Copertina

Sulla soglia
dell'infinito

Sussidi liturgici

PRIMA DOMENICA DI AVVENTO / B

 

Il Natale si avvicina, ma il pensiero va anche alla venuta finale di Cristo, da attendere con vigilanza.
 

Il brano di Isaia riflette una meditazione sulla storia di Israele: certezza che Dio è padre del suo popolo, anche se questo è peccatore. Le espressioni di supplica sono molto vive e ben si addicono al Natale, così come all’incontro definitivo con il Signore: “Ritorna per amore dei tuoi servi… Se tu squarciassi i cieli e scendessi…”.
Ad esse fa eco il salmo responsoriale: “Fa risplendere il tuo volto e salvaci, Signore”.
Nella seconda lettura i Corinzi sono stati redenti da Dio. Aspettano la manifestazione di Cristo, che li conserva irreprensibili per il suo giorno.
Anche il Vangelo ricorda la venuta finale del Signore, della quale però non si sa il momento; ecco perché è richiamato il dovere della vigilanza.
L’Avvento ricorda e celebra la venuta di Cristo che è venuto, viene e verrà.
Gesù ci libera dalla notte. “Chi segue me, non cammina nelle tenebre” (Gv 8,20). Vegliare significa fondamentalmente seguirlo.
Questo invito di ogni Avvento a vegliare ci serve a uscire dalla routine e a rinvigorire l’entusiasmo e la voglia di cambiare.
Se non siamo vigilanti a poco a poco la luce del vangelo si spegne e cominciamo a vivere nella notte come se Cristo non fosse venuto. Ma Cristo non solamente è venuto, ma viene e verrà.
E ci ha affidato un compito: costruire il Regno di pace e fratellanza.
Le letture bibliche in questo tempo ci parlano di segni ai quali dobbiamo fare attenzione per prepararci alla sua venuta.
Ringraziamo Dio nostro Padre per la santa eucaristia, ricordo vivo di Cristo redentore donato per noi. La sua misteriosa presenza nella nostra assemblea ci renda sempre più impegnati a costruire con lui un mondo nuovo, nell’attesa della sua ultima venuta.