Copertina

Sulla soglia
dell'infinito

Sussidi liturgici

 

IL VANGELO DI MARCO (4)

[Indice]

 

UNA «LIETA NOTIZIA»

NON COMPRESA E RIFIUTATA

 

L'annuncio della «lieta notizia» mette in cammino i primi discepoli.
Le parole e le azioni di Gesù raggiungono tutti i contesti; i segni del Regno sono proposti ovunque.
Eppure, fin dall'inizio, l'ombra della croce segna la storia di Gesù

a cura di ARCANGELO BAGNI

 

Dopo l'annuncio-programma (1,14-15) e la chiamata dei discepoli (1,16-20), Marco ci presenta Gesù in azione in una «giornata-tipo»: a Cafarnao (1,29-39). Ecco allora la guarigione di un indemoniato (1,21-28) e della suocera di Pietro (1,29-31); poi, l'affermarsi dell'azione di Gesù (1,32-34) e il suo essere continuamente in azione (1,35-39); infine, la guarigione di un lebbroso (1,40-45). Il primo capitolo ci mette di fronte all'azione «travolgente» del vangelo che sembra non incontrare alcun ostacolo.

Tuttavia già si profila il «paradosso» della logica evangelica: tutti i malati sono portati da Gesù, ma egli ne guarisce solo molti (1,32-34), i demoni, a loro volta, sono sì sconfitti ma sono anche messi nell'impossibilità di rivelare l'identità di Gesù (1,32-34): la logica del Regno è già all'opera ma richiede «discernimento», capacità di comprensione.

Ci soffermiamo ora su di un'ampia sezione (2,1-3,6). Dopo aver visto Gesù all'opera (un'azione che crea stupore nella gente) seguito dai discepoli, ecco entrare in scena gli avversari.

LA PROPOSTA
E IL
RIFIUTO

Marco ha raggruppato le cinque controversie secondo criteri che vogliamo individuare. Possiamo rilevare, inizialmente, che le prime due hanno come oggetto della disputa il peccato; le ultime due riguardano, invece, il Sabato; al centro sta la terza controversia sul digiuno. Abbiamo così cinque quadri: primo (2,1-12), secondo (2,1317), terzo (2,18-22), quarto (2,23-27), quinto (3,1-6).

Varrebbe la pena di confrontare i cinque quadri secondo gli elementi narrativi essenziali: l'occasione, gli avversari, la protesta avanzata, il motivo della protesta, l'accusa rivolta, il titolo dato a Gesù, la conclusione. Potremmo così rilevare che il primo e il secondo si richiamano tanto per il tema (il peccato) quanto per la presenza degli stessi avversari (scribi); così il quinto e il quarto (tema: il sabato; avversari: i farisei); il primo e il quinto, poi, si richiamano sia per l'occasione (il miracolo) quanto per il modo di protestare (in silenzio); così il secondo e il quarto (da una parte e dall'altra il contesto è il «mangiare»; nel secondo si attacca Gesù indirizzandosi ai discepoli; nel quarto si attaccano i discepoli indirizzandosi a Gesù).

Il terzo quadro appare come isolato: non presenta né precisa occasione né determinati interlocutori. Un'attenta analisi dei cinque quadri ci permette di verificare anche come l'oggetto della controversia diventi sempre meno importante. Infatti, arrogarsi il diritto di rimettere i peccati è veramente blasfemo (primo); condividere la mensa con i peccatori è al limite dell'impurità legale (secondo); digiunare -al contrario- è un atto facoltativo (terzo); il divieto di spigolare di Sabato è un cavillo della casistica dei farisei (quarto); mentre il divieto di fare del bene nel giorno di Sabato è semplicemente falso (quinto). Significativo è notare come dal primo quadro al quinto la reazione degli oppositori diventi, invece, sempre più dura e assuma caratteri di maggiore pubblicità.

La prima controversia, nella quale i farisei «pensavano in cuor loro» si conclude ugualmente con il richiamo alla glorificazione di Dio. Nel contesto delle altre controversie, gli oppositori prenderanno apertamente la parola per rivolgersi prima ai discepoli, poi a Gesù, e lo spiano «per poterlo accusare» (3,2: il verbo accusare verrà utilizzato da Marco solo nel contesto del processo, 15,3.4). La contestazione degli oppositori si trasforma in decisione: «tennero consiglio contro di Lui per farlo morire» (3,6). Decisione di morte che contrasta con i verbi di risurrezione presenti nella prima (2,9.11) e ultima controversia (3,3). Abbiamo già visto, però, come nel cuore di questa composizione (terzo quadro) la morte dello sposo sia già annunciata.

È, questo, il passaggio-chiave della sezione esaminata: Gesù annuncia la decisione che prenderanno i Farisei e gli Erodiani alla fine (3,6): «lo sposo sarà tolto». Gesù parla di sé alludendo alla figura del servo sofferente (cf Is 53,8; cf At 8,34).

 

LE CONTROVERSIE
AIUTANO A COMPRENDERE IL SIGNIFICATO DELLA MISSIONE DI GESÙ

LA PROPOSTA DI GESÙ
INTERPELLA LA LIBERTÀ DEGLI UOMINI

Con il secondo capitolo prende spazio l'opposizione a Gesù. Per descriverla Marco utilizza un insieme di cinque controversie: tutto il ministero di Gesù è come racchiuso tra due serie di controversie (quelle che stiamo analizzando e quelle a Gerusalemme, Mc 11,27-12,34).

Nella tradizione cristiana le controversie sono state utilizzate dagli evangelisti per far comprendere ed approfondire il significato della missione di Gesù.

Queste dispute risalgono certamente alla vita di Gesù. Ma gli evangelisti -quando scrivono- hanno presenti anche i problemi delle comunità a cui si rivolgono. Ad esempio: è possibile perdonare i peccati? A quali condizioni?

Ancora: c'è posto, all'interno della celebrazione dell'Eucaristia e nella vita concreta di ogni giorno, per i peccatori? Il digiuno e il Sabato sono ancora importanti? Le controversie, dunque, risalgono a Gesù; sono, poi, riprese dagli evangelisti per far comprendere il senso della vicenda di Gesù di Nazaret (la sua novità, la sua logica di vita); rispecchiano, infine, i problemi delle diverse comunità alle quali gli evangelisti si rivolgono.

UN GESTO DI LIBERAZIONE NON COMPRESO

Ci soffermiamo -vista l'ampiezza della sezione- sul testo di Mc 3,1-6. Innanzitutto, i personaggi. Abbiamo: l'uomo dalla mano paralizzata. Di lui si dice che è già nella sinagoga (v 1) e che non attua nulla di sua iniziativa: ubbidisce al comando di Gesù (v. 5.5); la sua mano da paralizzata (v.3) diventa stesa, guarita (v.5). Poi, i farisei. Essi sono in un luogo religioso (la Sinagoga), in un tempo religioso (il Sabato); osservano Gesù per poterlo accusare (v.2); non rispondono alla domanda di Gesù (v.4); sono guardati severamente da Gesù (v.5); escono dalla sinagoga, si alleano con gli altri per far morire Gesù (v.6).

Infine, Gesù.

Parla per tre volte (due all'uomo dalla mano inaridita, l'altra ai farisei per porre il quesito: che cosa è possibile fare di Sabato? Ma la domanda rimane senza risposta). Al silenzio degli interlocutori Gesù risponde con l'azione affermando così di essere il vero interprete del significato del Sabato; il Sabato è per l'uomo, e non l'uomo per il Sabato.

Significativo purè lo svolgersi del racconto. Gesù entra da solo nella sinagoga dove già si trovano i farisei, custodi della legge: essi sono a casa loro. Tra Gesù e i farisei ha inizio un confronto-scontro.

Essi spiano Gesù. Egli, però, li anticipa con una domanda che li costringe al silenzio. La domanda di Gesù è acuta. Dapprima si pone su di un piano generale: è lecito in giorno di Sabato fare del bene o fare del male? Con un colpo solo, Gesù spazza via la casistica e riconduce il problema al centro: la liberazione dell'uomo diventa criterio di giudizio.

 

APPROFONDIMENTO

IN QUALE DIO CREDIAMO?

L'episodio porta il lettore a porsi un interrogativo serio: quale immagine di Dio rivelano il comportamento e il pensiero dei farisei? Quale immagine dì Dio, invece, rivelano le azioni e le parole di Gesù? Il problema allora non è scegliere tra credere o non credere, ma: in quale Dio credere? Il testo analizzato ci offre più una provocazione per approfondire questo aspetto. Innanzitutto, nell'azione di Gesù si rivela il volto di un Dio che non pone nulla contro l'uomo; al contrario, è un Dio che si interessa dell'uomo e che vuole la sua liberazione da ogni schiavitù. Poi: l'azione di Gesù e le sue parole testimoniano che il Sabato è per l'uomo, per «fare il bene», per salvare. Il Sabato è -per la Bibbia- il segno della libertà (richiama il riposo di Dio al termine della creazione e la liberazione dalla schiavitù d'Egitto). Il Sabato deve allora aprire verso Dio e verso il prossimo, riscoprendo così due strutture portanti della visione biblica della vita: l'uguaglianza tra gli uomini e la fraternità quale stile di vita. Nessuna contrapposizione tra servizio reso a Dio (culto) e servizio reso all'uomo; se ci fosse, ci si dovrebbe chiedere a quale Dio ci si richiami e se sia veramente il Dio di Gesù Cristo. Infine, la guarigione operata da Gesù è un segno rivolto a chi accetta la sua proposta. Ma per comprenderla è necessario che l'uomo sappia interrogarsi sul senso che vuole dare alla propria vita e alla stessa ricerca di Dio. Le domande si fanno precise: quale Dio? quale uomo? quale esistenza umana?

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