Copertina

Sulla soglia
dell'infinito

Sussidi liturgici

DOMENICA DELLE PALME - A

Settimana Santa

 

1. AMBIENTAZIONE

Cartellone con uno di questi testi:

  • "Gesù è il Signore"

  • "Gesù, trionfatore e martire"

Simboli:

  • Croce con corona d’alloro.

 

2. RITI INIZIALI

Introduzione

Con la liturgia della domenica delle Palme diamo inizio alla Settimana più grande di tutto l'anno, quella che chiamiamo Settimana Santa. Questa settimana è Grande e Santa perché ricordiamo e celebriamo fatti molto importanti della vita di fedeltà e donazione di Gesù. In questi giorni potremo rivivere con profonda ammirazione il suo atteggiamento di fedeltà e di impegno fino alla morte.

La cornice di tutto quello che rivivremo è stata Gerusalemme, la capitale nella quale Gesù doveva arrivare per lo scontro finale con le autorità e donarsi pienamente per la causa di Dio. Oggi, tra le altre cose, vediamo il duplice comportamento delle persone: da una parte acclamano Gesù e l'applaudono; ma ben presto, dall’altra, la stessa gente lo respinge e chiede la sua morte.

Per quanto riguarda noi, poniamoci di fronte a questa Settimana Santa come credenti, non come spettatori. Sono giorni molto espressivi e carichi di significato, anche oggi.

 

Commemorazione dell'entrata del Signore a Gerusalemme.

 

Se si ritiene opportuno, questo rito si può fare all’esterno della chiesa, per entrare poi processionalmente coi rami d’ulivo. In questo caso, l'introduzione precedente si fa una volta che l'assemblea si è radunata. Il rito include preghiera, proclamazione del vangelo ed entrata processionale coi rami:

 

Preghiera

Accresci, Signore, la fede di coloro che sperano in Te ed ascolta le preghiere di quanti a te accorrono, perché noi che eleviamo oggi i rami d’ulivo in onore di Cristo, rimaniamo in Lui, dando frutti abbondanti. Per lo stesso Cristo nostro Signore.

 

Dal vangelo secondo Matteo

Quando furono vicini a Gerusalemme e giunsero presso Betfage, verso il monte degli Ulivi, Gesù mandò due dei suoi discepoli dicendo loro: «Andate nel villaggio che vi sta di fronte: subito troverete un'asina legata e con essa un puledro. Scioglieteli e conduceteli a me. Se qualcuno poi vi dirà qualche cosa, risponderete: Il Signore ne ha bisogno ma li rimanderà subito». Ora questo avvenne perché si adempisse ciò che era stato annunziato dal profeta: "Dite alla figlia di Sion: Ecco, il tuo re viene a te mite, seduto su un'asina, con un puledro figlio di bestia da soma.
I discepoli andarono e fecero quello che aveva ordinato loro Gesù: condussero l'asina e il puledro, misero su di essi i mantelli ed egli vi si pose a sedere. La folla numerosissima stese i suoi mantelli sulla strada mentre altri tagliavano rami dagli alberi e li stendevano sulla via. La folla che andava innanzi e quella che veniva dietro, gridava:
"Osanna al figlio di Davide! Benedetto colui che viene nel nome del Signore! Osanna nel più alto dei cieli! ".
Entrato Gesù in Gerusalemme tutta la città fu in agitazione e la gente si chiedeva: «Chi è costui». E la folla rispondeva: «Questi è il profeta Gesù, da Nazaret di Galilea».
Parola del Signore.

 

Entrata processionale: canto

Preghiera

Dio, Padre buono, che ci hai lasciato un esempio grandissimo di oblazione e sofferenza dignitosa nella persona di Cristo, fa' che la nostra vita segua i passi di tanti credenti appassionati per il tuo Regno, diventando sempre più testimoni del Vangelo. Per Cristo nostro Signore.

 

3. LITURGIA DELLA PAROLA

Introduzione alle letture

La prima lettura ci parla del Servo di Yahvé, un personaggio simbolico, ubbidiente a Dio, con una missione di profeta, che soffre per il popolo ed al posto del popolo.

Gesù è l'autentico Servo di Yahvé. Senza tener conto della sua realtà divina, ha assunto un atteggiamento di umiltà, di ubbidienza, accettando la sofferenza fino alla morte e morte di croce. Per aver vissuto così, a favore del popolo, oggi lo riconosciamo Signore della storia.

Prima Lettura    Is 50,4-7

Dal libro del profeta Isaìa
Il Signore Dio mi ha dato una lingua da iniziati, perché io sappia indirizzare allo sfiduciato una parola. Ogni mattina fa attento il mio orecchio perché io ascolti come gli iniziati. Il Signore Dio mi ha aperto l'orecchio e io non ho opposto resistenza, non mi sono tirato indietro. Ho presentato il dorso ai flagellatori, la guancia a coloro che mi strappavano la barba; non ho sottratto la faccia agli insulti e agli sputi. Il Signore Dio mi assiste, per questo non resto confuso, per questo rendo la mia faccia dura come pietra, sapendo di non restare deluso. Parola di Dio.

Salmo Responsoriale    Dal Salmo 22

Mio Dio, mio Dio, perché mi hai abbandonato?


Mi scherniscono quelli che mi vedono,
storcono le labbra, scuotono il capo:
«Si è affidato al Signore, lui lo scampi;
lo liberi se è suo amico». 

Un branco di cani mi circonda,
mi assedia una banda di malvagi;
hanno forato le mie mani e i miei piedi,
posso contare tutte le mie ossa. 

Si dividono le mie vesti,
sul mio vestito gettano la sorte.
Ma tu, Signore, non stare lontano,
mia forza, accorri in mio aiuto. 

Annunzierò il tuo nome ai miei fratelli,
ti loderò in mezzo all'assemblea.
Lodate il Signore, voi che lo temete,
gli dia gloria la stirpe di Giacobbe,
lo tema tutta la stirpe di Israele. 

 

Seconda Lettura   Fil 2,6-11

Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Filippési
Cristo Gesù, pur essendo di natura divina, non considerò un tesoro geloso la sua uguaglianza con Dio; ma spogliò se stesso, assumendo la condizione di servo e divenendo simile agli uomini; apparso in forma umana, umiliò se stesso facendosi obbediente fino alla morte e alla morte di croce. Per questo Dio l'ha esaltato e gli ha dato il nome che è al di sopra di ogni altro nome; perché nel nome di Gesù ogni ginocchio si pieghi nei cieli sulla terra e sotto terra; e ogni lingua proclami che Gesù Cristo è il Signore, a gloria di Dio Padre. Parola di Dio.

 

Canto al Vangelo     Fil 2,8-9

Gloria e lode a te, o Cristo!

Per noi Cristo si è fatto obbediente fino alla morte, e alla morte di croce. 
Per questo Dio l'ha esaltato e gli ha dato il nome che è sopra ogni altro nome.

Vangelo     Mt 26,14--27,66

Passione di nostro Signore Gesù Cristo secondo Matteo

La Passione può essere proclamata da tre persone. Vedi la suddivisione in Riti.zip

In quel tempo, uno dei Dodici, chiamato Giuda Iscariòta, andò dai sommi sacerdoti e disse: «Quanto mi volete dare perché io ve lo consegni?». E quelli gli fissarono trenta monete d'argento. Da quel momento cercava l'occasione propizia per consegnarlo.
Il primo giorno degli Àzzimi, i discepoli si avvicinarono a Gesù e gli dissero: «Dove vuoi che ti prepariamo, per mangiare la Pasqua?». Ed egli rispose: «Andate in città, da un tale, e ditegli: Il Maestro ti manda a dire: Il mio tempo è vicino; farò la Pasqua da te con i miei discepoli». I discepoli fecero come aveva loro ordinato Gesù, e prepararono la Pasqua.
Venuta la sera, si mise a mensa con i Dodici. Mentre mangiavano disse: «In verità io vi dico, uno di voi mi tradirà». Ed essi, addolorati profondamente, incominciarono ciascuno a domandargli: «Sono forse io, Signore?». Ed egli rispose: «Colui che ha intinto con me la mano nel piatto, quello mi tradirà. Il Figlio dell'uomo se ne va, come è scritto di lui, ma guai a colui dal quale il Figlio dell'uomo viene tradito; sarebbe meglio per quell'uomo se non fosse mai nato!». Giuda, il traditore, disse: «Rabbì, sono forse io?». Gli rispose: «Tu l'hai detto».
Ora, mentre essi mangiavano, Gesù prese il pane e, pronunziata la benedizione, lo spezzò e lo diede ai discepoli dicendo: «Prendete e mangiate; questo è il mio corpo». Poi prese il calice e, dopo aver reso grazie, lo diede loro, dicendo: «Bevetene tutti, perché questo è il mio sangue dell'alleanza, versato per molti, in remissione dei peccati. Io vi dico che da ora non berrò più di questo frutto della vite fino al giorno in cui lo berrò nuovo con voi nel regno del Padre mio». E dopo aver cantato l'inno, uscirono verso il monte degli Ulivi.
Allora Gesù disse loro: «Voi tutti vi scandalizzerete per causa mia in questa notte. Sta scritto infatti: " Percuoterò il pastore e saranno disperse le pecore del gregge ", ma dopo la mia risurrezione, vi precederò in Galilea». E Pietro gli disse: «Anche se tutti si scandalizzassero di te, io non mi scandalizzerò mai». Gli disse Gesù: «In verità ti dico: questa notte stessa, prima che il gallo canti, mi rinnegherai tre volte». E Pietro gli rispose: «Anche se dovessi morire con te, non ti rinnegherò». Lo stesso dissero tutti gli altri discepoli.
Allora Gesù andò con loro in un podere, chiamato Getsemani, e disse ai discepoli: «Sedetevi qui, mentre io vado là a pregare». E presi con sé Pietro e i due figli di Zebedèo, cominciò a provare tristezza e angoscia. Disse loro: «La mia anima è triste fino alla morte; restate qui e vegliate con me». E avanzatosi un poco, si prostrò con la faccia a terra e pregava dicendo: «Padre mio, se è possibile, passi da me questo calice! Però non come voglio io, ma come vuoi tu!».
Poi tornò dai discepoli e li trovò che dormivano. E disse a Pietro: «Così non siete stati capaci di vegliare un'ora sola con me? Vegliate e pregate, per non cadere in tentazione. Lo spirito è pronto, ma la carne è debole». E di nuovo, allontanatosi, pregava dicendo: «Padre mio, se questo calice non può passare da me senza che io lo beva, sia fatta la tua volontà». E tornato di nuovo trovò i suoi che dormivano, perché gli occhi loro si erano appesantiti. E lasciatili, si allontanò di nuovo e pregò per la terza volta, ripetendo le stesse parole. Poi si avvicinò ai discepoli e disse loro: «Dormite ormai e riposate! Ecco, è giunta l'ora nella quale il Figlio dell'uomo sarà consegnato in mano ai peccatori. Alzatevi, andiamo; ecco, colui che mi tradisce si avvicina». Mentre parlava ancora, ecco arrivare Giuda, uno dei Dodici, e con lui una gran folla con spade e bastoni, mandata dai sommi sacerdoti e dagli anziani del popolo. Il traditore aveva dato loro questo segnale dicendo: «Quello che bacerò, è lui; arrestatelo!». E subito si avvicinò a Gesù e disse: «Salve, Rabbì!». E lo baciò. E Gesù gli disse: «Amico, per questo sei qui!». Allora si fecero avanti e misero le mani addosso a Gesù e lo arrestarono. Ed ecco, uno di quelli che erano con Gesù, messa mano alla spada, la estrasse e colpì il servo del sommo sacerdote, staccandogli un orecchio. Allora Gesù gli disse: «Rimetti la spada nel fodero, perché tutti quelli che mettono mano alla spada periranno di spada. Pensi forse che io non possa pregare il Padre mio, che mi darebbe subito più di dodici legioni di angeli? Ma come allora si adempirebbero le Scritture, secondo le quali così deve avvenire?». In quello stesso momento Gesù disse alla folla: «Siete usciti come contro un brigante, con spade e bastoni, per catturarmi. Ogni giorno stavo seduto nel tempio ad insegnare, e non mi avete arrestato. Ma tutto questo è avvenuto perché si adempissero le Scritture dei profeti». Allora tutti i discepoli, abbandonatolo, fuggirono.
Or quelli che avevano arrestato Gesù, lo condussero dal sommo sacerdote Càifa, presso il quale già si erano riuniti gli scribi e gli anziani. Pietro intanto lo aveva seguito da lontano fino al palazzo del sommo sacerdote; ed entrato anche lui, si pose a sedere tra i servi, per vedere la conclusione. I sommi sacerdoti e tutto il sinedrio cercavano qualche falsa testimonianza contro Gesù, per condannarlo a morte; ma non riuscirono a trovarne alcuna, pur essendosi fatti avanti molti falsi testimoni. Finalmente se ne presentarono due, che affermarono: «Costui ha dichiarato: Posso distruggere il tempio di Dio e ricostruirlo in tre giorni». Alzatosi il sommo sacerdote gli disse: «Non rispondi nulla? Che cosa testimoniano costoro contro di te?». Ma Gesù taceva. Allora il sommo sacerdote gli disse: «Ti scongiuro, per il Dio vivente, perché ci dica se tu sei il Cristo, il Figlio di Dio». «Tu l'hai detto, gli rispose Gesù, anzi io vi dico: d'ora innanzi vedrete "il Figlio dell'uomo seduto alla destra di Dio, e venire sulle nubi del cielo "».
Allora il sommo sacerdote si stracciò le vesti dicendo: «Ha bestemmiato! Perché abbiamo ancora bisogno di testimoni? Ecco, ora avete udito la bestemmia; che ve ne pare?». E quelli risposero: «È reo di morte!». Allora gli sputarono in faccia e lo schiaffeggiarono; altri lo bastonavano, dicendo: «Indovina, Cristo! Chi è che ti ha percosso?».
Pietro intanto se ne stava seduto fuori, nel cortile. Una serva gli si avvicinò e disse: «Anche tu eri con Gesù, il Galileo!». Ed egli negò davanti a tutti: «Non capisco che cosa tu voglia dire». Mentre usciva verso l'atrio, lo vide un'altra serva e disse ai presenti: «Costui era con Gesù, il Nazareno». Ma egli negò di nuovo giurando: «Non conosco quell'uomo». Dopo un poco, i presenti gli si accostarono e dissero a Pietro: «Certo anche tu sei di quelli; la tua parlata ti tradisce!». Allora egli cominciò a imprecare e a giurare: «Non conosco quell'uomo!». E subito un gallo cantò. E Pietro si ricordò delle parole dette da Gesù: «Prima che il gallo canti, mi rinnegherai tre volte». E uscito all'aperto, pianse amaramente.
Venuto il mattino, tutti i sommi sacerdoti e gli anziani del popolo tennero consiglio contro Gesù, per farlo morire. Poi, messolo in catene, lo condussero e consegnarono al governatore Pilato. Allora Giuda, il traditore, vedendo che Gesù era stato condannato, si pentì e riportò le trenta monete d'argento ai sommi sacerdoti e agli anziani dicendo: «Ho peccato, perché ho tradito sangue innocente». Ma quelli dissero: «Che ci riguarda? Véditela tu!». Ed egli, gettate le monete d'argento nel tempio, si allontanò e andò ad impiccarsi. Ma i sommi sacerdoti, raccolto quel denaro, dissero: «Non è lecito metterlo nel tesoro, perché è prezzo di sangue». E, tenuto consiglio, comprarono con esso il Campo del vasaio per la sepoltura degli stranieri. Perciò quel campo fu denominato "Campo di sangue " fino al giorno d'oggi. Allora si adempì quanto era stato detto dal profeta Geremìa: "E presero trenta denari d'argento, il prezzo del venduto, che i figli di Israele avevano mercanteggiato, e li diedero per il Campo del vasaio, come mi aveva ordinato il Signore".
Gesù intanto comparve davanti al governatore, e il governatore l'interrogò dicendo: «Sei tu il re dei Giudei?». Gesù rispose: «Tu lo dici». E mentre lo accusavano i sommi sacerdoti e gli anziani, non rispondeva nulla. Allora Pilato gli disse: «Non senti quante cose attestano contro di te?». Ma Gesù non gli rispose neanche una parola, con grande meraviglia del governatore. Il governatore era solito, per ciascuna festa di Pasqua, rilasciare al popolo un prigioniero, a loro scelta. Avevano in quel tempo un prigioniero famoso, detto Baràbba. Mentre quindi si trovavano riuniti, Pilato disse loro: «Chi volete che vi rilasci: Baràbba o Gesù chiamato il Cristo?». Sapeva bene infatti che glielo avevano consegnato per invidia.
Mentre egli sedeva in tribunale, sua moglie gli mandò a dire: «Non avere a che fare con quel giusto; perché oggi fui molto turbata in sogno, per causa sua». Ma i sommi sacerdoti e gli anziani persuasero la folla a richiedere Baràbba e a far morire Gesù. Allora il governatore domandò: «Chi dei due volete che vi rilasci?». Quelli risposero: «Baràbba!». Disse loro Pilato: «Che farò dunque di Gesù chiamato il Cristo?». Tutti gli risposero: «Sia crocifisso!». Ed egli aggiunse: «Ma che male ha fatto?». Essi allora urlarono: «Sia crocifisso!».
Pilato, visto che non otteneva nulla, anzi che il tumulto cresceva sempre più, presa dell'acqua, si lavò le mani davanti alla folla dicendo: «Non sono responsabile di questo sangue; vedétevela voi!». E tutto il popolo rispose: «Il suo sangue ricada sopra di noi e sopra i nostri figli». Allora rilasciò loro Baràbba e, dopo aver fatto flagellare Gesù, lo consegnò ai soldati perché fosse crocifisso.
Allora i soldati del governatore condussero Gesù nel pretorio e gli radunarono attorno tutta la coorte. Spogliatolo, gli misero addosso un manto scarlatto e, intrecciata una corona di spine, gliela posero sul capo, con una canna nella destra; poi mentre gli si inginocchiavano davanti, lo schernivano: «Salve, re dei Giudei!». E sputandogli addosso, gli tolsero di mano la canna e lo percuotevano sul capo. Dopo averlo così schernito, lo spogliarono del mantello, gli fecero indossare i suoi vestiti e lo portarono via per crocifiggerlo.
Mentre uscivano, incontrarono un uomo di Cirène, chiamato Simone, e lo costrinsero a prender su la croce di lui. Giunti a un luogo detto Golgota, che significa luogo del cranio, gli diedero da bere vino mescolato con fiele; ma egli, assaggiatolo, non ne volle bere. Dopo averlo quindi crocifisso, si spartirono le sue vesti tirandole a sorte. E sedutisi, gli facevano la guardia. Al di sopra del suo capo, posero la motivazione scritta della sua condanna: «Questi è Gesù, il re dei Giudei».
Insieme con lui furono crocifissi due ladroni, uno a destra e uno a sinistra.
E quelli che passavano di là lo insultavano scuotendo il capo e dicendo: «Tu che distruggi il tempio e lo ricostruisci in tre giorni, salva te stesso! Se tu sei Figlio di Dio, scendi dalla croce!». Anche i sommi sacerdoti con gli scribi e gli anziani lo schernivano: «Ha salvato gli altri, non può salvare se stesso. È il re d'Israele, scenda ora dalla croce e gli crederemo. Ha confidato in Dio; lo liberi lui ora, se gli vuol bene. Ha detto infatti: Sono Figlio di Dio!». Anche i ladroni crocifissi con lui lo oltraggiavano allo stesso modo. Da mezzogiorno fino alle tre del pomeriggio si fece buio su tutta la terra. Verso le tre, Gesù gridò a gran voce: «Elì, Elì, lemà sabactàni?», che significa: «Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?». Udendo questo, alcuni dei presenti dicevano: «Costui chiama Elìa». E subito uno di loro corse a prendere una spugna e, imbevutala di aceto, la fissò su una canna e così gli dava da bere. Gli altri dicevano: «Lascia, vediamo se viene Elìa a salvarlo!». E Gesù, emesso un alto grido, spirò.
(Qui si genuflette e si fa una breve pausa)
Ed ecco il velo del tempio si squarciò in due da cima a fondo, la terra si scosse, le rocce si spezzarono, i sepolcri si aprirono e molti corpi di santi morti risuscitarono. E uscendo dai sepolcri, dopo la sua risurrezione, entrarono nella città santa e apparvero a molti. Il centurione e quelli che con lui facevano la guardia a Gesù, sentito il terremoto e visto quel che succedeva, furono presi da grande timore e dicevano: «Davvero costui era Figlio di Dio!».
C'erano anche là molte donne che stavano a osservare da lontano; esse avevano seguìto Gesù dalla Galilea per servirlo. Tra costoro Maria di Màgdala, Maria madre di Giacomo e di Giuseppe, e la madre dei figli di Zebedèo.
Venuta la sera giunse un uomo ricco di Arimatèa, chiamato Giuseppe, il quale era diventato anche lui discepolo di Gesù. Egli andò da Pilato e gli chiese il corpo di Gesù. Allora Pilato ordinò che gli fosse consegnato. Giuseppe, preso il corpo di Gesù, lo avvolse in un candido lenzuolo e lo depose nella sua tomba nuova, che si era fatta scavare nella roccia; rotolata poi una gran pietra sulla porta del sepolcro, se ne andò. Erano lì, davanti al sepolcro, Maria di Màgdala e l'altra Maria.
Il giorno dopo, che era quello successivo alla Parascève, si riunirono presso Pilato i sommi sacerdoti e i farisei, dicendo: «Signore, ci siamo ricordati che quell'impostore disse mentre era vivo: Dopo tre giorni risorgerò. Ordina dunque che sia vigilato il sepolcro fino al terzo giorno, perché non vengano i suoi discepoli, lo rùbino e poi dicano al popolo: È risuscitato dai morti. Così quest'ultima impostura sarebbe peggiore della prima!». Pilato disse loro: «Avete la vostra guardia, andate e assicuratevi come credete». Ed essi andarono e assicurarono il sepolcro, sigillando la pietra e mettendovi la guardia.
Parola del Signore.

Breve silenzio.

Commento omiletico.

[01]    [02]    [03]    [04]    [05]

Questa domenica apre la Settimana Santa che concentra gesti e simboli di grande valore cristiano. È una settimana utile per la meditazione ed il confronto diretto con Cristo; settimana che ci immette direttamente nella Pasqua.

Il messaggio di questa domenica racchiude un paradosso patito da Gesù: prima è acclamato ed applaudito, poi è respinto. Il popolo riconosce l'aspetto profetico ed umano di Gesù: aveva insegnato con autorità ed aveva aiutato molti; ma fu anche critico e soprattutto predicò verità che non piacquero ai più influenti. Questi riuscirono a far ribellare il popolo. Per questo è anche domenica di passione. A volte, in ogni popolo appare questo doppio aspetto e questa doppia posizione.

Sentendosi in sintonia con l'esperienza presentata dalla lettera ai Filippesi, ogni credente deve acclamare con tutto il cuore il servo Gesù che, per esser stato fedele fino alla morte e morte di croce, è anche Signore in cielo e terra. La spogliazione estrema, il non rifuggire la sofferenza, anche se ingiusta, sono buone piste per orientarci fin dall’inizio di questa grande Settimana. In Gesù troviamo una scuola di umanità che anche oggi risulta paradossale. A che cosa serve guadagnare il mondo intero se poi si rovina la propria vita? Oggi come ieri essere cristiano vuol dire essere memoriale di Gesù. Per questo, la Settimana Santa è un'occasione particolare per approfondire la grandezza dell'amore di Dio che passa per la profondità del dolore.    (Silenzio di interiorizzazione).

 

02

Tra le molte sollecitazioni spirituali di questa domenica che apre la Settimana santa, vorremmo cogliere soprattutto quelle derivanti dalla seconda lettura e dal tema della vigilanza proposto dal Vangelo. Che senso può avere per noi - uomini e donne in questa fine di millennio - che tu, Signore, non abbia considerato tesoro geloso la tua divinità, ma ti sia fatto uomo, uomo povero, mite, umile, obbediente fino alla morte di croce? Ecco, è in quest'ultima parola - croce - posta al centro della seconda lettura, la chiave di comprensione d'un cammino ininterrotto, che inizia con la creazione (in particolare, la creazione dell'uomo e della donna), accompagna il peregrinare dell'umanità nella storia tra ricerca di Dio e suo rifiuto, e si compie nella incarnazione e nella "testimonianza" della croce. Ma tutto ciò non è che il preludio ad una dimensione diversa, quella dell'esaltazione, della glorificazione, della risurrezione: enunciata ed incipiente già finché si vive la morte.
La "testimonianza della croce" e la glorificazione-risurrezione di Gesù sono paradigmatiche del cammino di tutta l'umanità e della vita di ciascuna persona: non c'è conquista senza fatica e ricerca; non c'è nascita senza dolore ed apprensione; non c'è matrimonio senza fidanzamento; non c'è maturità senza il travaglio della giovinezza; non c'è pace senza faticosa ricerca di ciò che può unire oltre la divisione; non c'è bene comune senza la umiliazione di esasperati individualismi; ... non c'è giorno senza la notte.

La pedagogia di Dio è formidabile, quanto poco immediata nella comprensione e nella realizzazione, e passa attraverso la dimensione interiore e l'ordine morale di ciascuna persona. Certo il maligno falsa il quadro: induce a scambiare l'essere con l'avere, il servire con il potere, l'essere autentici con l'apparire. E allora, giorno dopo giorno, atto dopo atto, situazione dopo situazione, tutto si ingarbuglia e riesce difficile distinguere il vero dal falso, ciò che "salva" (aiuta a crescere un'autentica umanità, consapevole della propria dimensione trascendente) da ciò che involve e uccide la condizione stessa dell'umanità e la vita stessa dell'uomo. Di esempi è piena la storia di questo come di altri secoli.
Il dono ed il senso della vigilanza possono essere di grande aiuto per un corretto discernimento tra ciò che orienta e forma al bene e tra ciò che orienta e fomenta il male. «Vegliate e pregate, per non entrare in tentazione».

Di questi significati può caricarsi questa Pasqua! Certo che, dopo la testimonianza della croce di Cristo Gesù e la sua glorificazione-risurrezione, nulla può rimanere come prima. Ed è questo il seme e la forza per quel "nuovo inizio" di cui ha bisogno la vita interiore e l'ordine morale di ciascun uomo e ciascuna donna di questo tempo; di cui ha bisogno la famiglia per alimentare la cultura dell'amore e della vita; di cui hanno bisogno le comunità cristiane, impegnate nel cammino di "nuova evangelizzazione"; di cui ha bisogno la società civile con le sue istituzioni per un profondo rinnovamento etico e una nuova cultura della politica.    (Silenzio di interiorizzazione).

 

03

È la domenica delle Palme. Nel luminoso mattino della prima settimana d'aprile, Gesù di Nazaret si mette in cammino lungo la strada che da Betania serpeggia verso Gerusalemme. Gesù entra trionfalmente in città e la folla festosa lo acclama al grido di "Evviva il Figlio di Davide". Subito viene attorniato da ciechi e da storpi che invocano la guarigione, e li sana. Più tardi, assieme agli apostoli, si prepara a consumare la cena pasquale: è l'inizio della passione.
In questa domenica così particolare, siamo interpellati dal profeta Isaia. Nel terzo canto del servo di Jahvè ci propone il "servo sofferente" che prefigura il mistero della passione e morte di Gesù Cristo. A differenza di molti di noi, il servo sofferente non si sottrae alla persecuzione, anzi si offre volontariamente agli insulti per la salvezza di tutti. È una grande lezione: nel momento della sofferenza impariamo dal Cristo ad affidarci totalmente al Padre. Dopo l'estrema umiliazione saremo premiati dalla gioia del paradiso.
Gesù, il servo sofferente, viene esaltato anche dall'apostolo Paolo. Egli sottolinea l'umiltà di Gesù, profondamente solidale e partecipe della nostra umanità, anche nei suoi lati più dolorosi o imperfetti, eccetto il male. Gesù si annienta fino a morire per condividere la nostra condizione umana. L'identificazione con noi, creature umane, non potrebbe essere più piena. Però il premio che il Padre riserva a Gesù Cristo è la glorificazione e la signoria su tutte le cose.

Il racconto della passione che oggi la Chiesa proclama ha una conclusione amara: Gesù è nel sepolcro. «Pilato disse loro: "Avete la guardia, andate e assicuratevi come credete". Ed essi andarono ed assicurarono il sepolcro, sigillando la pietra e mettendovi la guardia». È l'epilogo della "Passione di Gesù secondo Matteo": non un semplice racconto, ma un vero e proprio annuncio di salvezza. L'abbandono e la sofferenza accanto al "silenzio di Dio" sono realtà che ci fanno paura, ma noi sappiamo che dal tragico evento della croce viene messa in luce la persona di Gesù, vero Messia atteso dalle genti e Figlio di Dio.
Cristo continua la sua passione nella storia dell'uomo. È la storia di molti: afflitti, abbandonati, perseguitati e messi a morte ingiustamente. Invochiamo dal Padre la forza dell'amore che scaturisce dal Messia povero e sofferente, perché sappiamo anteporre alla nostra tranquillità la sollecitudine e lo spirito di servizio verso i sofferenti che hanno bisogno di noi.
    (Silenzio di interiorizzazione).

 

04

La Domenica delle Palme ci introduce nella settimana più importante per la nostra fede cristiana.
Avevamo lasciato Gesù davanti al sepolcro dell’amico Lazzaro in lacrime per lui;
Lo ritroviamo appeso ad una croce, abbandonato da tutti i Suoi amici e discepoli, deriso e sputacchiato, insomma, più uomo che mai:
Dio che sceglie di farsi uomo, uomo debole, uomo che non conta niente,  l’ultimo!
Ho provato e riprovato ma non ho trovato al mondo nulla di neppur lontanamente simile:
Dio che si fa trattare così!
Cercheremmo invano, non troveremmo da nessuna parte un dio che muore per le sue creature e,  come se non bastasse, per mano delle sue creature!   
È un amore che non conosciamo, non appartiene alla nostra natura carnale,
noi non sappiamo amare come Gesù sulla croce eppure:
questa è la nostra chiamata, il nostro realizzarci come “uomini veri”.
Il Vangelo di questa domenica inizia con un tradimento…, il tradimento di Giuda.
Subito il nostro animo è portato ad allontanarci dalla figura del Giuda:
Sin da piccolini ci hanno insegnato che Giuda è un maledetto, qualcuno da tenere lontano!
Come ti sentiresti se ti dicessi che nel cuore di ognuno di noi è presente Giuda?
No, non potremmo crederci; noi non tradiremmo mai per trenta denari!
E invece, potremmo scoprire che c’è un Giuda in noi tutte le volte che abbiamo tradito nel matrimonio;
tutte le volte che abbiamo tradito la fiducia del nostro prossimo…
Ma sapete, il Vangelo non ci parla solo di Giuda…   
Magari potremmo scoprire che c’è in noi Pietro; il Pietro che di fronte ad una serva rinnega Cristo.

Pietro intanto se ne stava seduto fuori, nel cortile. Una serva gli si avvicinò e disse:  «Anche tu eri con Gesù, il Galileo!».  Ed egli negò davanti a tutti: «Non capisco che cosa tu voglia dire».  Mentre usciva verso l'atrio, lo vide un'altra serva e disse ai presenti: «Costui era con Gesù, il Nazareno».  Ma egli negò di nuovo giurando:  «Non conosco quell'uomo».  Dopo un poco, i presenti gli si accostarono e dissero a Pietro: «Certo anche tu sei di quelli; la tua parlata ti tradisce!». Allora egli cominciò a imprecare e a giurare: «Non conosco quell'uomo!».

Quando?
Tutte le volte  che, in certi illustri consessi, non abbiamo il coraggio di dire che lo conosciamo.
Perdonatemi ma non riesco a farmi crescere la pelliccia sulla lingua:
Non conosciamo Gesù quando non affermiamo chiaramente che l’aborto non è un diritto  ma è sopprimere una vita;
Non conosciamo Gesù quando non affermiamo chiaramente  che la famiglia è il bene più prezioso della nostra società e che distruggendo le famiglie distruggiamo le nostre città e che quando ci lamentiamo di tutto il male delle nostre società dimentichiamo che lo abbiamo generato distruggendo le famiglie;
Non conosciamo Gesù quando non affermiamo chiaramente che Dio “maschio e femmina li creò” e pretendiamo di stravolgere la natura.
O potremmo anche ritrovarci in Pilato,
il Pilato che di fronte a delle sue responsabilità di cittadino scelto ad essere tutore della Verità, si “lava le mani” per favorire i più prepotenti.

Pilato, visto che non otteneva nulla, anzi che il tumulto cresceva sempre più, presa dell'acqua, si lavò le mani davanti alla folla:  «Non sono responsabile (disse) di questo sangue; vedetevela voi!» 

O potremmo anche ritrovarci nei sommi sacerdoti che cercano una falsa testimonianza per condannare Gesù nell’innocente di turno. 

“I sommi sacerdoti e tutto il sinedrio cercavano qualche falsa testimonianza contro Gesù, per condannarlo a morte; ma non riuscirono a trovarne alcuna, pur essendosi fatti avanti molti falsi testimoni”.

O potremmo anche ritrovarci in coloro che deridono Cristo nella sofferenza del prossimo.
Perché la sofferenza è  inutile, ridicola, umiliante, non concepibile per la nostra società…

E quelli che passavano di là lo insultavano scuotendo il capo e dicendo:«Tu che distruggi il tempio e lo ricostruisci in tre giorni, salva te stesso! Se tu sei Figlio di Dio, scendi dalla croce!». Anche i sommi sacerdoti con gli scribi e gli anziani lo schernivano: «Ha salvato gli altri, non può salvare se stesso
».

O potremmo ritrovarci nella folla che come giustizia sceglie la violenza e la sopraffazione proposta dal Barabba di turno e chiede la morte di Colui che ci dona il perdono.

“Allora il governatore domandò: «Chi dei due volete che vi rilasci?». Quelli risposero: «Barabba!».”
   
Sapete, c’è un percorso da fare dentro di noi.
Un percorso che ci porterà a ritrovare parte di noi in molti uomini descritti dal Vangelo di questa Domenica.
Forse potremmo giungere anche all’amara conclusione che abbiamo peccato non per errore ma perché “volli, fortissimamente volli!”
Bè, per fare Pasqua dobbiamo iniziare proprio da dove non vorremmo!
Ripartire dalle nostre schiavitù, dai nostri tradimenti.
Sì, perché  Pasqua significa fare un passaggio (dall’ebraico Pesah).
E sinceramente non è un passaggio indolore, trionfale.
Ci vuole coraggio, in molti sfuggono da questo guardarsi dentro alla Luce di Cristo.
E in molti, cosa peggiore della precedente, sfuggono dal portare la Luce di Cristo ai cuori immersi nelle tenebre.
Fratello, amico mio in Gesù, fare Pasqua è ripartire dal nostro sepolcro.
Sì, ripartire dalla nostra situazione di morte concreta, da quel peccato che ci umilia e che ci sta rendendo la vita impossibile al punto che alla mattina diciamo “quando sarà sera” e alla sera diciamo “quando sarà mattino”!
Potrebbe accadere che in questo percorso tu possa come Pietro piangere…

“E uscito all’aperto pianse amaramente.”

E ritrovare la tua purezza in queste lacrime, ritrovare il coraggio di dire “Lo Conosco, Lui è la Verità”.
Potrebbe accadere che in questo percorso tu possa trovarti a portare la Croce di Cristo come un certo Simone di Cirene e condividere nel dolore e nel silenzio l’Amore di Dio per tutta l’umanità.
Potrebbe accadere che in questo percorso tu possa ritrovarti ad essere Giuseppe d’Arimatea che accoglie e custodisce il corpo Cristo curando il prossimo indifeso e affamato e carcerato e disperato e che fa schifo a tutti gli altri…
Potrebbe accadere che in questo percorso tu possa ritrovarti ad essere in compagnia della Vergine Maria ai piedi della Croce ad accogliere il “testimone” della vita eterna per tutti coloro che, come te e come me,  ogni giorno Lo crocifiggono con il peccato.
C’è un sepolcro sigillato davanti al quale il principe di questo mondo ha messo la guardia.

“Ed essi andarono e assicurarono il sepolcro, sigillando la pietra e mettendovi la guardia”.  

Il brano del Vangelo termina proprio con il sepolcro chiuso e sigillato e dei soldati messi a guardia della nostra morte…..
Ora io e te aspettiamo, immersi nel buio della nostra morte…
Aspettiamo Cristo.
Come tutti gli anni, nei miei commenti del Vangelo che precedono la Settimana Santa, io aggiungo questa  riflessione di un famoso biblista;
questa riflessione è come se fosse  “l’inno nazionale del mio essere cristiano”:

“Se dovessi scegliermi una reliquia di Cristo sceglierei il catino con cui nostro Signore il giovedì Santo lavò i piedi ai suoi discepoli;

Sì, mi metterei in giro per il mondo con questo catino sotto il braccio, pronto a lavare i piedi al mio prossimo, inginocchiandomi dinanzi a lui, senza mai alzare lo sguardo dai  piedi eludendo così di svelare il volto di chi lavo i piedi, per evitare ogni giudizio e immaginando che, dietro ogni  piede da me lavato, si nascondi il volto di  Gesù…
    (Silenzio di interiorizzazione).

 

05

Il piccolo trionfo di Cristo, ma soprattutto la sua Passione sono i temi della liturgia odierna, facendoci entrare così nella Settimana Santa.
 

Il Vangelo della benedizione dei rami ci prepara all'umiliazione del Messia: non nella gloria viene ora il Signore, ma nell'umiltà, e questo piccolo trionfo non tragga in inganno, perché molto presto la situazione cambia completamente. I discepoli qui sono coloro che fanno ciò che Gesù ha comandato.
Nella prima lettura la profezia del Servo anticipa la vicenda di Gesù: il suo atteggiamento di fiducia in Dio e di amore per i fratelli gli permette una totale libertà di fronte alla prova. Egli ha la certezza che la sua missione non è vana.
Nella seconda lettura il brano dai Filippesi afferma che è assolutamente necessario avere gli stessi sentimenti che furono in Cristo Gesù, che ha vissuto fino alla morte la sua esperienza nella prova. Dio ha premiato la sua fedeltà, lo ha glorificato e lo ha reso Signore.
Nel racconto della Passione, l'evangelista Matteo presenta il Cristo come il Signore che rinuncia all'uso del suo potere e sceglie la via dell'umiltà, compiendo fino in fondo il volere del Padre.
Questo è l'esempio da seguire per ogni discepolo.
I rami di palma e di ulivo sono il segno di un popolo che acclama il suo Re e lo riconosce come Signore che salva e che libera. Ma questa regalità si manifesterà in modo sconcertante sulla croce.
Solo la fede è capace di leggere l'onnipotenza di Dio nell'impotenza di una croce: è l'impotenza dell'Amore, che non muore perchè lo uccidono, ma perchè egli stesso si consegna con libertà sovrana, proprio per esprimere, manifestare la realtà del cuore di Dio.
Questo amore supremo che egli dona perdendo se stesso e diventando solidale con tutte le umiliazioni, i dolori, i rifiuti patiti dall'uomo, dà la misura dell'annientamento di Gesù e decreta il rovesciamento delle situazioni umane: la vera grandezza dell'uomo non sta nel potere, nella ricchezza, nella considerazione sociale, ma nell'amore che è solidale, che è vicino ai fratelli, che si fa servizio.
Dio vince il dolore e la morte non togliendola dal cammino dell'uomo, ma assumendola in sé.
La chiusura, l'ottusità di chi osserva solo esternamente i fatti e pretende di giudicare secondo l'emozione e la reazione del momento (Mt 27,42), impedisce di comprendere la verità secondo il cuore di Dio. Infatti, proprio perchè era Figlio di Dio Cristo rimase in croce, pregando, perdonando...
L'uomo terrestre non capisce le cose di Dio (cf. 1 Cor 2,14), che proprio per poter salvare gli altri Gesù “non” salva se stesso; ma in questo modo diventa dono per tutti.
La vita del martire sembra una disperazione infinita: per questa vita il martire è perduto, si è creato egli stesso un tormento... ma insieme un mondo migliore.
Tuttavia questo viene riconosciuto soltanto nella profondità dei cuori semplici e fedeli, da parte di chi non confida in se stesso, ma soltanto in Dio e a Lui si affida completamente.
La tua Croce, Signore non è luogo di morte ma di vita, non di sconfitta ma di vittoria. E Tu, o Signore, attira a te tutti noi e aiutaci a riconoscere nel dono che hai fatto di te sulla croce il principio della nostra nuova nascita nello Spirito. Grazie, Signore Gesù per il tuo immenso amore.    (Silenzio di interiorizzazione).

 

Credo

Preghiera dei fedeli

  • Per la Chiesa, perché sia generosa e fedele fino alla fine come Gesù, preghiamo il Signore.

  • Perché non ci siano abusi di potere e si rispettino nei popoli i diritti umani, preghiamo il Signore.

  • Perché ci opponiamo a tutto quello che nei nostri ambienti schiavizza l’uomo, preghiamo il Signore.

  • Per tutti quelli che soffrono, perché non cadano nello scoraggiamento, preghiamo il Signore.

  • Perché celebriamo santamente questi giorni che chiamiamo santi, preghiamo il Signore.

Offerte

Ramo di alloro:

  • Ti offriamo, Signore, questo ramo d’alloro riconoscendo che in Gesù c’è tutto il senso e la ragione di vivere.

Vangelo:

  • Ti presentiamo ancora una volta il Vangelo di Gesù, perché rappresenta sempre un'alternativa provocatoria e salutare.

Canto

 

4. RITO DI COMUNIONE

Introduzione

Gesù c'invita a vivere secondo una mentalità evangelica. La sua persona è tutto un esempio ed un nutrimento per la nostra spiritualità. Facciamo la comunione per vivere come Gesù.

Canto

Preghiera

Sii benedetto, Dio Padre, che in un eccesso di misericordia ci hai amati appassionatamente in Gesù Cristo, che umiliò e spogliò se stesso per esserti ubbidiente. Sì, Padre, sii benedetto per la lezione umana che ci hai lasciato nel Redentore della storia. Riconosciuto ed applaudito da alcuni, colpito ed abbattuto da altri, sperimentò più di ogni altro il peso immenso dell'ingiustizia. Lui che aveva sostenuto tanti, morse la polvere della vergogna e soffrì il rifiuto di coloro che si proclamavano religiosi. Ma non poteva rimanere confuso chi si fidò completamente di Te. Poiché non si tirò mai indietro, Tu l’hai fatto uscire dalla tomba e l'hai esaltato e gli hai dato un Nome che al di sopra di ogni altro nome, orgoglioso del suo comportamento alternativo. Noi, Padre, pieghiamo il ginocchio ammirati e festanti e proclamiamo Gesù Signore nostro a tua gloria, l'esempio definitivo della liberazione attuata nell’amore. Accogliendo il suo trionfo e la grandiosa visione che ci lascia, ti diciamo riconoscenti:   Padre nostro...

Gesto di pace

Distribuzione della comunione: Canto

Ringraziamento   

Dio, Padre buono, ti ringraziamo per l’esperienza spirituale che abbiamo condiviso. Eccoci qui con il cuore aperto alla Pasqua. Eccoci qui disposti ad irradiare la luce del Vangelo. Grati alla tua misericordia redentrice, ritorniamo alla vita di ogni giorno con la forza dei testimoni. Vieni con noi per la strada, nel lavoro, nella vita di famiglia, nei luoghi di divertimento... Tutti i nostri progetti vogliono avere un unico obiettivo: il tuo Regno e la tua santa volontà.

 

5. RITO DI CONCLUSIONE

Impegno

Vivere intensamente i messaggi della Settimana Santa.

Benedizione

Commento finale

Riconosciamo che Gesù è Signore a gloria di Dio e per la nostra dignità. Ci rendiamo conto che la vittoria di Gesù passa per l’obbedienza e la sofferenza. I messaggi di amore e di passione che sono stati seminati vogliono aiutarci, durante questa settimana, ovunque noi siamo, ad approfondire il significato dell’essere cristiani. Questa è una settimana particolarmente carica di significato, perché raccoglie ciò che di più grande c’è nell'esempio di Gesù.

Canto finale e commiato

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