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Sulla soglia
dell'infinito

Sussidi liturgici

 

IL VANGELO DI MARCO (2)

[Indice]


«CONVERTITEVI E CREDETE AL VANGELO»

 

 

Per Marco la vita di Gesù è «lieta notizia»: essa attesta il primato dell'amore di Dio e la fedeltà alle sue promesse. Una «lieta notizia» che interpella l'uomo e chiede una risposta oggi, fidandosi della proposta che Gesù fa e della logica che la guida

a cura di ARCANGELO BAGNI

 

Dopo aver offerto una prima pista di lettura globale del racconto di Marco, iniziamo ora la lettura di alcuni testi. Ci soffermiamo su Marco 1,1; 1,14-15; 1,16-20. Il vangelo di Marco stupisce per il rapido inizio: dopo la frase-sintesi (1,1) abbiamo un accenno alla missione di Giovanni (vv. 2-8); poche righe per il battesimo (vv. 9-11), un veloce accenno alle tentazioni (vv. 12-13) e l'annotazione dell'arresto di Giovanni (v 14); entra quindi in azione Gesù. Ma, prima di iniziare la sua attività e rivolgersi alle folle, chiama degli uomini perché condividano la sua avventura. Di essa, a suo tempo, dovranno essere testimoni.

«LIETA NOTIZIA DI GESÙ, CRISTO, FIGLIO DI DIO»

Ed eccoci al primo testo: «Inizio della "lieta notizia" di Gesù Cristo, Figlio di Dio» (1,1). In poche parole l'evangelista ci offre come uno spaccato della sua riflessione. Egli infatti ci dice che si tratta di un «inizio»: con la vicenda di Gesù (una storia che dovrà essere compresa) ha inizio qualcosa di nuovo. Quanto comincia ora non esisteva prima. Ma «inizio» dice anche riferimento a un qualcosa che comincia e che deve svolgersi: è necessario, dunque, che si sviluppi e possa crescere. L'attenzione allora è orientata verso la logica, il come questa esistenza si manifesterà.
Si tratta di un «vangelo»: per noi la parola rimanda spontaneamente al libro-vangelo. Ma quando Marco scrive le cose non stanno così. Egli non ha inventato il termine, malo prende dal contesto profano in cui vive. E in esso questa parola dice riferimento a qualcosa di lieto perché vincente. Tuttavia, per i giudei, essa rimandava alle parole del profeta: «Come sono belli sui monti i piedi del messaggero di lieti annunzi che annunzia la pace, messaggero di bene che annunzia la salvezza, che dice a Sion: Regna il tuo Dio» (Is 52,7). La lieta notizia proietta allora sull'intervento di Dio che viene a stabilire il suo Regno: la sua azione liberatrice fa irruzione nella storia. Così la vicenda di Gesù è messa -fin dall'inizio- in riferimento a questo lieto annuncio dell'intervento di Dio.
Si tratta di qualcuno: uno chiamato Gesù; un uomo ben situato nella storia e nel tempo. Di lui Marco anticipa che è il Cristo e Figlio di Dio. Attorno a questi due titoli ruota un po' tutto il nostro Vangelo in un continuo crescendo. Vedremo così che, poco a poco, gli uomini (alcuni almeno) arriveranno a dire qualcosa circa questo Gesù. In un primo momento un discepolo, Pietro, affermerà: «Tu sei il Cristo» (8,27); in un secondo un pagano, il centurione testimone della morte in croce di Gesù, riconoscerà: «Davvero quest'uomo era Figlio di Dio» (15,39). Fin dall'inizio la prospettiva si fa chiara: si tratta di comprendere in che senso (e che cosa significhi questo per i discepoli) Gesù è il Cristo, il Figlio di Dio. La vicenda di Gesù comincia: il suo svolgersi dovrà essere compreso. Questa vicenda (Gesù, la sua storia, il modo con il quale Egli ha vissuto) è detta «lieta notizia» (vangelo): si tratterà allora di comprendere perché è «lieta notizia» e perché è tale -o dovrebbe così essere- anche per il credente di oggi.

LA PROPOSTA DI GESÙ

Eccoci al secondo testo (1,1415): l'inizio della predicazione di Gesù. Dopo l'arresto di Giovanni, Gesù entra in scena: «(da Dio) il tempo è stato portato a compimento e il Regno di Dio è vicino: convertitevi e credete al vangelo». Il tempo è compiuto: con Gesù termina il tempo dell'attesa e ha inizio la «fine dei tempi», il momento ultimo e decisivo di cui avevano parlato i profeti (cf Ger 3,17; 5,18; 50,4.20; Ez 7,12; Dn 7,22; 12,4.9) e che interpella radicalmente gli uomini; la forma passiva del verbo usato (il tempo è stato portato a compimento) indica che Dio è l'autore di questo compimento.
Il Regno di Dio è vicino:
per Israele il Regno di Dio era una realtà che rimandava a un domani. Gesù afferma che questo domani è diventato un oggi. All'iniziativa di Dio (il tempo è compiuto e il Regno è vicino) l'uomo è chiamato a rispondere. In questa prospettiva si comprendono i due imperativi: «Convertitevi» e «Credete al vangelo». Convertitevi: la conversione non dice riferimento solo a una dimensione di maggiore impegno. Marco parla di una «conversione teologica»: essere disposti a seguire Gesù di Nazaret, comprendere il suo stile di vita e «ricentrare» la propria vita su questo stile. La conversione è dunque una risposta a un avvenimento che precede il credente: la proposta libera e gratuita di Dio in Gesù.
Credete al Vangelo:
poiché la vicenda di Gesù (il modo con cui essa si svolge e si conclude) è la lieta notizia, al credente è chiesto di fidarsi al punto tale da farla propria. Credere al vangelo significa allora accettare e fidarsi della logica che ha guidato tutta la vicenda di Gesù: la logica della solidarietà agli uomini e della fedeltà alla volontà del Padre. Si noti lo strano rapporto tra conversione e fede. Abitualmente noi penseremmo: prima la fede e poi la conversione. Ma la prospettiva di Marco è chiara: egli non intende tanto una conversione morale (come vivere); intende, invece, una conversione teologica (chi è Dio e come agisce). Ecco perché la conversione non è né la condizione della fede né solo una conseguenza di essa mala stessa fede in atto.

 

LA CHIAMATA DEI PREMI DISCEPOLI

IN PRIMO PIANO IL SEGUIRE GESÙ

Ed eccoci al terzo testo: la chiamata dei primi discepoli. ( 1,16-20).La struttura del testo è facilmente individuabile: un doppio racconto di chiamata (vv. 16-18 e vv. 19-20) strutturato letterariamente sullo stesso schema. Abbiamo così: un movimento di Gesù (v 16 e v 19); il vedere di Gesù (v 16 e 19); la chiamata di Gesù: (v 17 e 20); i chiamati abbandonano la loro occupazione (v 18 e 20); i chiamati seguono Gesù (v 18 e 20).

L'INIZIATIVA DI GESÙ

Il movimento di Gesù: Egli non passa accanto alla storia degli uomini, ma dentro di essa. L'azione di Gesù si svolge in uno scenario profano: il lago. La chiamata dei primi discepoli non avviene in un contesto sacro (come il Tempio, cf Is 6, 113) ma nella realtà profana, nella quotidianità della vicenda umana. Si noti, poi, come l'inizio e la fine del vangelo si saldino: l'avventura inizia nella Galilea (1,9 e 1,16) e sempre in Galilea i discepoli dovranno recarsi per ricominciare l'avventura (16,7). Il vedere di Gesù: non indica un semplice guardare, ma uno sguardo che penetra nella vicenda di chi è chiamato (cf Mc 3,5; 6, 34; 12,34; 10, 23-28). E Gesù vede non persone anonime, ma uomini concreti con una storia alle spalle!
La chiamata di Gesù:
contrariamente alla consuetudine del tempo (nel mondo giudaico era il pio israelita che andava a cercarsi un rabbino) è Gesù che va a cercare e chiamare i discepoli: l'iniziativa è sua, libera e sovrana. E Gesù chiama a due a due. I chiamati sono così «convocati»: dall'uno (Gesù) ai quattro (i primi chiamati), da questi ai molti (che saranno raggiunti dai «pescatori di uomini»). I chiamati abbandonano per seguire: lasciare e seguire sono due atti di un gesto unitario e indicano lo spostamento del centro della propria esistenza. L'accento non cade sull'abbandono ma sul seguire. Non si abbandona un mestiere perché è giudicato negativamente: i chiamati non abbandonano ma seguono. È la logica del seguire Gesù che determina ciò che deve essere abbandonato. Il testo evidenzia una progressione: si abbandonano prima delle cose (v 18), poi una persona (v 20). Abbandonare il padre significa rinunciare al proprio mondo, diventare un «senza famiglia», un «senza casa». Ma il vuoto creatosi con l'abbandono è ampiamente colmato dall'«andarono dietro a lui».
Pescatori di uomini:
ora i chiamati debbono abbandonare; poi saranno «pescatori di uomini». E' la logica della fede: Dio chiede ora di mettersi in cammino; il compimento è sempre al futuro. Diventare pescatori di uomini significa muoversi nella stessa linea di Gesù, fare propria la sua logica di vita. Infine, si noti: il discepolo è innanzitutto un chiamato; poi, un «educato» (dovrà, cioè, comprendere il senso della vita di Gesù condividendola), infine -e solo a questo momento- egli sarà un inviato: testimone di una vicenda vissuta.
Chi vorrà sapere dove e come, concretamente, Gesù risorto contini a chiamare e a farsi trovare, lo incontrerà «con» i suoi discepoli, nella comunità aperta che è la chiesa.

 

APPROFONDIMENTO

UN «VANGELO» NON UNA BIOGRAFIA

Marco riporta racconti sull'uomo Gesù, ma non redige tuttavia una biografia nel senso attuale del termine; infatti, egli non ci propone un'esatta ricostruzione degli avvenimenti della vita di Gesù; nulla ci dice, ad esempio, della psicologia o del carattere del personaggio di cui parla. Se vogliamo accostare il «genere letterario vangelo» al genere letterario profano, il riferimento è al genere letterario della biografia antica con la quale ha caratteristiche comuni: l'opera è centrata su di una persona, certi periodi della vita del personaggio sono particolarmente messi in rilievo, le azioni e le parole del personaggio sono presentate in un ordine più o meno «artificiale». Ma, per quanto ci possano essere somiglianze, occorre sottolineare il fatto che Marco ha fatto qualcosa di nuovo ed evidenziare ciò che caratterizza la singolarità del suo vangelo così da renderlo unico nel suo genere.
Ebbene, una prima caratteristica di questa specificità riguarda l'identità di Gesù, il Figlio di Dio che nel suo ministero ha agito con una autorità divina. Inoltre, Gesù non appartiene semplicemente a un passato verso il quale occorrerebbe andare per incontrarlo o per ritrovarlo: egli è, invece, vivente, presente in mezzo ai suoi che lo celebrano e che attendono il suo ritorno. Un'altra caratteristica riguarda la finalità perseguita da Marco, e che sarà anche quella dei suoi successori. Il vangelo è una testimonianza di fede e allo stesso tempo una chiamata alla fede. Se Marco racconta il «vangelo», è per suscitare e far crescere la fede e condurre i credenti alla salvezza. È la prospettiva che sarà chiaramente espressa nel vangelo di Giovanni: «Gesù ha fatto molti altri segni davanti ai suoi discepoli, che non sono stati scritti in questo libro. (questi sono stati scritti perché crediate che Gesù è il Cristo, il Figlio di Dio, e perché, credendo, abbiate la vita nel suo nome» (Gv 20, 30-31).
Marco non ha dunque scritto una «vita di Gesù», anche se egli propone un modo nuovo di proclamare il messaggio cristiano della salvezza: presentare il Vangelo sotto forma di narrazione. A partire da una teologia e da un'esperienza spirituali, che dicono riferimento a dati storici, l'evangelista dà un andamento biografico alla sua proclamazione di Gesù, Cristo e Figlio di Dio, centro delle fede cristiana e del suo racconto.

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