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Sulla soglia
dell'infinito

Sussidi liturgici

 

CELEBRARE  BENE  L’AVVENTO - 03

[Avvento]

 

PER VIVERE L’AVVENTO

 

1. Il tempo d’Avvento

 

L'Avvento ci prepara a celebrare il Natale e l'Epifania. I tre momenti sono intimamente legati. Non dobbiamo dimenticarlo nel momento della preparazione e celebrazione di questi giorni.

Con l'Avvento iniziamo un nuovo anno liturgico, lungo il quale ricordiamo e viviamo alcuni dei momenti centrali della storia della salvezza, nei quali Dio ci colma con la sua grazia e noi un po’ alla volta impariamo a vivere alcuni atteggiamenti tipici del cristiano.

L'Avvento è formato da quattro domeniche e possiamo dividerlo in due periodi: dalla prima domenica fino al 16 di dicembre; e dal 17 al 24 dicembre. Nel primo si sottolinea l'aspetto escatologico, l'attesa della gloriosa venuta di Cristo alla fine dei tempi; e nel secondo ci prepariamo a celebrare la Nascita del Figlio di Dio fatto uomo. In quest’ottava che precede il Natale la liturgia celebra colui che "fu annunziato da tutti i profeti, la Vergine Madre attese e portò in grembo con ineffabile amore; Giovanni proclamò la sua venuta e lo indicò presente nel mondo", come dice uno dei prefazi propri di questo tempo.

Ogni domenica d’Avvento s’incentra su un aspetto determinato. La prima presenta l'ultima venuta di Cristo alla fine dei tempi e la chiamata a rimanere in atteggiamento vigile. Nella seconda e terza il principale protagonista è il precursore Giovanni Battista, che ci annuncia la venuta del Signore nella nostra vita e c'invita a prepararne le strade. E nella quarta siamo portati a fissare il nostro sguardo già sul Natale, contemplando Maria, la Madre di Dio che dona al mondo il suo Figlio, e San Giuseppe suo sposo. Nelle prime letture dell'A. T. ascoltiamo gli annunci del profeta Isaia e degli altri profeti che ci trasmettono la gioiosa speranza del Messia e c'invitano a confidare in lui e ad invocarlo perché venga a salvarci.

Oltre alle domeniche, però, per coloro che vogliono vivere intensamente questo tempo, sono importanti anche i giorni infrasettimanali. Le letture ed i testi di questi giorni ci portano a vivere interiormente la grande ricchezza spirituale dell'Avvento e ci fanno cogliere ancora meglio le due parti di cui questo tempo è composto ed alle quali ci siamo riferiti sopra.

 

2. Teologia dell'Avvento

 

L'Avvento racchiude un ricco contenuto teologico. Considera il mistero di Cristo in tutti i suoi aspetti, dalla venuta del Signore sulla terra fino al suo ritorno finale. I diversi aspetti si richiamano l’un l’altro e si fondono in una straordinaria unità.

Evoca la salvezza nella sua dimensione storica e sacramentale. Il Dio dell'Avvento è il Dio della storia, che è venuto a salvare l'uomo attraverso Gesù Cristo, rivelazione del volto del Padre.

Nell'Avvento appare con forza la dimensione escatologica del mistero cristiano. Dio ci salva, anche se questa salvezza si rivelerà solo alla fine dei tempi. La storia è il luogo in cui si realizzano le promesse di Dio e l’uomo è orientato verso il giorno del Signore. Dio è venuto nella nostra carne; dopo la morte si manifestò e rivelò risorto agli apostoli e ai testimoni scelti da Dio, ed apparirà glorioso alla fine dei tempi. La Chiesa vive sulla terra la tensione tra il “già” della salvezza pienamente compiuta in Cristo e il “non ancora”, perché questa salvezza deve ancora realizzarsi in noi e deve manifestarsi alla fine dei tempi col ritorno glorioso del Signore come giudice e come salvatore.

L'Avvento ci ricorda anche l’impegno missionario della Chiesa e d’ogni cristiano perché venga il regno di Dio. La missione della Chiesa di annunciare il vangelo a tutte le genti si fonda sul mistero della venuta di Cristo, inviato dal Padre, e sulla venuta dello Spirito Santo, inviato dal Padre e dal Figlio.

Noi siamo incamminati verso questa venuta definitiva del Signore alla fine dei tempi e ci prepariamo per essere ben disposti. Il nostro cammino, pieno d’oscurità e sofferenza, è chiamato a trasformarsi nel cielo nuovo e nella terra nuova, in cui Dio sarà per sempre "Dio con noi" e non ci saranno più lacrime, né sofferenze, né dolore, e l'amore di Dio sarà tutto in tutti, come leggiamo nell'Apocalisse.

Sintetizzando, possiamo dire così: le tre venute di Cristo sono gli assi portanti della teologia dell'Avvento, tre venute che si richiamano e spiegano a vicenda.

La prima venuta di Cristo nell'umiltà della nostra carne ci ricorda la sua ultima venuta alla fine dei tempi; quest’ultima venuta è quella tenuta presente nella prima parte dell'Avvento. La seconda parte dell'Avvento ci conduce verso la celebrazione del Natale, senza però dimenticare la seconda venuta. La prima ed ultima venuta del Signore sono attualizzate nella celebrazione liturgica che porta nel nostro oggi tanto il mistero della parusia come quello dell'incarnazione.

In questo modo l'Avvento si collega strettamente col mistero della manifestazione del Signore (Natale-Epifania) in una tematica teologica comune: la venuta del Signore per la nostra redenzione.

 

3. Le figure dell'Avvento

 

Sono tre le figure bibliche che risaltano in questo tempo: il profeta Isaia, il profeta e precursore Giovanni Battista, e Maria, la Vergine Madre.

3.1. Nella liturgia ascoltiamo al profeta Isaia, il profeta per eccellenza del tempo dell'attesa. È un profeta molto in sintonia con gli uomini d’oggi per il suo desiderio di liberazione, per il suo anelito assoluto di Dio, per la logica della sua vita, fatta di lotta e di dedizione. Isaia è stato posseduto dal Spirito ed annuncia quello che gli ha detto il Signore. È conosciuto per le sue azioni, che manifestano la sua elevata statura morale. È anche il grande annunciatore della parusia, della venuta di Yahvé. Ci parla dei tratti caratteristici del Messia, il quale nascerà da una donna, venendo così inserito nella dinastia di Davide. Ci parla anche del giorno di Yahvé, giorno definitivo e terribile, ma anche giorno di giustizia e di pace.

3.2. Giovanni il Battista è l'ultimo dei profeti. Giovanni significa "Yahvé è favorevole". In lui si riassume tutta la storia precedente fino al momento del suo compimento. Incarna perfettamente lo spirito dell'Avvento. Ha la missione di preparare la via del Signore, di far conoscere ad Israele la salvezza e indicare Cristo ormai presente in mezzo al suo popolo.

Giovanni è un uomo consacrato a Dio. È un asceta: si astiene dal vino e dalle bevande alcoliche. È guida del popolo. Precede il Messia. La nascita di Giovanni è l’occasione per intonare un canto di ringraziamento che descrive anche il ruolo che svolgerà questo bambino. È il segno che Dio viene incontro al suo popolo: prepara la strada al Signore e lo rende consapevole della salvezza che porta.

Non si limita però solo ad indicare il Messia; dà anche testimonianza della sua presenza in mezzo al popolo. La grandezza di Giovanni si fonda sulla sua umiltà e sul suo nascondimento; e il suo splendore ha origine dalla luce che irradia il Messia. Non si parla di Cristo senza parlare di lui, poiché non è legato solo alla venuta di Cristo, ma anche alla sua opera, la redenzione del mondo e la sua realizzazione, fino alla parusia. Per questo, è costantemente presente nella liturgia dell'Avvento.

La missione di Giovanni Battista rimane e continua nella Chiesa, poiché ogni cristiano ha la missione di preparare la via del Signore, di annunciare la Buona Notizia. Come lui, anche la Chiesa, ognuno di noi, deve essere testimone della luce, lasciando il primo posto allo Sposo, perché lui cresca e noi diminuiamo. La sua lezione d’ascesi nel deserto è sempre necessaria nella Chiesa.

3.3.  Nell'Avvento appare anche la cooperazione di Maria al mistero della redenzione. Ella è la nuova Eva. La festa dell'Immacolata non deve essere una parentesi o una rottura dell'unità di questo tempo liturgico, ma parte del mistero. Maria è il prototipo dell'umanità redenta, il frutto più splendido della redenzione di Cristo. Dio volle che ella fosse "l’inizio della Chiesa, sposa di Cristo senza macchia e senza ruga, splendente di bellezza", come ci dice il Prefazio dell'Immacolata. Il Figlio di Dio venne nel mondo attraverso Maria. È la donna semplice, fedele, conoscitrice delle speranze del suo popolo e di tutto quello che i profeti avevano annunciato e promesso. Ella attendeva piena di fede l'arrivo del Messia. Dio la chiama ad essere madre del Salvatore ed ella risponde con umiltà e con fede, disponendosi così ad accogliere nel suo seno il Salvatore del mondo. Dio la preparò dal primo momento della sua esistenza, poiché rimasta libera dal peccato fin dalla sua concezione, in lei fruttifica in anticipo la salvezza di suo Figlio.

Per questo, Paolo VI parlò dell'Avvento come del tempo liturgico più indicato per ricordare e pregare Maria. E benché durante tutto l'Avvento la sua figura sia presente nella Liturgia delle Ore, dal giorno 17 e nella domenica anteriore al Natale, Maria diventa la principale protagonista delle narrazioni evangeliche.

Il mistero di Maria per noi oggi ha ancora tutta la sua attualità. In Avvento dobbiamo unirci a lei come esempio da seguire, in attesa della venuta di Cristo. Maria è tutto un Avvento.

 

4. - Spiritualità dell'Avvento ed atteggiamenti

 

In questo tempo siamo richiamati a rinnovare la nostra fede e la nostra speranza in Gesù che ci porta la salvezza. È un'occasione per preparare la nostra vita in modo che il Signore possa ancora venire in noi, rinnovare il nostro cuore e trasformarci in uomini nuovi, desiderosi di fare il bene sullo stile di Gesù. Per questo diciamo che l'Avvento non serve solo per preparare una venuta successa secoli fa, ma anche per aprirci costantemente alla presenza di Dio che viene a noi ogni giorno. Perché Gesù viene ogni giorno attraverso l'Eucaristia, i sacramenti, la comunità cristiana, etc. Viene nel cuore di ogni credente attraverso la preghiera, la lettura della Parola di Dio, quando vogliamo accostarci a lui. Viene attraverso i fratelli, negli avvenimenti della nostra vita, in quello che facciamo e viviamo, nei poveri, dove si riflette il suo volto...

Attraverso la liturgia della Chiesa in questo tempo Dio ci richiama a vivere determinati atteggiamenti del vangelo che sono essenziali per il cristiano: l'attesa vigile e gioiosa, la speranza, la conversione, la gioia, la preghiera e la pazienza.

Dobbiamo essere vigilanti, imparando ogni giorno ad amare a Dio e gli altri come Gesù, per poter, un giorno, vivere per sempre con lui.

 

4.1. - la speranza: aspettiamo la venuta del Signore e la sua salvezza per noi e per il nostro mondo.

L'atteggiamento di attesa è tipico della Chiesa e del cristiano, poiché il Dio che si rivela è il Dio della promessa, quello che ci manifesta in Cristo l'assoluta fedeltà all'uomo. La Chiesa non aspetta il Messia promesso, ma vive l'attesa d'Israele come una realtà e l’attesa della definitiva manifestazione in Cristo. Adesso vediamo come in uno specchio, fino al giorno in cui vedremo a faccia a faccia. La Chiesa vive questa attesa in atteggiamento vigile e gioioso, per questo eleva il suo cuore a Dio dicendo: Maranatha, vieni, Signore Gesù.

Il canto che caratterizza questo tempo è il salmo 24: R. A te, Signore, innalzo l’anima mia. Mio Dio, in te confido: che io non rimanga deluso, perché quelli che sperano in te non rimangono delusi.

Ogni gesto d’amore compiuto, ogni momento di gioia vissuto, ogni dolore superato, ogni ingiustizia vinta, ogni esperienza di fiducia in Dio Padre è un’attualizzazione dell’attesa. Per questo, mentre attendiamo la vita nuova e definitiva che solo Dio può darci, ci rallegriamo anche dei piccoli o grandi momenti di vita nuova che si fanno strada tra noi. Teniamo anche gli occhi aperti sui mali del nostro mondo. Non viviamo tranquilli, lasciando che sia il Signore, con la sua venuta, a eliminarli, secondo le parole del profeta Isaia: "abiterà il lupo con l'agnello, la pantera si sdraierà col capretto, il torello ed il leone pascoleranno insieme; ed un ragazzo piccolo li pascolerà" (Is 11, 6).

4.2. Preparare la strada al Signore attraverso la conversione: Dio entra nella storia ed interpella l'uomo. La venuta di Dio in Cristo esige una conversione continua da parte nostra. La novità del vangelo è una luce nuova che ci vuole scuotere. Il tempo di Avvento è una chiamata alla conversione per preparare le strade del Signore ed accogliere il Signore che viene, la sua salvezza. L'Avvento c'insegna a vivere l'atteggiamento dei poveri di Yahvé, dei miti, degli umili, dei disponibili, che Gesù proclamò beati.

La salvezza non è opera nostra, ma di Dio. Dobbiamo però darci da fare perché nel mondo regni la bontà, l'amore e la giustizia; perché ci sia un mondo nel quale tutti i cuori siano pieni di Dio. Dobbiamo fare tutto quello che sta in noi, in modo che la nostra vita ed il nostro mondo siano sempre più secondo il progetto di Dio, secondo la sua volontà. Anche noi dobbiamo chiederci: Allora, che cosa dobbiamo fare?

4.3. La gioia: Benché la gioia sia più del Natale, già in Avvento siamo invitati a vivere la gioia di sapere che il Signore è qui e ci salva. I profeti, anche nei momenti più difficili della storia dell'Israele, invitavano i loro concittadini ad essere nella gioia, perché sapevano che il Signore non li abbandonava, che era con loro, che li guidava e accompagnava. Anche noi sappiamo che il Signore è qui, che viene a salvarci. A volte lo sperimentiamo attraverso la gioia dell'amore, o una speranza compiuta, o il superamento di una difficoltà o quando sappiamo perdonare. Certo non è sempre facile cogliere questa gioia, ma vale sempre la pena guardare dentro di noi e vivere la gioia di sapere che Dio è con noi e che ci accompagna sempre. Un grande esempio lo troviamo in Maria durante la visita a sua cugina Elisabetta.

4.4. - La preghiera: Per vivere l'Avvento è necessaria la preghiera, intensificare la nostra relazione con Dio, dedicandovi più tempo. L'Avvento è come uno speciale invito a pregare, ad elevare il cuore a Dio per avvicinarci di più a lui, per desiderare la sua venuta, per mettere in lui la nostra debolezza, per riconoscere che senza di lui non possiamo fare niente, per condividere con lui la vita che abbiamo vissuto e scoprire la sua presenza amorosa, per condividere con lui le gioie e le attese attraverso le quali lui si manifesta e ci stimola, per guardare al nostro mondo e presentargli i nostri desideri ed il nostro sforzo per ottenere una vita più degna per tutti. E soprattutto, perché ci riempia della gioia della sua presenza salvifica.

A conseguire tutto questo ci aiuta la meditazione delle letture della messa della domenica e di quelle feriali, il porre davanti al nostro Dio le nostre speranze personali e quelle collettive, ed il ripetere con frequenza "Vieni, Signore Gesù."

4.5. - La pazienza: A volte non vediamo il risultato del nostro sforzo. Lavoriamo per qualcosa che crediamo buono e non c'è modo di ottenerlo. Vogliamo convertirci e migliorare qualche aspetto della nostra vita e non ci riusciamo. Vorremmo che ci fossero più giustizia e benessere per tutti e ci rendiamo conto che ci sono troppi interessi che l'ostacolano. Desidereremmo che Gesù fosse più conosciuto e amato e non sappiamo come fare per ottenerlo.

L'Avvento è un invito a impegnarsi senza scoraggiarsi, anche se le cose non ci riescono come vorremmo. L'apostolo Giacomo ce lo dice in una delle domeniche di questo tempo: " Fratelli, siate pazienti fino alla venuta del Signore. Guardate l’agricoltore: egli aspetta pazientemente il prezioso frutto della terra finché abbia ricevuto le piogge d’autunno e le piogge di primavera. Siate pazienti anche voi, rinfrancate i vostri cuori, perché la venuta del Signore è vicina. " (Gc 5,7-8).

 

5. - Pastorale dell'Avvento

 

L'Avvento coincide col lancio commerciale della campagna di Natale. Ogni anno sembra che gli spot pubblicitari anticipino sempre di più il Natale. Per questo, il pastorale dell'Avvento deve trasmettere i valori e gli atteggiamenti che meglio esprimono la visione escatologica e trascendente della vita. L'Avvento, col suo messaggio di speranza e di attesa nella venuta del Signore, deve spingerci a porci come alternativa di una società che ha perso la speranza.

La dimensione escatologica e trascendente della vita cristiana deve accrescere in noi lo sforzo di redimere la storia e di preparare il mondo all'arrivo del regno dei cieli. Cristo agisce nel cuore degli uomini non solo per risvegliare il desiderio di un mondo futuro, ma anche per ispirare, purificare ed irrobustire il nostro impegno perché la vita sulla terra sia più umana. Se la pastorale si lascia guidare ed illuminare da questa prospettiva, troverà nella liturgia dell'Avvento un mezzo ed un'opportunità per formare cristiani e comunità che sappiano essere l'anima del mondo.

 

6. - I segni dell'Avvento

 

È buona cosa ricordare alcuni segni esteriori e visibili di questo tempo di Avvento che possono aiutarci a tenere maggiormente presente nella nostra vita quello che celebriamo.

 

6.1. - L'austerità liturgica: L'Avvento non è un tempo penitenziale come la Quaresima, tuttavia, è liturgicamente un tempo austero, poiché ci conduce alla grande gioia del Natale e ad esso ci prepara. Per questo, è conveniente che in chiesa i fiori siano messi con discrezione (piuttosto piante che fiori), e che conserviamo la miglior illuminazione e le migliori decorazioni per il Natale. Nella celebrazione dell'Eucaristia non cantiamo il Gloria, che è l'inno degli angeli a Betlemme; a Natale lo canteremo a pieno ritmo. Questa austerità non impedisce, tuttavia, di mettere alla porta della chiesa, o all’interno, un bel cartello che dica "Vieni, Signore Gesù" o una frase simile, per ricordarci la strada che stiamo percorrendo.

6.2. - I canti propri: Tutti i tempi liturgici hanno canti propri, anche l'Avvento. È molto importante che il repertorio della comunità e del coro parrocchiale includa canti che si facciano solo in questo tempo e non in un altro. Così, quando li cantiamo, sperimentiamo, quasi senza renderci conto, il tempo nel quale ci troviamo. Perché attraverso il canto passano più facilmente nel nostro interno i sentimenti e gli atteggiamenti che vogliamo vivere più profondamente.

6.3. - La corona dell'Avvento: È un'abitudine proveniente dal nord dell'Europa che ha preso piede in altri posti e che può essere molto interessante come promemoria di questo tempo.

Consiste in una corona di rami verdi, posta in un luogo visibile e degno. Sostiene quattro ceri vistosi che corrispondono ognuno alle quattro domeniche di Avvento.

Ogni domenica si accende un cero: la prima uno, la seconda due, la terza tre e la quarta i quattro. Mentre li si accende si dice una preghiera o si fa un canto o si legge una lettura.

Se la corona si pone in chiesa, i ceri si accendono all'inizio della messa. Se in casa, si accendono o il sabato sera o in qualunque altro momento che vada bene.

In chiesa sarà un segno per tutta la comunità parrocchiale. In casa, una modo semplice e familiare di tener presente questo tempo che ci sta portando fino alla festa del Signore che viene a vivere con noi. E questo vale tanto se ci sono bambini, per educarli nella fede, come se ci sono solo adulti, per condividere l’esperienza di questo tempo.

6.4. - La colletta per i poveri: È importante ricordare, preparandoci al Natale, che Gesù nacque povero e che lui vuole che l'amiamo nei poveri, dove pure s'è reso presente. Per questo, fare una colletta per condividere i nostri beni coi poveri deve aiutarci a preparare la nascita del Figlio di Dio ed a ricordare che Gesù c'invita a condividere sempre i nostri beni coi più bisognosi come qualcosa di caratteristico di coloro che vogliono vivere il Vangelo.

6.5. - E preparare il presepio: Sta bene adornare la casa con nastri e palline colorate, fare l'albero di Natale, etc. Ma quello che non può mancare nelle nostre case né nella chiesa è il presepio. È una buona opportunità per ricordare a tutti e spiegare ai più piccoli quello che celebriamo. Il presepio andrebbe prepararlo immediatamente prima del Natale e non collocare il Bambino Gesù prima del pomeriggio o della sera della vigilia. Ed una volta completato il presepio, possiamo fare ogni tanto qualche preghiera davanti ad esso o cantare qualche canto natalizio.

 

7. - Altri suggerimenti

 

Per il tempo di Avvento si può fare ogni giorno una breve omelia (non più di tre minuti) che ci aiuti a vivere questo tempo attraverso i testi della liturgia. L'omelia può riguardare tanto le letture, come i testi eucologici: preghiere, prefazi, antifone, etc.

Dopo il silenzio della comunione e prima della preghiera dopo la comunione si può pregare un salmo o parte di esso. Può recitarlo un lettore e l'assemblea si unisce col silenzio o può recitarlo tutta l'assemblea. Possono essere i salmi 24, 84, 102, ed anche il Magnificat o il Benedictus.

Si può collocare nel presbiterio un'immagine della Vergine a partire dal giorno 17 di dicembre e, soprattutto, la quarta domenica di Avvento. Le domeniche anteriori, il secondo e terzo, un'immagine o poster di Giovanni il Battista.

Le domeniche o qualche giorno infrasettimanale si può introdurre la preghiera comunitaria di Lodi o Vespri.

Fuori della celebrazione dell'Eucaristia, la comunità può riunirsi una volta alla settimana per pregare, per una catechesi degli adulti, etc. E anche se assiste poca gente, può essere molto utile.

ANGEL DE LA TORRE RODRIGUEZ

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