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Sulla soglia
dell'infinito

Sussidi liturgici

 

IL VANGELO DI MARCO (3)

[Indice]

 

L'ITINERARIO DI PIETRO

 

La storia di Gesù, lo abbiamo visto, é la «lieta notizia» da accogliere e proporre. Più il discepolo segue Gesù e più sembra prendere le distanze da una storia che mette in discussione le sue attese

a cura di ARCANGELO BAGNI

 

Seguiamo Pietro nel suo itinerario. Leggiamo questi testi di Marco: 1,16.29.30.36; 3,16; 5,37; 8,29; 9,2.5; 10,28; 11,21; 13,3;14, 29.33.37.54. 66-67; 70.72; 16,7. Dopo aver verificato i testi indicati, soffermiamoci, in modo particolare, su: 1,16-20; 8,27-30; 9,2-10; 10,28-31; 13,3-11; 14,26-31; 14,66-72; 16,7. Annotiamo, in ogni testo, come Pietro interviene (o è coinvolto), che cosa dice e che cosa fa. Nel secondo vangelo noi incontriamo Simone/Pietro nei momenti-chiave della vicenda di Gesù. Una vicenda che potremmo riassumere in quattro momenti: la chiamata, la sequela, la crisi e l'abbandono, la riconvocazione.

LA CHIAMATA

Solo qualche annotazione (abbiamo esaminato ampiamente il testo nel precedente articolo). Simone è il primo dei quattro discepoli chiamati. La chiamata di Gesù rivela un dinamismo: dall'uno (Gesù) ai quattro (i primi chiamati), da questi ai molti (che saranno raggiunti dai «pescatori di uomini»). Ora i chiamati debbono seguire; poi, saranno «pescatori di uomini». É la logica della fede: il compimento è sempre davanti. Il punto di partenza di Pietro è dunque di adesione totale: per primo è associato alla storia di Gesù.

LA SEQUELA

Pietro è subito al seguito di Gesù che entra nella sua casa e guarisce la sua suocera (1,2931); va alla ricerca di Gesù che si é appartato per pregare (1,35-39). Quando Gesù sceglie i dodici discepoli perché «stessero con lui e per mandarli poi a predicare» Simone è nominato per primo e riceve -in questo contesto- il nome di Pietro (3,13-16). Troviamo Simone a fianco di Gesù nei momenti significativi della sua vicenda. Quando Gesù entra nella casa di Giairo, per richiamare in vita la figlia, non permette a nessuno di seguirlo fuorché a «Pietro, Giacomo e Giovanni, fratello di Giacomo» (5,37). A Cesarea di Filippi (8, 27-33) Gesù interpella i discepoli sulla propria identità. Gesù è solo con i suoi discepoli, in disparte dalla folla. A nome di tutti è Pietro che afferma: «Tu sei il Cristo»: gli attribuisce, così, il primo dei due titoli che troviamo all'inizio del vangelo (1,1). Nuovamente Gesù impone il silenzio sulla propria identità: il rischio è che essa sia fraintesa.

Gesù, allora, «comincia» ad istruire i suoi discepoli sul senso della passione-risurrezione: ma Pietro e i discepoli non comprendono. La posta in gioco, nel dialogo, è la retta comprensione tanto dell'identità e quanto della missione di Gesù secondo la volontà del Padre. Lo scandalo di Pietro («prese in disparte Gesù e si mise a rimproverarlo») non mette in discussione che Gesù sia il Cristo; quello che Pietro sembra non voler accettare è la via che Gesù sceglie per essere il Messia: la via della croce. Ma Gesù si rivolge a lui con uno dei rimproveri più pesanti: «Va' dietro di me, satana, perché tu non pensi secondo Dio ma secondo gli uomini». Poco dopo, ancora Pietro,

Giacomo e Giovanni sono chiamati da Gesù sull' «alto monte» della trasfigurazione (9, 2 ss). I tre testimoni sono gli stessi che erano presenti al ritorno in vita della figlia di Giairo e sono gli stessi che incontreremo al Getsemani.

I tre momenti sono collegati: nel primo caso Gesù manifesta la sua potenza sulla morte; nel Getsemani rivelerà in quale modo si sta incamminando verso la risurrezione (la via della croce); nella trasfigurazione è concesso al discepolo un anticipo, una conferma della validità della via intrapresa da Gesù: solamente essa porta alla risurrezione.

In questo contesto Pietro prende la parola e - a nome di tutti afferma: «Maestro, è bello per noi stare qui; facciamo tre tende...» . Ma il suo «sogno» è presto interrotto dalla nube e dalla voce: «Ascoltatelo» (9, 7 ss): un invito rivolto ai discepoli perché sappiano scorgere nel cammino verso la croce la via della risurrezione. Pietro non comprende. Ma, nonostante le incomprensioni, segue Gesù, si fida di lui. Non senza avanzare -a nome dei dodiciuna «giusta rivendicazione»: «Ecco, noi abbiamo lasciato tutto e ti abbiamo seguito:..» (10,28-31).

 

 

PIETRO È RICONVOCATO DAL RISORTO
PER RICOMINCIARE L'AVVENTURA DEL VANGELO

OLTRE LA CRISI E L'ABBANDONO: LA RICONVOCAZIONE

 

LA CRISI E
L'ABBANDONO

Ma ben presto si profila il terzo momento: la crisi e l'abbandono; essi dicono riferimento alla passione e rimandano, particolarmente, al rinnegamento di Pietro. Il racconto sottolinea tre momenti-chiave: la sequela (14,54), il rinnegamento (14,6772a), il pentimento (14,72b). Quando la passione incombe e la vicenda di Gesù appare davvero difficile da comprendere, Pietro rivela tutti i suoi limiti e il suo venir meno. Assieme a Giacomo e Giovanni, è testimone passivo dell'agonia di Gesù e riceve dal suo maestro un profondo rimprovero: «Simone, dormi? Non sei riuscito a vegliare un'ora sola?»(14, 37). Gesù è condotto dal sommo sacerdote e l'evangelista annota che «Pietro lo seguiva da lontano» e se ne stava «seduto tra i servi, scaldandosi al fuoco» (14, 53 ss). É interessante notare che Marco usa lo stesso verbo «seguire» utilizzato nel racconto della chiamata (1,18). Pietro, allora, cerca di stare con Gesù; di non abbandonarlo. Ma l'annotazione «da lontano» fa comprendere che non si dà sequela a queste condizioni.

Quando giunge, poi, il momento della testimonianza, egli viene meno. Di fronte una serva del sommo sacerdote che afferma: «Anche tu eri con il Nazareno, con Gesù», l'apostolo replica: «Non so e non capisco quello che vuoi dire». Di nuovo la serva torna alla carica e di nuovo Pietro prende le distanze. E alle affermazioni dei presenti: «Tu sei certo di quelli, perché sei Galileo», reagisce infine rinnegando il suo maestro: «Non conosco quell'uomo che voi dite». A questo punto, il racconto di Marco ci presenta Pietro che si ricorda della parola che Gesù gli aveva detto: «Prima che il gallo canti due volte, mi rinnegherai per tre volte». Al ricordo di queste parole Pietro «scoppiò in pianto» (14, 66-72). Il ricordo e il pianto hanno mantenuto aperta la storia di Pietro che ha rinnegato Gesù, ma non lo ha «consegnato»; il suo rinnegamento -anche se ripetuto- è il frutto della paura, non la conclusione di una storia. Dopo questo episodio anche Pietro esce dalla scena della passione, come sono già usciti gli altri discepoli. Tuttavia con una differenza: la sua ultima azione non è l'abbandono di Gesù, ma il rincrescimento di averlo rinnegato.

LA RICONVOCAZIONE

Pietro, sebbene sia venuto meno e abbia tradito il suo Maestro, resta il primo dei discepoli, colui verso il quale le donne sono inviate dopo la risurrezione: «Andate, dite ai suoi discepoli e a Pietro che egli vi precede in Galilea» (16,7). Pietro si è allontanato dalla vicenda del nazareno crocifissorisorto. Ma, è proprio il Risorto lo riconvoca e a partire proprio dalla Galilea: la storia è aperta, la lieta notizia può cominciare a mettersi in moto. Questo per la fedeltà del Dio di Gesù, il crocifisso-risorto.

Nei testi che abbiamo esaminato, Pietro appare come colui ché si fa portavoce dei suoi compagni. È l'immagine del discepolo che si mette al seguito di Gesù, in modo attivo e entusiasta. Tuttavia, l'evangelista non ci offre un ritratto idealizzato: Pietro resta umano, contento di essere discepolo e alla ricerca di una «ricompensa», pronto a partecipare all'avvenimento di un messia glorioso e sconcertato di fronte alle scelte di Gesù. Al momento della decisione, quando si tratta di comprendere il senso di quello che accade, come e in che senso la croce sia la strada del Messia, Pietro si rivela incapace di vegliare con il suo maestro e lo rinnega. Chiamato a seguire Gesù fino alla croce, si allontana. Ma dal Risorto è riconvocato a ricominciare l'avventura del vangelo.

 

 

APPROFONDIMENTO

«CONVERTIRE» LE PROPRIE ATTESE RELIGIOSE

Dall'analisi dei diversi testi possiamo cogliere due grosse indicazioni. La prima: all'inizio del racconto di Marco, Pietro «subito» si mette a Seguire Gesù. Nel contesto della passione lo segue «da lontano»: «Il contrasto fra i due momenti evidenzia i due punti terminali di un cammino che non dice innanzitutto quanto Pietro sia mutato, bensì quale sia veramente l'identità del Maestro che egli ha seguito. Non è Pietro che è mutato (un tempo coraggioso e ora pauroso), è Gesù che si è pienamente svelato. Mala rivelazione di Gesù è anche la rivelazione del suo discepolo. Nel momento in cui Gesù svela pienamente la sua realtà di Messia processato, anche il discepolo è costretto a manifestare se stesso: se, cioè, la sua sequela è totale o con riserva. Il torto di Pietro sta proprio nell'avere voluto introdurre nella sequela una «distanza» fra lui e Gesù («da lontano»), quasi volendo separare l'esito dei due cammini» (B. Maggioni, I racconti evangelici della Passione, Assisi 1994, pag.167). L'ultima parola, tuttavia, non è l'incomprensione e l'abbandono del discepolo ma l'amore di Dio e la riconvocazione che il Risorto attua (in Galilea, 16,7)).

La seconda: un'immagine può riassumere la trasformazione dell'apostolo Pietro tra il tempo di Gesù e il tempo della Chiesa. È l'immagine di Pietro che rende testimonianza a Gesù senza alcuna paura davanti al Sinedrio (mentre durante la passione lo aveva rinnegato): «Sappiatelo: non c'è altro nome dato agli uomini mediante il quale noi dobbiamo essere salvati» (At 4,12); incapace di testimoniare sotto lo sguardo di Gesù, proclama davanti al Sinedrio, che vorrebbe costringerlo al silenzio: «Noi non possiamo tacere quello che abbiamo visto e ascoltato» (At 4,20). Al centro di questa trasformazione sta il mistero pasquale, chiave di lettura della vicenda di Cristo e del discepolo.

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