tradizione nemmeno ha dato il nome -per di più una creatura di secondo piano nella cultura patriarcale di allora- diventa modello. Ella si colloca accanto ad altri esempi altrettanto provocatori: Levi (2,14), l'indemoniato di Gerasa (5,1-20), la sirofenicia (7, 24-30), Bartimeo (10, 46-52), la vedova (12, 41-44), il centurione (15, 39), Giuseppe d'Arimatea (15, 42-47).

DUE ORIZZONTI

Come poter esprimere in modo più chiaro la distanza, nel modo di pensare, tra gli invitati e questa donna, tra i commensali e Gesù? Eccolo allora Gesù prendere la parola per difendere la donna ed esprimere la portata del suo gesto incompreso. Mentre Gesù è a tavola, la donna giunge con un vasetto d’alabastro genuino di gran valore; ella spezza questo vasetto per versare tutto il profumo sulla testa di Gesù. Con una parola il gesto è mirabilmente descritto e con un'annotazione propria di Marco («spezzò il vasetto di gran valore») si presta ad una duplice lettura. La prima: la donna versa tutto il contenuto del vasetto sulla testa di Gesù: un gesto di rispetto reso ad un invitato importante (Sal 23, 5; 133, 1 ss; Qo 9,8) che veniva fatto piuttosto prima del pasto; è soprattutto un gesto eccessivo per l'abbondanza stessa dell'unzione. La seconda: questo gesto d’affetto e d’amore, che va fino alla fine, che nello spezzarsi dona tutto, evoca in filigrana la morte di Gesù che ci ha amati in sovrabbondanza, fino alla croce: lo spezzarsi del vaso d’alabastro evoca lo spezzarsi della vita di Gesù stesso (cioè il darsi totalmente), la cui morte è imminente.

GESÙ E LA DONNA

Con il suo intervento, Gesù attua tre spostamenti di senso. Il primo: la sottolineatura «lasciatela» e il contrasto tra «poveri/sempre» e «me/non sempre» fa sì che Gesù rifiuti il discorso fatto da alcuni e oppone la permanente presenza dei poveri alla sua imminente partenza. Ciò non significa, ovviamente, che Gesù si disinteressi dei poveri, né che egli consideri la povertà come una fatalità. Il richiamo fatto da Gesù alla Legge (Dt 15, 11) attesta che questo comandamento è e sarà sempre valido. Occorre piuttosto percepire il contrasto tra questa presenza permanente dei poveri e la situazione concreta di Gesù: il «sempre» degli uni è opposto al «non sempre» dell'altro. La tradizione comune ha conservato queste parole come un annuncio-profezia di Gesù sulla sua morte imminente. Se i commensali fanno riferimento ai poveri in generale, la donna di Betania pone un gesto concreto verso Gesù che è il povero per eccellenza, nella sua passione e nella sua morte. Ella, e solo ella, ha percepito ciò e per questo di lei è detto che ha fatto «un'opera buona».

Il secondo: l'unzione di festa, come segno d’onore e d’affetto, diventa un'unzione funebre fatta in anticipo, come precisa Marco (v. 8). Il racconto non ci dice espressamente l'intenzione della donna; è Gesù che parla di sepoltura, dopo avere evocato la sua morte imminente («non sempre con voi»). Ora, questa donna ha fatto ciò che poteva fare ungendo in anticipo il corpo. Essa, in anticipo, ha posto il gesto funebre. Il terzo: un gesto locale e particolare (un'unzione in una casa di Betania) deve essere raccontato nel mondo intero (v. 9). Ciò sta a dire che questa donna ha compreso più profondamente degli altri il senso degli avvenimenti. Occorrerà fare memoria del suo gesto di unzione, sempre e ovunque. Gesù aggiunge anche «in sua memoria»: il che si realizza già nel fatto che il vangelo di Marco richiama questo episodio all'inizio del suo racconto della passione.

APPROFONDIMENTO

IL VOLTO DEL VERO MESSIA

Nel gesto della donna di Betania occorre riconoscere un gesto di alta profezia; la donna anonima ha veramente raggiunto Gesù, il quale ha compreso ciò che essa, senza parola, voleva esprimere. Ella ha visto in Gesù il vero povero, mentre è alla vigilia della sua passione e della sua morte. Senza alcun calcolo -il valore del profumo era davvero notevole- ella lo ha donato tutto a Gesù. Versandolo sulla sua testa, ella ha fatto su Gesù un'unzione che evoca le unzioni regali e messianiche (1 Sam 9, 16; 10, 1; Sal 45, 8). Questo gesto, nella sua semplice loquacità, è apparso a Gesù come in riconoscimento -fatto in anticipo- del valore unico e totale della sua morte. La donna spezza il suo flacone e dona tutto il suo contenuto a Gesù; Gesù ammira il suo gesto e, a sua volta, donerà tutto se stesso sulla croce. Gesù è sì il Messia; ma un messia crocifisso. Tre rilievi per concludere la nostra lettura. Innanzitutto, c'è modo e modo di pensare e leggere la storia di Gesù. Stando al nostro testo, Gesù è certamente il Messia: ma è un messia crocifisso. Poi, la totalità del dono della donna. Totalità che è desumibile dal consistente costo del profumo. Nel rapportarsi a Gesù, non sono in gioco tanto delle cose da fare o da non fare, è in gioco una logica di vita: o la via del possesso o la via del dono. Infine, Marco ci ha detto quale è il nocciolo dell'annuncio evangelico: predicare, narrare/raccontare, memoria.

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