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Sulla soglia
dell'infinito

Sussidi liturgici

 

IL VANGELO DI MARCO (1)

[Indice]


LA STORIA DI GESÙ E LA «LIETA NOTIZIA»:

DA COMPRENDERE E DA VIVERE


Nelle assemblee eucaristiche domenicali del nuovo anno liturgico (ciclo B), che inizia con la prima domenica di Avvento, verrà riproposta lettura del vangelo secondo Marco. Questi contributi vogliono aiutare il lettore ad accostare e a leggere il testo di Marco.

 

a cura di ARCANGELO BAGNI

Possiamo dire che Marco ha «inventato» il genere letterario "vangelo". Vivendo in una comunità, egli raccoglie testimonianze orali e scritte sulla vicenda di Gesù e le colloca all'interno di un quadro geografico e cronologico: la finalità dell'evangelista non è tuttavia quella di ricollegare gli avvenimenti nella loro impossibile «esattezza» materiale. Egli, alla luce della Pasqua e stimolato dai problemi dei credenti a cui si rivolge, opera una rilettura teologica della vicenda di Gesù. Il testo di Marco è il più corto dei quattro: un occasione in più per leggerlo attentamente.

UN PRIMO APPROCCIO

Per aiutare ad una prima lettura, proponiamo questa suddivisione del testo quale guida di lettura.

1. Introduzione (1,1-13): viene enunciato il titolo-programma: «la lieta notizia che ha come contenuto Gesù di Nazaret, Figlio di Dio». Entra, poi, in scena Giovanni Battista.

2. I diversi personaggi del racconto di Marco prendono posizione (1,14-3,35): entra in scena Gesù (1, 14-15); quindi i discepoli (1,16-20). In Marco Gesù è sempre accompagnato dai suoi discepoli. Solamente durante la passione è solo. É quindi. descritta una giornata tipo di Gesù. Parla nella sinagoga; agisce, guarisce diverse persone: egli fa così indietreggiare le frontiere del male. Di notte prega in solitudine. Non si ferma mai: va sempre più lontano (1,21-45).
Già l'opposizione al progetto di Gesù si
manifesta e si organizza. Gesù mette in discussione un certo modo di comprendere il sistema religioso (la Legge). Cinque controversie che svelano un crescendo di opposizione, fino alla decisione di ucciderlo (2,1-3,6). Si delineano altre prese di posizione di fronte a Gesù: la folla, i Dodici, gli scribi, la famiglia (3, 7-35).

3. Parole ed azioni: Marco ci presenta quindi Gesù che parla e interviene a favore degli uomini: La parola è esemplificata nella giornata delle parabole (cap. 4): gli inizi sono insignificanti (la semina, il grano di senapa...); tuttavia, i,risultati sono però insperati. E il grido di speranza di Gesù nonostante l'apparente smacco. Ma è anche il grido di speranza della piccola comunità di Roma che è agli inizi e vive nella persecuzione.
Le azioni di Gesù sono esemplificate nei gesti di liberazione (cap. 5). Quattro miracoli. Gesù combatte il male, libera l'uomo: tutta la sua azione è al servizio dell'uomo. Si noti: il miracolo non è un'infrazione o superamento delle leggi della natura, ma un segno della presenza del Dio liberatore. Abbiamo poi la prima incursione di Gesù in territorio straniero, nel territorio pagano dove Gesù libera l'indemoniato geraseno.

4. I Dodici in azione; la moltiplicazione dei pani; un cieco che ci vede chiaro. I Dodici in missione: una missione difficile che richiede mezzi modesti e che si svolge in un contesto drammatico (6,7-13). Abbiamo, poi, un'ampia sezione caratterizzata dalla doppia moltiplicazione dei pani (6,30-44 e 8,1-9), una in territorio giudaico e una in territorio pagano. Gesù è sempre in movimento, va e viene. Quindi, una doppia controversia con i farisei (6,14-8,21).
Il cieco di Betsaida, infine, arriva a vedere chiaramente ma in modo progressivo anticipando così l'episodio successivo: la professione di fede di Pietro (8, 22-26).

5. Un annuncio incompreso: il racconto si snoda e apre sull'incomprensione della messianicità di Gesù (8,27-10,52). Pietro, per primo, riconosce che Gesù è il Cristo. Gesù lo invita ad andare più lontano: un «Cristo» che sarà condannato a morte. Pietro rimane sconcertato e protesta. Seguono tre annunci della morte di Gesù. Identico lo schema: Gesù annuncia la sua morte, i discepoli non comprendono, Gesù riprende affermando che chi lo segue dovrà percorrere la stessa via. Quindi, nuova guarigione di un cieco: Bartimèo vede chiaramente e si mette a seguire Gesù, salendo con lui fino a Gerusalemme e condividendo, così, la via della croce.

6. Il conflitto si acuisce: la prospettiva della morte si fa prossima (cc. 11-12). Gesù entra a Gerusalemme su di un asinello. Per prudenza va a Betania; poi: prende l'iniziativa e caccia i venditori dal Tempio e interviene polemicamente. Lo scontro con il potere politico, economico, religioso è evidente. Abbiamo quindi le parole sulla «fine dei tempi». Annuncio della caduta di Gerusalemme (cap. 11 e 12).

7. Giungiamo così all'arresto e alla morte di Gesù (cc. 14-15): Gesù è sempre più solo. Alla domanda del sommo sacerdote: «sei tu il Cristo?» Gesù risponde: «Io lo sono». Solo ora Gesù accetta per se questo titolo, ora che il suo significato non può essere più equivocato (Cristo sì, ma crocifisso! ). Infine, l'affermazione del centurione romano (un pagano): «Veramente quest'uomo era Figlio di Dio» (15, 39).

8) Siamo giunti all'epilogo (16, 1-8): la tomba vuota. Poi verrà aggiunto il racconto delle apparizioni del Risorto, (vv. 9-20). Gesù, stando a 16,1-8- è presente e assente allo stesso tempo; si notino le parole dette dal giovane vestito di veste bianca: «Andate, dite ai suoi discepoli e ai Pietro che egli vi precede in Galilea. La lo vedrete, come di ha detto» (16,7). Leggiamo questo episodio alla luce di altri: Mc 1,14-15;1,16-17;14, 28. La prospettiva è chiara: l'avventura di Gesù di Nazaret non è terminata; anzi, ricomincia!

 

Un titolo - programma,
che suscita un enigma e svela una risposta

Possiamo attuare una prima rivisitazione del testo di Marco seguendo una frase sintesi di questo tipo: un titolo, un enigma, una risposta.

UN TITOLO

Il nostro libro non è una biografia. É un'opera teologica che vuole trasmettere una «lieta notizia» (è questo il significato della parola «vangelo»). Il titolo-programma di Marco è chiaro e potrebbe essere letto come la prima frase dell'intera sua opera: «Inizio della lieta notizia di Gesù, Cristo, Figlio di Dio» (1,1). Gesù di Nazaret è il Cristo, il Figlio di Dio: ecco il contenuto della lieta notizia. Analizziamo le parole. Gesù: dice riferimento al Nazareno, all'uomo chiamato Gesù. Conosciuto e da conoscere allo stesso tempo. Cristo: indica la sua messianicità, chi è Gesù e come si rapporta all'uomo. Ma questa dimensione (il suo essere Messia, il suo essere salvatore in un modo piuttosto che in un altro) è una realtà problematica, difficile da riconoscere: ecco il problema. Figlio di Dio: dice riferimento alla realtà profonda e nascosta di Gesù. Anche questa è una realtà difficile da riconoscere e che fa problema. Il vangelo di Marco è dunque l'annuncio-rivelazione di Gesù, delle sue azioni e del suo messaggio, attuato da testimoni coinvolti in un'avventura. Un'avventura che li pone di fronte a un... enigma.

UN ENIGMA

Infatti, nella sua vicenda concreta Gesù è davvero sconcertante. Ecco, allora, che di fronte alle sue azioni e alle sue parole, si interrogano continuamente fin dall'inizio della sua vicenda (1,27). Gesù è un enigma (Mc 2, 7-10), una provocazione, una realtà aperta che interpella e mette in discussione radicalmente determinate concezioni religiose. Un titolo, carico di fascino e di mistero allo stesso tempo, lo riguarda: Figlio dell'uomo. L'interrogativo è comprensibile: «Chi è dunque costui?» (4, 41). Marco è molto abile nel narrare: conduce, di domanda in domanda, i suoi lettori ad interrogarsi e a prendere posizione, fino alla piena rivelazione della Croce.

UNA RISPOSTA

In questa lunga ricerca, abbiamo anche una risposta o -più precisamente- una risposta a più voci: chi si pronuncia in 8,29? Quali titoli sono dati a Gesù in 15, 39? In quale momento della narrazione di Marco ci troviamo? Ma la risposta che ci interessa è anche una risposta che viene da più lontano di quanto non sembri: chi, infatti, si pronuncia in 1,11? Quali titoli sono dati a Gesù in 9,7? In quale momento della narrazione ci troviamo?
Ed è, infine, una risposta riconosciuta e accettata dall'interessato stesso (Gesù). Leggiamo 14, 61-62: come considerare le prime parole della risposta? In quale situazione abbiamo questa risposta? In quale momento del racconto ci troviamo?

OCCORRE RICOMINCIARE...

Il titolo è dunque verificato. Tutto sembra detto. Tuttavia l'essenziale deve ancora avvenire: il lettore è chiamato in causa, è coinvolto in una risposta. Notiamo: la morte di Gesù ha provocato la confessione del centurione. Ma alla fine del vangelo (16, 1-8) i lettori sembrano scontrarsi con il vuoto della tomba e con il silenzio delle donne. La tomba è aperta, e il messaggero celeste dà appuntamento ai discepoli in terra di missione (in Galilea). Là Gesù incontrerà nuovamente i suoi. Tutto è detto; ma tutto rimane aperto.
L'enigma è svelato e celato allo stesso tempo. Perché sia svelato e compreso pienamente è necessario recarsi in Galilea. Ricominciare come ha fatto Gesù. Ripercorrere e rivivere la sua proposta.

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