Copertina

Sulla soglia
dell'infinito

Sussidi liturgici

 

IL VANGELO DI MARCO (8)

[Indice]

 

«RATTRISTATO SE NE ANDÒ...»

Un incontro, una domanda, un dialogo e una proposta (cf Mc 10,17-22j. Tutto termina con il rifiuto di seguire Gesù. Perché? Le parole con le quali Gesù invita a seguirlo rivelano tutta l'originalità della proposta evangelica, che non può essere ridotta a un insieme di precetti da osservare e, ancor meno, a una codificazione di ciò che o permesso o proibito, intesi anche nella più nobile accezione

a cura di ARCANGELO BAGNI

 

Il testo è talmente noto che corriamo il rischio di leggerlo sapendo già tutto. Il rischio è sempre quello di leggersi nel testo e non di leggere il testo. Conviene, allora, problematizzare la nostra lettura. Alcune provocazioni. Con quali finalità l'uomo ricco interpella Gesù? Che cosa si attende da lui? Perché Gesù rimanda ai comandamenti? A quali in modo particolare? Che cosa spinge Gesù a proporre all'uomo ricco di vendere tutto e di seguirlo? Che cosa "lascia" l'uomo ricco se accetta l'invito di Gesù e che cosa "trova"? Quali possono essere le parole-chiave che caratterizzano la risposta di Gesù?

Verifichiamo chi sono i personaggi, cosa fanno e cosa dicono e constatiamo come il racconto si svolge. Collochiamo il testo nel contesto più ampio di Mc 8,27-10,52: quale significato assume il "seguire" Gesù?

Soffermiamoci sulla struttura del testo. Abbiamo due dialoghi. Nel primo (vv. 17-20) un uomo si mette sulla strada di Gesù e gli pone una domanda impegnativa (17a); la domanda è introdotta da una considerazione ("Maestro buono.. 17b); la risposta di Gesù: prima discute la considerazione fatta dall'interlocutore (v 18), quindi risponde alla domanda avanzata (v 19); la reazione dell'interlocutore: la risposta di Gesù non gli insegna nulla di nuovo e sembra dargli ragione (v20). Così la domanda dell'uomo ha trovato una risposta e i due interlocutori potrebbero terminare il loro dialogo. Nel secondo dialogo (vv. 21-22): Gesù riapre il discorso (approva il suo interlocutore e gli fa una proposta precisa (v 21); l'uomo interpellato risponde rifiutano la proposta di Gesù (v 22).

I PERSONAGGI
E LO SVOLGERSI DEL RACCONTO

Due i personaggi: un tale e Gesù. Brevemente. Un tale: non sappiamo chi sia; corre verso Gesù gettandosi in ginocchio; pone una domanda a Gesù; afferma di avere rispettato i comandamenti richiamati fin dalla sua giovinezza; si allontana dopo aver sentito la proposta di Gesù (la causa del rifiuto: aveva molti beni). Abbiamo, poi, Gesù: è in cammino; si ferma per ascoltare "un tale"; viene chiamato "Maestro buono"; rimanda a Dio (v.18); guarda all'interlocutore con amore (v21); invita l'interlocutore a vendere quello che ha e a darlo ai poveri; quindi l'invito a seguirlo.

Interessante è seguire lo svolgersi del racconto e cogliere le trasformazioni. All'inizio, un tale corre verso Gesù; alla fine, se ne allontana; un tale prende l'iniziativa e interroga il Maestro per sapere che cosa deve fare. Ma, avuta la risposta, tace. La sua domanda si scontra con una risposta non attesa. Gesù, prima si ferma; poi, lo scolta; infine, gli risponde con un duplice comando: il punto culminante della narrazione è l'invito a seguirlo.

Notiamo inoltre un'opposizione significativa: da una parte il voler-avere dell'uomo (avere in eredità) e il volere-non avere niente proposto da Gesù (vai... vendi quello che hai, dallo ai poveri...). Così per "avere" un "tesoro nei cieli" bisogna iniziare a "vendere" i propri tesori qui in terra (si confrontino, in questa prospettiva: Mc 1,16-20; 10,17-22; 10,46-52).

 

DIALOGO TRA GESÙ E L'UOMO RICCO

LA TRISTEZZA RIVELA CHE È STATO COLPITO NEL VIVO...

 

Il primo dialogo (vv.17-20).

Mentre Gesù si mette "per strada" (v 17), ecco "un tale" gli corre vicino e, inginocchiatosi, gli pone una domanda. Non chiede né soldi, né salute, né la vita. Tutto quello che domanda è che Gesù risponda a un suo interrogativo: "Maestro buono, che devo fare per ereditare la vita eterna?". Notiamo come non chieda: « "Che cosa si deve fare?...; "che cosa l'uomo deve fare ?...»; chiede invece: «che devo fare...?». Quest'uomo non è dunque un mediocre, ma uno che dà la giusta importanza alla propria vita. Non cerca semplicemente un proprio vantaggio, né si accontenta di gioire delle proprie ricchezze o di discutere accademicamente di problemi etici. Il suo interrogativo è serio e radicale: come vivere affinché la propria vita sia realizzata non solamente davanti agli occhi degli uomini ma anche -e soprattutto- di fronte a Dio? La domanda dell'interlocutore rivela anche l'autorevolezza di cui gode Gesù, ritenuto competente per dare un consiglio decisivo in questo campo. Dunque, l'interlocutore è già sulla via giusta: ha ricevuto una buona educazione che non rinnega; anzi, ha sottomesso tutta la sua vita ai comandamenti di Dio. Potremmo -ad una prima lettura- stupirci di vederlo ancora in ricerca con tanta perseveranza.

Gesù sembra non rispondere subito alla domanda. Dapprima richiama il primato di Dio: "Nessuno è buono se non uno, Dio". Gesù rifiuta di apparire come un'autorità a fianco o al di sopra di Dio. Egli non ha alcun segreto o insegnamento personale straordinario da dare. Dio -sembra dire Gesù- è buono e indica la strada della vita: i comandamenti. Gesù riprende poi la domanda dell'interlocutore, senza nascondere che la sua risposta non apporterà nulla di nuovo: "Tu conosci i comandamenti di Dio". Gesù gli ricorda i punti essenziali del Decalogo (Es 20,12-16; Dt 5,16-20) ai quali è aggiunto "non frodare" (Mc 10,19) secondo la linea generale delle prescrizioni concernenti il prossimo (cf Lv 19,11; Dt 23,16; 25,4).

Quale impatto ha avuto sull'interlocutore la risposta di Gesù? Apparentemente egli si dimostra sollevato. La soddisfazione dell'interlocutore è percepibile nelle sue parole: "Maestro, ho osservato tutte queste cose dalla mia fanciullezza". Il suo interrogativo ha trovato una risposta. Può dunque congedarsi da Gesù, e il racconto potrebbe terminare qui.

Il secondo dialogo (vv21-22).

Ma Gesù "riapre il discorso". Egli vede quest'uomo con un occhio nuovo e gli propone di diventare uno dei suoi discepoli: "Ti manca una cosa: va', vendi quanto hai, dallo ai poveri, e avrai un tesoro nel cielo, poi vieni qui, seguimi" (v22). L'uomo è rimesso in discussione perché chiamato ad abbandonare tutto ciò che dà sicurezza e scegliere una vita nella quale l'unico cosa certa è l'essere al seguito di Gesù: un passo che coinvolge tutto l'uomo e un'elezione che -allo stesso tempo- dona mentre esige.

Che l'uomo ricco rifiuti la proposta di Gesù non ha nulla di sorprendente. Ciascuno può comprendere come l'uomo non arrivi a decidersi a vendere tutto per seguire Gesù. Ma la tristezza dell'uomo che si allontana non è un segno di ribellione contro Gesù; rivela, piuttosto che l'uomo ricco è stato colpito nel vivo, là dove egli pone le proprie sicurezze. Egli non è ancora disponibile alla radicale novità del vangelo.

L'ORIGINALITÀ EVANGELICA
VA BEN OLTRE L'OSSERVANZA DELLA LEGGE

Il dramma dell'uomo che Gesù ha di fronte sta nel fatto che è un buon giudeo ma che, allo stesso tempo, non è disposto a fare di più.

Le parole con le quali Gesù invita a seguirlo rivelano tutta l'originalità della proposta evangelica, che non può essere ridotta a un insieme di precetti da osservare e, ancor meno, a una codificazione di ciò che è permesso o proibito, intesi anche nella più nobile accezione.

È, invece, un invito a mettersi in cammino, ad uscire dalla propria situazione di presunta sicurezza. Per l'uomo giusto e pio secondo la Legge, vivamente interessato a cosa deve fare per ereditare la vita eterna, il solo cammino possibile sta nel distaccarsi dalla proprie ricchezze per seguire Gesù.

Non è senza interesse rilevare che l'uomo ricco si rivolge a Gesù proprio mentre questi è in cammino verso Gerusalemme, cioè verso la croce.

 

APPROFONDIMENTO

UNA RADICALE DISPONIBILITÀ

Seguire Gesù assume così una precisa connotazione: fare propria la logica di vita di Gesù, la logica che lo condurrà alla croce (una vita in dono, una vita aperta radicalmente a Dio e all'uomo, in modo incondizionato, al di là di ogni schema precostituito). Ed è una logica che qui viene così espressa: "Va', vendi quanto hai... dallo ai poveri .... vieni... seguimi!". Il pensiero può andare spontaneo alle due brevi parabole del tesoro e della perla, dove i due protagonisti vendono tutto ciò che avevano per acquistare questo tesoro (cf Mt 13, 44-46). Ma l'abbandono non è fine a se stesso, né il discepolo abbandona perché ciò che possiede è cosa non buona. L'abbandono è commisurato sull'adesione a Gesù: "... poi vieni e seguimi".

Ritroviamo qui il vocabolario caratteristico dei racconti di vocazione, come nella chiamata dei primi quattro discepoli (Mc 1,16-20) o quella di Levi (Mc 2,13-14): si abbandona tutto perché si è incontrato Gesù e lo si vuole seguire. Il vero tesoro è la possibilità di condividere la vita di Gesù, accettare l'esigenza della radicalità che questa comporta. Ma è proprio di questo che l'uomo ricco si rivela incapace, poiché prigioniero dei suoi molti beni. Gesù non si compiace nel presentare cose difficili. Egli ama l'uomo e lo vuole libero da tutto ciò che rende prigioniero. Ora la ricchezza appare un ostacolo insormontabile per seguire Gesù: nessuna condivisione con Dio è possibile senza condivisione con i poveri (si noti il comando di Gesù: "Va', vendi quanto hai, dallo ai poveri..."): la proposta di Gesù è precisa e chiama l'uomo ad uscire da se stesso e a mettersi in cammino. Un cammino aperto perché abitato dalla sconvolgente novità del vangelo: per essa occorre essere disposti a vendere tutto ciò a cui ci si aggrappa nell'illusoria certezza che la logica del possesso sia più consistente della logica del dono e che sia sufficiente a renderci felici. Prima di dire come l'uomo debba vivere, Gesù gli chiede di condividere la sua logica di vita (la via della croce-risurrezione, cfr. il tema della "strada"). Solo in questa prospettiva assumono il loro giusto significato anche i diversi comandamenti. Se mancano lo sfondo e il punto di riferimento si corre il rischio di restare chiusi nella precettistica, incapaci di cogliere la novità del vangelo.

[Inizio pagina]