Copertina

Sulla soglia
dell'infinito

Sussidi liturgici

DOMENICA DELLE PALME / A

 

Il piccolo trionfo di Cristo, ma soprattutto la sua Passione sono i temi della liturgia odierna, facendoci entrare così nella Settimana Santa.
 

Il Vangelo della benedizione dei rami ci prepara all'umiliazione del Messia: non nella gloria viene ora il Signore, ma nell'umiltà, e questo piccolo trionfo non tragga in inganno, perché molto presto la situazione cambia completamente. I discepoli qui sono coloro che fanno ciò che Gesù ha comandato.
Nella prima lettura la profezia del Servo anticipa la vicenda di Gesù: il suo atteggiamento di fiducia in Dio e di amore per i fratelli gli permette una totale libertà di fronte alla prova. Egli ha la certezza che la sua missione non è vana.
Nella seconda lettura il brano dai Filippesi afferma che è assolutamente necessario avere gli stessi sentimenti che furono in Cristo Gesù, che ha vissuto fino alla morte la sua esperienza nella prova. Dio ha premiato la sua fedeltà, lo ha glorificato e lo ha reso Signore.
Nel racconto della Passione, l'evangelista Matteo presenta il Cristo come il Signore che rinuncia all'uso del suo potere e sceglie la via dell'umiltà, compiendo fino in fondo il volere del Padre.
Questo è l'esempio da seguire per ogni discepolo.
I rami di palma e di ulivo sono il segno di un popolo che acclama il suo Re e lo riconosce come Signore che salva e che libera. Ma questa regalità si manifesterà in modo sconcertante sulla croce.
Solo la fede è capace di leggere l'onnipotenza di Dio nell'impotenza di una croce: è l'impotenza dell'Amore, che non muore perchè lo uccidono, ma perchè egli stesso si consegna con libertà sovrana, proprio per esprimere, manifestare la realtà del cuore di Dio.
Questo amore supremo che egli dona perdendo se stesso e diventando solidale con tutte le umiliazioni, i dolori, i rifiuti patiti dall'uomo, dà la misura dell'annientamento di Gesù e decreta il rovesciamento delle situazioni umane: la vera grandezza dell'uomo non sta nel potere, nella ricchezza, nella considerazione sociale, ma nell'amore che è solidale, che è vicino ai fratelli, che si fa servizio.
Dio vince il dolore e la morte non togliendola dal cammino dell'uomo, ma assumendola in sè.
La chiusura, l'ottusità di chi osserva solo esternamente i fatti e pretende di giudicare secondo l'emozione e la reazione del momento (Mt 27,42), impedisce di comprendere la verità secondo il cuore di Dio. Infatti, proprio perchè era Figlio di Dio Cristo rimase in croce, pregando, perdonando...
L'uomo terrestre non capisce le cose di Dio (cf. 1 Cor 2,14), che proprio per poter salvare gli altri Gesù “non” salva se stesso; ma in questo modo diventa dono per tutti.
La vita del martire sembra una disperazione infinita: per questa vita il martire è perduto, si è creato egli stesso un tormento... ma insieme un mondo migliore.
Tuttavia questo viene riconosciuto soltanto nella profondità dei cuori semplici e fedeli, da parte di chi non confida in se stesso, ma soltanto in Dio e a Lui si affida completamente.
La tua Croce, Signore non è luogo di morte ma di vita, non di sconfitta ma di vittoria. E Tu, o Signore, attira a te tutti noi e aiutaci a riconoscere nel dono che hai fatto di te sulla croce il principio della nostra nuova nascita nello Spirito. Grazie, Signore Gesù per il tuo immenso amore.