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1. AMBIENTAZIONE
Cartellone con uno di questi testi:
Simboli:
2. RITI INIZIALI Introduzione Fratelli, c'è nato il Salvatore, il Messia, il Signore. È la grande notizia di questo giorno. È Natale. Dio si è fatto uno di noi, ci abbraccia affettuosamente e decide di lavorare al nostro fianco per un mondo più umano e fraterno. Come credenti, dobbiamo essere disposti a conoscere e sperimentare in modo sempre più grande che Dio ci ama, ci benedice, e ce lo dimostra scendendo fino a noi come Parola fatta persona, vita e luce. Questo atteggiamento da parte di Dio è tenero e stupendo. Non così da parte nostra, che molte volte preferiamo la tenebra e respingiamo la sua presenza. Lasciamo che la Parola, fatta vita umana, ci penetri, perché porta con sé molta energia e rivelazione. Canto Saluto Fratelli, benediciamo Dio che ci ha visitati e redenti in un modo così umano. Atto penitenziale
GloriaPreghiera colletta Padre di bontà, ti ringraziamo per Gesù Cristo, il messaggero della pace. Nato da Maria, è l’atteso, la Luce del mondo, il Messia, il Signore. Diede totalmente la sua vita per riscattarci dal peccato e preparare così un popolo come tu lo avevi sognato. Noi, con la consapevolezza di essere stati redenti, rinnoviamo davanti a te la nostra fede. Conta su di noi per trasformare il mondo. Amen.
3. LITURGIA DELLA PAROLA Introduzione alle letture In diverse occasioni, in molti modi e con mezzi diversi Dio si è rivelato all'umanità. Il modo più alto e definitivo è stato per mezzo di Gesù Cristo. Lui è la grande Parola umana di Dio, il grande testimone ed il più grande trasmettitore del suo messaggio. Dopo Gesù, è un errore voler incontrare Dio per altre vie. Lui è la Strada. Prima Lettura Is 52,7-10 Dal libro del profeta Isaia Salmo Responsoriale Dal Salmo 98 R. Tutta la terra ha veduto la salvezza del Signore. Cantate al Signore un canto nuovo, Seconda Lettura Eb 1,1-6 Dalla lettera agli Ebrei Canto al Vangelo R. Alleluia, alleluia. Un giorno santo è spuntato per noi: venite tutti ad adorare il Signore; R. Alleluia. Vangelo Gv 1,1-18 Dal vangelo secondo Giovanni Breve silenzio. Commento omiletico. [01] [02] [03] [04] [05] [06] [07]
I motivi fondamentali che portano noi cristiani a rallegrarci e a scambiarci gli auguri per Natale sono l'incarnazione del Figlio di Dio ed il suo progetto redentore. Oggi ci giunge un messaggio colmo di tenerezza, che diventa però anche una grande sfida: noi cristiani, come Gesù, dobbiamo essere luce e testimonianza in mezzo alla famiglia, tra i vicini, in mezzo alla gente... Sì, fratelli. Dio ci ama immensamente e vuole che siamo felici. Per questo pone la sua dimora tra noi, per animarci e liberarci e come gesto supremo di Alleanza nuova e definitiva con tutte le generazioni. Avremmo immaginato un amore più abbondante o un'attenzione più profonda e colma di affetto? Dio è sempre stato generoso e Natale è una dimostrazione singolare di quanto si è impegnato nei nostri confronti. Il profeta Isaia loda il messaggero che annuncia la pace, ed invita ad applaudire Dio perché ci visita come salvatore. Da parte sua, l'autore delle Lettera agli Ebrei riconosce che Dio si è fatto conoscere molte volte e in diversi modi. È una grande verità! Perché se qualcosa lo caratterizza, è parlare, rivelarsi, manifestarsi. Dio non è muto, non tace mai. Per mezzo di segni, simboli o messaggeri ci comunica i suoi ideali ed i suoi progetti. La sua più grande e più affettuosa comunicazione è Gesù di Nazaret. Lui è il grande testimone, la sua Parola chiave e culminante, la bontà personificata, ricolma di vita e di luce. Bisogna sottolinearlo, fratelli: Dio è ostinato nel salvarci. Ha voluto farlo per mezzo di Gesù e, per quanto lo riguarda, ha raggiunto il suo scopo: "Nella Parola c'era vita, e la vita era la luce degli uomini. La luce brilla nelle tenebre, ma le tenebre non l’hanno accolta". Quest’impegno di Dio è oggi una nostra responsabilità. A volte sentiamo e anche noi diciamo: "Questo non si riesce proprio a sistemare". Più ancora: "Questo né Dio lo può mettere a posto". Se comprendiamo la dinamica profonda del Natale cristiano, non possiamo pensare così, e queste espressioni non devono uscire dalla nostra bocca. Il Natale ci infonde la convinzione profonda che ogni cristiano è chiamato ad essere luce e vita in mezzo a fratelli; pertanto, siamo soluzione. La redenzione continua e Dio vuole contare su di noi. Ma il Natale presenta una duplice situazione: Dio ci regala in modo stupendo e tenero suo Figlio per dimostrarci quanto siamo importanti per Lui; tuttavia, molti di noi rispondono in modo meschino voltandogli le spalle, preferendo la tenebra alla luce. È il chiaroscuro di ogni Natale. Dio non può forzare la nostra risposta; dobbiamo darla in modo convinto e libero. Per questo, Natale è vera festa se accogliamo Gesù ed accettiamo di essere, come Lui, figli di Dio. Se Dio si è fatto uomo, è per elevarci alla condizione divina e così vivere in comunione filiale ed affettuosa con Lui. (Silenzio di interiorizzazione).
Fratelli e sorelle, contempliamo brevemente insieme alcuni aspetti del Natale. Natale: un fanciullo in fasce, che è il Dio velato, nascosto dentro umana carne. Natale: l'amore che scende fra noi, in forma di bellissimo e beato fanciullo, uguale a noi nella sua umanità, uguale e diverso da noi nella sua divinità, santità e grazia. Egli è il Dio che per infinito amore è venuto a salvarci, diventando per noi il volto del Dio invisibile, la Parola che rivela il Dio inesprimibile. Natale: una disposizione interiore dolce e serena ad accogliere la Parola, che è il Signore; attesa contemplativa di un messaggio di speranza, che questo Bambino fa fiorire nel cuore; desiderio di trovare la preghiera più semplice, con le più pure parole della bontà, per parlare a Gesù Bambino, usando magari le parole semplici di un poeta: Sono davanti a te, Santo Bambino col capo chino e le manine giunte. Fa' che il tuo dono s'accresca in me ogni giorno e intorno lo diffonda nel tuo nome» (Umberto Saba). (Silenzio di interiorizzazione).
Fratelli e sorelle, contempliamo brevemente insieme il mistero del Natale. «Rallegriamoci tutti nel Signore, perché è nato al mondo il Salvatore. Oggi la vera pace è scesa a noi dal cielo». La liturgia di Natale è tutta un invito alla gioia, un inno di esultanza. Eravamo tutti soffocati nelle tenebre, un popolo brancolante tra le opere del male, travagliato da una insoddisfazione profonda e insolubile che si tramutava in inimicizia tra noi, riverbero di una rottura di amicizia con Dio che pesava sul cuore, anche se non confessata. Ecco, nella notte viene questa luce dal cielo, prende figura di bimbo, e noi sentiamo, ammaestrati dai profeti, che quel Bimbo è per tutti noi, per la nostra salvezza: Lui è il Salvatore, il Messia promesso e atteso. Viene dal cielo come un dono di perdono, di pace, di sorriso da quel Padre unico, che non si è mai stancato di amarci, ed ora ce lo dichiara in questo Gesù. (Silenzio di interiorizzazione).
Fratelli e sorelle, la nostra contemplazione oggi deve tener presenti i seguenti grandi temi. Il Natale è mistero di salvezza, che continua tuttora operante nella Chiesa mediante la celebrazione liturgica: «è nato per noi». È mirabile scambio tra la divinità e l'umanità. II primo atto di questo meraviglioso scambio si opera nell'umanità di Cristo assunta dal Verbo, e il secondo atto consiste nella reale nostra partecipazione alla divina natura del Verbo. II Natale apre già la prospettiva della Pasqua: colui che giace posto in una mangiatoia prefigura colui che sarà posto a giacere nel sepolcro. Infine il Natale è l'inizio della Chiesa e della solidarietà degli uomini: è l'origine del popolo cristiano. La nascita del capo è anche la nascita del corpo. Viviamo la gioia della redenzione e rigenerazione. (Silenzio di interiorizzazione).
Carissimi fratelli e sorelle, con la nascita di Gesù è cominciato un mondo nuovo: non siamo più quelli di prima. Abbiamo davanti agli occhi, un poco stralunati, la meraviglia e lo stupore di un re bambino, nato per noi. E la sua Madre beatissima, custode attenta e scrupolosa di tutto ciò che Dio Padre ha da dire e da dare. Cosa significano questi eventi per noi, abituati a vedere ben altro, noi che ormai siamo incapaci di meravigliarci e di stupirci ancora? Sappiamo essere, come i pastori, gente che va senza indugio? Sappiamo cosa e chi cercare? Che meravigliosa scoperta, che opportunità grande abbiamo a nostra disposizione! Anche noi possiamo e dobbiamo dare gloria a Dio, come ne siamo capaci, con le forze che abbiamo. Quella meraviglia è contagiosa: davanti al nostro presepio non facciamo solo promesse vane, che durano tre giorni e che non lasciano il segno: cambiamo vita, trasformiamoci, per essere autori, insieme al Signore, di quel mondo nuovo e stupendo appena iniziato. (Silenzio di interiorizzazione).
Che giorno di festa e di grazia! Oggi già la prima lettura è "Vangelo", lieto annunzio; il messaggero di pace, che proclama la salvezza, ci invita a prorompere in canti di gioia: la profezia si avvera, «tutti i confini della terra vedranno la salvezza». Il salmo ci conduce all'esultanza: il prodigio compiuto oggi da Dio merita davvero un canto nuovo. Eccone la spiegazione attraverso la lettera agli Ebrei diventati cristiani: Dio ha parlato molte volte nei tempi antichi, ha parlato per mezzo dei profeti, ma oggi egli parla attraverso la voce del Figlio! Non altri, ma Dio stesso parla. E il vagito di un bambino, oggi, la voce di Dio!
Ogni figlio è un miracolo; noi che siamo dei comuni e semplici genitori abbiamo sempre contemplato i nostri piccoli come dei doni più "grandi" di noi. Una mamma che stenta addirittura a fare un facile disegnino come potrebbe aver fatto "il capolavoro" di una vita? No, è un dono d'amore e l'amore è mistero di Dio. Di fronte a questo Dio che si è fatto bambino, ecco un lampo di intuizione che squarcia i dubbi e i millenni: quanto è grande l'amore di Dio! Nel mondo antico la parola umana non aveva solo il valore di un suono, di un mezzo per comunicare; la parola biblica "esprime" la persona nel suo valore. Dalla sua parola si giudica un uomo. Ora Dio ha espresso la sua Parola, il suo Vangelo, il suo Verbo, in modo totale, definitivo. Non servono più i profeti, Dio parla attraverso il Figlio con Gesù. Il buio ed il mistero sono attraversati dallo splendore della luce. Oggi tutto è chiarito perché Dio parla e splende: è entrato nella storia per spiegarla.
Gesù si è rivestito di carne umana, diventando uno di noi, ci ha rigenerati e fatti diventare figli di Dio. La profonda spiegazione dell'evangelista Giovanni si salda dunque con la nostra semplice esperienza di genitori quando riconosciamo nei nostri figli dei doni «i quali non da sangue, né da volere di carne, né da volere di uomo, ma da Dio sono stati generati». E la gioia prorompe, la festa si fa più viva, il Vangelo diventa vita quotidiana: per un Natale che continui! (Silenzio di interiorizzazione).
Cristo è la luce che viene ad illuminare il mondo. E' necessario però che questa Luce venga accolta dal cuore dell'uomo e il cuore che più di tutti ha accolto questa luce è stato quello di Maria. Maria Lo ha accolto nella povertà di una grotta, ma il Bimbo che aveva tra le braccia era il Figlio di Dio che avrebbe ridato la vita agli uomini; noi liberariamoci da ciò che ostacola il nostro cammino di comunione con Lui e accogliamo Gesù come Signore della nostra vita. Maria non ha tenuto per sé il Bambino: lo ha custodito a Nazaret e poi ha lasciato che andasse a compiere la sua missione; anche noi siamo invitati a non trattenere gelosamente la scoperta che Gesù dà senso e serenità alla nostra esistenza ma a comunicarlo ai fratelli perché anche loro possano lodare Dio nella gioia. Visto in una più ampia prospettiva storica, il Santo Natale è stato il primo giorno di vita della civiltà cristiana. Infatti, se è vero che la civiltà è un fatto sociale, che per esistere come tale non si può contentare neppure di influenzare un piccolo gruppo di persone ma deve irradiarsi sopra una collettività intera, si può dire che la atmosfera soprannaturale che emanava dal presepe di Betlemme sulle realtà circostanti già stava formando una civiltà.
Infatti la luce che cominciò a brillare sugli uomini a
Betlemme si sarebbe diffusa sul mondo intero, trasformando le mentalità,
abolendo e istituendo costumi, infondendo uno spirito nuovo a tutte le culture,
unendo e innalzando ad un livello superiore i popoli, e proprio per tutto questo
si può affermare che il primo giorno di Cristo sulla terra fu senz'altro il
primo giorno di un'era storica. Perchè ciascun cristiano deve riconquistare ogni giorno nel suo cuore quei valori e riaffermare ogni giorno la sua fede in essi. Perchè ogni conquista, ogni progresso non è mai esclusivamente umano, ma la nostra vittoria deriva essenzialmente e prima di tutto dal nostro Signore Gesù Cristo. Quindi fiducia nel Signore Gesù, fiducia nel soprannaturale, ecco una lezione che ci dà il Santo Natale. Con gli occhi su Maria, chiediamo l'unica grazia che realmente importa: il Regno di Dio in noi e attorno a noi. Il resto ci sarà dato in sovrappiù. In tutte le testimonianze della fede cristiana primitiva è chiara una cosa: nell'ambito della storia si presenta un uomo, un uomo come tutti noi, tale però che in tutta la sua esistenza terrena, dalla nascita fino alla terribile morte in croce, oltrepassa le dimensioni dell'umano e proprio per questo ci apre una porta che fa intravedere che non siamo nati semplicemente per morire dopo un certo tempo, breve o lungo che sia.
Un uomo che compie segni straordinari e pronuncia parole che
non tramontano; mette in pratica l'amore come nessun altro e rivela che cosa è
l'agire generoso che salva gli uomini; è immagine e segno di Dio in questo
mondo.
Tutto ciò si rivela già nella sua nascita: il debole bambino
che nasce nella mangiatoia è il Salvatore del mondo. Questo è l'intramontabile
messaggio del Natale. Partecipando alla Cena del Signore aumentiamo la nostra consapevolezza che nel dono del Sacramento cresce in noi una misteriosa comunione di vita con Dio, per cui siamo realmente suoi figli. Come Maria e i pastori lo riconosciamo e lo adoriamo Signore. (Silenzio di interiorizzazione).
Credo Preghiera dei fedeli
Offerte Tamburello a sonagli:
Candela accesa:
Canto
4. RITO DI COMUNIONE Introduzione Dio è sceso dall'alto del cielo per sostenere il nostro cammino quotidiano. Viviamo con Lui in intensa comunione. Canto Preghiera Padre santo, come sono belli sui monti i piedi del messaggero che annuncia la pace. Com’è grande la tua amorevole rivelazione che riempie di Vangelo la vita di persone e popoli. E com’è bella la nostra vocazione cristiana avvolta dalla tua bontà e misericordia. Quando assimiliamo il tuo messaggio salvifico tutto il nostro essere vibra di grande energia. Sii benedetto, o Padre, per il tuo Figlio fato uomo, Parola nuova e luminosa, testimone concreto del compimento delle tue promesse. Sii benedetto per il tuo dialogo d’amore e per i tuoi gesti d’Alleanza portati avanti lungo la storia. La tua presenza luminosa ci consola e ci spinge ad impegnarci. C'impressiona la grandezza della tua liberazione. Padre santo, hai stupito tutte le generazioni. Con tuo Figlio tra noi avvicini la terra al cielo. Sei meraviglioso nel tuo amore redentore. Con emozione e gratitudine ti diciamo: Padre nostro…
Gesto di pace Con le mani unite intonare un canto di pace.
Distribuzione della comunione: Canto Ringraziamento
5. RITO DI CONCLUSIONE Impegno Mettere in pratica i valori del Natale cristiano. Benedizione Commento finale Natale è l’espressione più alta dell'Alleanza di Dio con noi. Lui ci consegna la sua divinità, accoglie la nostra umanità e si mette al nostro servizio. Lui si fa uomo perché noi ci divinizziamo. Per questo ha senso dirci: Buon Natale! Giorni felici di pace e di relazione. Facciamo in modo di testimoniare che Dio ci ama. Canto finale e commiato con il bacio del Bambino
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