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Sulla soglia
dell'infinito

Sussidi liturgici

 

PRESIEDERE L'ASSEMBLEA LITURGICA

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Word

 

Introduzione

 

Il tema che stiamo per trattare è particolarmente importante a questo punto della riforma e della valorizzazione della Liturgia.

 

Presiedere l'assemblea liturgica "in persona Christi capitis"

 

È il più grande e gioioso dei ministeri affidati al sacerdote (cf. LG 10; 28; SC 33; CD 11; PO2, 6; CCC 1548). E presiedere l'Eucaristia è la fonte e il vertice di tutta l'azione evangelizzatrice ed il centro del culto dell'assemblea presieduta dal sacerdote (cf. PO 5; SC 10; LG 11; CCC 1324-1327.

 

L'assemblea che celebra, "Ecclesia orans"

 

Dalla Pentecoste la Chiesa non ha smesso di riunirsi per celebrare il mistero pasquale del Signore (cf. SC 6). Il giorno privilegiato è la domenica (cf SC 106; DD 17). La realtà teologico-liturgica dell'assemblea del Signore è molto ricca.

 

I ministeri nell'assemblea

 

La realtà, diversità e comunione dei ministeri nell'assemblea (SC 26; 28; IGMR 91; CCC 1108). È molto importante prendere coscienza di questo fatto e metterlo in pratica.

 

Il ministero presidenziale

 

Un riferimento preferenziale va fatto al ministro ordinato, modello di ogni ministero di animazione, etc. La presidenza di tale ministero va compresa bene: scaturisce da Cristo glorificato e dalla Chiesa locale (cf. CCC 1085; 1084 e SC 7; 41-42).

Sono le due chiavi di fondo per poter comprendere il ministero ordinato.

 

Una presenza sacramentale

 

Il sacerdote che presiede è parte integrante della sacramentalità liturgica o celebrativa. È sacramento di Cristo Capo e Signore della comunità (cf. CCC 1548. PDV 21-23; IGMR 30). È icona che fa trasparire la realtà di Cristo Capo.

 

La comunione col Vescovo e con tutta la Chiesa

 

Il ministero della presidenza del sacerdote rivela e sottolinea una dimensione teologica estremamente importante: la comunione col proprio Vescovo e con la Chiesa universale (cf. SC 42; LG 26; SC 41; Cer. Epis. 9; IGMR 22; Cer. Epis. 5; IGMR 59). Questo fa della celebrazione liturgica una realtà "legittima", cattolica, ecclesiale, oggettiva e che la garantisce da ogni soggettivismo arbitrario.

 

Atteggiamenti di colui che presiede l'assemblea liturgica

 

Presiedere l'assemblea liturgica non è un privilegio che pone al di sopra o a parte, ma costituisce uno servo da dentro. Colui che presiede è "sacramento" personale del Signore che ha esercitato il ruolo di servo (cf. Lc 22, 27; Mt 20, 28). Il ministero presidenziale si definisce, sia come vocazione e carisma, un servizio allo stile di Cristo Pastore (cf PDV 5759).

Questo esige da lui la ricerca della perfezione nel servizio allo stile del Maestro (Mt 5, 48; cf NMI 30).

L'assemblea deve contemplarlo "come ministro di Cristo e dispensatore dei misteri di Dio" (1 Cor 4,1). Colui che presiede deve essere cosciente di una duplice relazione con l'assemblea: di presenza (in un certo senso identificato con essa), e di alterità (è segno di Cristo, Signore della comunità e Capo della Chiesa). È qualcosa che va imparato; è necessario coltivare questa sensibilità, è un'arte che richiede attitudini, aiuto della grazia, fede sincera e sforzo. Si acquisisce preparandosi, rivedendosi, esercitando il ministero con umiltà, coscienti di quello che manifestiamo ed a chi serviamo.

 

I compiti più specifici di chi presiede

 

A chi presiede corrispondono i compiti presidenziali di comunione e di coordinazione. Gli tocca distribuire i compiti e servizi nell'assemblea, risvegliare la corresponsabilità tra i fedeli presenti. Assumerà in tutto e solamente ciò che è proprio del suo ministero (cf. SC 28). Non dovrà usurpare quello degli altri ministeri od offici, ma nemmeno “dimettersi" da ciò che è tipicamente suo. Sottolineiamo le seguenti funzioni:

 

Animare la celebrazione

 

Deve contribuire a risvegliare ed esprimere l’ "anima" dell'assemblea, coordinare e dare unità a tutta la celebrazione. L'assemblea è chiamata ad esprimere la sua "anima" o il proprio ruolo: ascoltando la Parola di Dio, rispondendo con le acclamazioni cantate o recitate, stare in silenzio, coi gesti e posizioni corporali comuni. Il celebrante con la sua "immagine", la grazia di Dio e la fede contribuirà ad esprimersi con entusiasmo davanti all'assemblea.

 

Preparare la celebrazione ed i suoi ministri

 

Deve contattare tutti i ministri, distribuire funzioni, coordinare i servizi. Preparare la celebrazione riguardo a: i riti, l'aspetto pastorale e la musica, la selezione dei testi più adeguati secondo le possibilità, cf IGMR 111). Deve essere lui il moderatore di questa preparazione e colui che porterà avanti la formazione dei collaboratori in ciò che è specifico dei diversi ministeri, offici e funzioni. Deve aiutare a preparare i cuori dei fedeli alla partecipazione della celebrazione (cf IGMR 352). Sarà importante aiutarli a scoprire la spiritualità che scaturisce dei ministeri e offici: il lettore dovrà vivere più profondamente della lettura della Parola di Dio, l'accolito o ministro straordinario dovrà scoprire ogni giorno più la grazia dell'Eucaristia nella sua vita.

Colui che presiede tutto questo non riuscirà a farlo se non è animato da una profonda convinzione di fede nel valore del suo ministero, da una preghiera costante con un’angolazione pastorale e da uno zelo sincero per i sacri misteri del Signore. Per preparare gli altri ed aiutarli a svolgere il loro servizio, deve prepararsi lui per primo nel suo cuore e secondo le sue potenzialità.

 

Attenzione preferenziale all'assemblea

 

Chi presiede deve preoccuparsi in modo speciale dell'assemblea, come popolo sacerdotale e segno locale della presenza del Signore (cf Mt 18, 20). L'assemblea è il primo segno della presenza reale del Signore risorto. L'assemblea è convocata dal Signore. È innanzi tutto una realtà teologica più che sociologica. In lei non prevale l'iniziativa personale o di tutta l'assemblea umana. Prevale la chiamata e l’iniziativa di Dio.

Tutto lì deve essere orientato all'unità, alla carità, alla comunione trinitaria, all'accoglienza reciproca. Colui che presiede è, in modo tutto speciale, mediatore dell'incontro di tutti i partecipanti tra di loro e di questi con Cristo. Attraverso la presenza del ministro ordinato e che presiede, Cristo si rende realmente presente (SC 33).

 

Servire la Parola di Dio

 

Chi presiede è ministro della Parola in virtù del sacramento dell'Ordine (cf PDV 25-26).

Quando il sacerdote proclama il Vangelo e lo spiega nella celebrazione è sacramento di Cristo Maestro che avvicina il messaggio salvifico di Dio ai suoi fratelli. Con l'omelia unisce la Parola ed il rito, le due mense. La Parola di Dio ha nella Liturgia un'importanza primordiale (SC 24; 33). La Chiesa e colui che presiede è sottomesso a lei. Deve essere ascoltata con fede ossequiosa, meditata, spiegata (omelia), ubbidita e messa in pratica. Segno di tutto questo è la venerazione al libro della Parola di Dio (il lezzionario), e soprattutto all'Evangeliario che il Diacono porta e proclama (il Vangelo) insieme al sacerdote ed al Vescovo. L'amore per il "gusto saporoso e vivo" (SC 24) della Parola di Dio e soprattutto del Vangelo, la Chiesa lo manifesta attraverso segni molto chiari: portandola processionalmente, incensandola, baciandola, facendo su di essa il segno della croce ed in alcune occasioni benedicendo con essa il popolo. Questo amore esige studio della Parola di Dio, meditazione assidua, pregare con la Parola e lavorare assiduamente per incarnarla nella vita.

 

Presiedere ed animare la preghiera della Chiesa

 

Presiedere la preghiera della Chiesa e, soprattutto la Preghiera eucaristica, è uno dei compiti principali del sacerdote (cf. IGMR 22); gli corrispondono anche le preghiere presidenziali (cf. IGMR 30). Queste preghiere le rivolge a Dio "in persona Christi Capitis". È necessario fomentare la fede in questo, credervi, sforzarsi di manifestarlo con la voce, il canto, il timbro, i distinti registri di voce, senza affettazione, con la semplicità che sgorga dalla fede, dall'assimilazione cosciente del ministero e dell'unzione, che cerca di andare davanti, ma seguito dai fratelli.

Si estende anche ai sacramenti, ai sacramentali e alla Liturgia della Ore. L'obiettività di queste preghiere va rispettata; non sono la preghiera di una persona individuale, ma di Cristo con la sua Chiesa attraverso il ministro ordinato; l'assemblea rispetterà il ruolo presidenziale che il sacerdote ha in esse ed adotterà l'atteggiamento e il ruolo che gli corrisponde (risposte, silenzio, preghiera nel cuore, senza ripetere a bassa voce le preghiere presidenziali).

Colui che presiede deve avere il senso del ritmo della celebrazione. Ciò suppone conoscere la struttura di fondo, gli elementi più importanti e quelli secondari. È necessario che l'azione liturgica si svolga secondo un certo ritmo, un'intensità, delle pause, dei silenzi, dei movimenti. Questo ritmo darà un senso proporzionato alla celebrazione, farà scoprire l'unità di tutta l'azione nelle sue distinte parti e sequenze rituali. Non sta bene che una parte (liturgia della Parola) duri molto di più della liturgia del sacrificio nell'Eucaristia (o che il rito della pace si prolunghi molto di più della frazione del pane). Se si tiene presente quanto detto sopra ci sarà un equilibrio armonico nella celebrazione

 

La gestualità e gli atteggiamenti corporali di chi presiede.

 

Chi presiede l'assemblea deve comportarsi come un’icona più degna possibile del Cristo Sacerdote e Pastore della comunità. Gli sono richiesti gli adeguati atteggiamenti corporali, una degna espressività nei suoi gesti e movimenti. La nuovo IGMR (42-44) dà molta importanza alla gestualità e alla ritualità dei ministri.

I gesti e le posizioni corporali dei ministri e del popolo “devono contribuire a far sì che tutta la celebrazione risplenda per il suo decoro e la sua nobile semplicità, in modo che si possa percepire il vero e pieno significato delle sue diverse parti e si favorisca la partecipazione di tutti" (n 42). Dai gesti e posizioni corporali sgorga il decoro e la semplicità (dentro una certa nobiltà) della celebrazione. Essi contribuiscono a qualcosa di molto importante: che si scopra da parte di chi vi partecipa il profondo senso (invisibile, misterioso) di quello che si fa (di quello che è visibile e palpabile e di quello che è invisibile), e così risulta più facile la partecipazione di tutti.

Dato che preghiamo come siamo, nella preghiera liturgica traspaiono spiriti corporei o la corporeità animata dallo spirito.

La posizione corporale unanime di tutta l'assemblea, "è un segno dell'unità dei membri della comunità cristiana radunati per celebrare la sacra Liturgia, poiché esprime e favorisce contemporaneamente l'unanimità di tutti i partecipanti" (n 42). Il n 43 indica le posizioni corporali dei fedeli nella Messa. Il n 44 parla di "gesti" identificandoli con "azioni e processioni."

Aspetti concreti sui quali dovremmo soffermarci sono: la voce, il canto, il linguaggio dei gesti e dei movimenti.

L'importanza del canto è molto grande nella Liturgia. Il canto è segno "di gioia del cuore" (cf. At 2, 46); “cantare è proprio di chi ama" (S. Agostino) e "Chi canta, prega due volte", secondo un antico proverbio. Il canto favorisce un miglior approfondimento nella parola, muove il cuore e l'affetto, suscita la gioia e facilita la partecipazione dell'assemblea. Va dato più rilievo al canto delle parti più importanti, soprattutto quelle che deve cantare il sacerdote, il diacono o il lettore con risposta del popolo; o il sacerdote ed il popolo insieme (n 40). La Chiesa dà preferenza al gregoriano, ma non si escludono in nessun modo altri generi, soprattutto la polifonia, "purché rispondano allo spirito dell'azione liturgica e favoriscano la partecipazione di tutti i fedeli" (n 41).

Anche il silenzio ha una gran importanza nella celebrazione, perché fa parte della stessa. La natura del silenzio dipende dal momento della Messa (silenzio di raccoglimento, di meditazione breve, di lode e preghiera nel cuore, di disposizione devota alle celebrazioni) (OGMR 45; 56). Sul silenzio come atteggiamento profondo, si insiste nel contesto della liturgia della Parola (n. 56).

 

I luoghi, segni di colui che presiede

 

L'aspetto teologico e spirituale del ministero presidenziale nell'azione liturgica si manifesta attraverso i segni e il linguaggio simbolico. Il presidente deve saper utilizzare con sapienza pastorale tutti i segni che si riferiscono al suo ministero, cominciando dai luoghi della celebrazione. Vanno evidenziati i seguenti: la sede presidenziale che è uno spazio che ha la sua importanza e le sue esigenze simboliche. Deve significare il suo ruolo presidenziale e di guida della preghiera (cf. IGMR 310). La sede deve stare "di fronte" al popolo; non avrà l'apparenza di trono. Il sedile del diacono si pone accanto alla sede del celebrante (cf. Ibid).

Un altro luogo presidenziale per eccellenza è l'altare; è contemporaneamente centro dell'azione eucaristica e della chiesa (cf. IGMR 296; 299), la mensa del Signore ed il centro dell'azione di grazie (cf. IGMR 296); di norma deve essere fissa ed dedicata (cf IGMR 299). È il centro di attenzione verso il quale si devono orientare tutti gli sguardi dei fedeli (n 299). Deve essere unico per esprimere "davanti all'assemblea dei fedeli l'unico Cristo e l'unica Eucaristia della Chiesa" (n 303). Più dettagli in OGMR (nn 299308).

Si cercherà di mantenerlo pulito e libero da tutto quello che non sia imprescindibile (n 306). Vicina o sull’altare ci sarà una croce col crocifisso che rimarrà sempre, per unire l'altare e la passione salvifica del Signore (n 308). Non si comincerà mai l'Eucaristia all’altare.

L'ambone è il luogo destinato alla proclamazione della Parola di Dio (cf. OLM 32-34; IGMR 128; 130;133;136; 309).

Durante la liturgia della Parola deve essere il centro dell'attenzione dei fedeli. Deve essere un luogo stabile, non un leggio portatile. Deve permettere al popolo di vedere e sentire bene.

Il presidente della celebrazione non occupa questo posto a meno che manchino lettori ed il diacono e debba fare lui le prime letture (cf. IGMR 135). Dall'ambone può fare l'omelia, la preghiera dei fedeli ed il preconio pasquale (cf. IGMR 136; 138; cf. OLM 26). Non vi si faranno introduzioni, commenti o avvisi.

 

I paramenti, segni del ministero presidenziale.

 

Contribuiscono a manifestare la diversità di ministeri nella Chiesa. È un segno distintivo proprio del ministero che ognuno svolge (cf. IGMR 335). È molto importante curare i paramenti liturgici e l’arredamento (cf. IGMR 325-334; 348-349).

I paramenti contribuiscono anche al decoro dell'azione liturgica ed al carattere festivo della celebrazione (cf. IGMR 335). Colui che presiede la celebrazione eucaristica ha come paramento proprio, oltre al camice col cingolo, (si può completare con l’amitto, cf. IGMR 298), la stola e la casula (cf. IGMR 119, 1; 337; 340).

 

Presiedere la concelebrazione eucaristica.

 

Quanto detto su chi presiede l'Eucaristia, è applicabile al celebrante principale nel caso della concelebrazione. Nella concelebrazione tutti i sacerdoti agiscono "in persona Christi", tuttavia solo chi presiede è il celebrante principale. Per questo vanno tenute ben presenti le indicazioni del Messale per quanto riguarda il celebrante principale e gli altri concelebranti (cf. IGMR 209-251; 222; 218-219; 236.

La concelebrazione deve mostrare l'unità sacerdotale di tutti i concelebranti in Cristo, unico Sacerdote, e l'unità di sacrificio.

Non si tratta di varie celebrazioni sincronizzate, ma di un'unica celebrazione partecipata, nello stesso ministero ordinato, da vari soggetti, ma uniti tutti nella stessa partecipazione del Sacerdozio di Cristo. Va sempre rispettato l’aspetto di segno di colui che presiede e che, nelle sue parole e gesti, (come indicano le norme), è espressione sacramentale con gli altri sacerdoti, del Cristo Liturgo.

 

Conclusione

 

È importante che i sacerdoti siano coscienti della grandezza del loro ministero presidenziale. È richiesta loro una preparazione seria per questo; che essi siano veri maestri per la preghiera, la mistagogia e l'esercizio devotamente realizzato; devono tenere sempre molto presente la comunità che presiedono ed immedesimarsi il più profondamente possibile nel mistero al quale servono. Sentirsi icone di Cristo Capo e Buon Pastore, ma molto vicini e attenti a tutta la comunità orante.

RAMIRO GONZÁLEZ