Copertina

Sulla soglia
dell'infinito

Sussidi liturgici

4ª DOMENICA DI AVVENTO / A

 

Questa domenica prepara immediatamente il Natale e dispone ad accogliere la venuta di Cristo.
 

La prima lettura riporta un celebre passo di Isaia: al re Acaz viene detto di chiedere un segno. Questo viene da Dio: la nascita di un figlio che ha un nome profetico, Emmanuele, cioè Dio con noi.
Il Vangelo ci dà l’identità di Gesù: discendente di Davide, salvatore del popolo dai peccati, Figlio di Dio, Dio con noi.
San Paolo sottolinea come Gesù, nato dalla stirpe di Davide, sia stato preannunziato e promesso da Dio nelle Sacre Scritture. Tutti sono chiamati da Lui alla fede, perché essa è la condizione per accogliere la sua opera di salvezza.
Nel grande piano della salvezza la liturgia di oggi ricorda la profezia di Isaia: i primi elementi della attuazione della promessa sono l’obbedienza di Giuseppe, il “sì” di Maria e l’incarnazione del Figlio di Dio. Si tratta di un piano di bontà nel quale l’iniziativa è sempre di Dio.
Questo piano di Dio si incontra con la volontà e la collaborazione umana: Giuseppe e Maria. Un angelo interviene presso Giuseppe per dirgli che Dio ha bisogno di lui.
Allora Dio non vuole che la salvezza dipenda esclusivamente da una sua iniziativa; ma Dio davvero non salva l’uomo senza la sua collaborazione.
Così Dio rispetta l’uomo come ha rispettato la libertà di Maria e di Giuseppe.
Rendiamo grazie a Dio per il segno dell’Emmanuele, Dio con noi, che si attua nella nostra assemblea eucaristica. Il Signore, risuscitato per la potenza dello Spirito, è in mezzo a noi per darci la vittoria sulla morte e sul peccato.
Nella notte santa del Natale l’oscurità è vinta per sempre dalla luce di Cristo, aperta sull’aurora di una nuova storia.
Nel celebre canto messianico di Isaia, all’umanità che cammina nelle tenebre, simbolo del peccato e di ogni negatività, appare una luce che il profeta fa accompagnare da sentimenti di gioia inesprimibile e dirompente… luce che circonda la nascita di un Bambino straordinario, segno di un nuovo mondo che deve venire.
Gesù non è una tradizione annuale. E’ parte vera della nostra storia umana.
Diventa speranza per gli uomini destinati alla morte: il debole bambino che giace nella mangiatoia è il Salvatore del mondo.