Mercoledì 31 agosto 2016

Luca 4,43

Uscito dalla sinagoga, entrò nella casa di Simone. La suocera di Simone era in preda a una grande febbre e lo pregarono per lei. Si chinò su di lei, comandò alla febbre e la febbre la lasciò. E subito si alzò in piedi e li serviva. Al calar del sole, tutti quelli che avevano infermi affetti da varie malattie li condussero a lui. Ed egli, imponendo su ciascuno le mani, li guariva. Da molti uscivano anche demoni, gridando: «Tu sei il Figlio di Dio!». Ma egli li minacciava e non li lasciava parlare, perché sapevano che era lui il Cristo. Sul far del giorno uscì e si recò in un luogo deserto. Ma le folle lo cercavano, lo raggiunsero e tentarono di trattenerlo perché non se ne andasse via. Egli però disse loro: «È necessario che io annunci la buona notizia del regno di Dio anche alle altre città; per questo sono stato mandato». E andava predicando nelle sinagoghe della Giudea.

Gesù ci è stato donato, non è nostro. Le folle cercano di trattenerlo, ma lui dice che deve andare anche da altri. Le persone non si possiedono, le idee non si possiedono. Si condividono semmai.

Quando qualcosa o qualcuno ci fa stare bene, ci sembra giusto, ci rende migliori, ne diventiamo gelosi e vorremmo che gli altri ce ne riservassero la proprietà esclusiva e diritti da esercitare, che riconoscessero che siamo gli unici, i migliori a capirlo, valorizzarlo, amarlo.

Quante volte ho avuto la tentazione di difendere, trattenere, quasi nascondere un’opinione, una relazione come un possesso riservato solo a me, anche, e più pericolosamente, nel campo della fede e della religione. Ma ho capito a un certo punto, o qualcuno me lo ha fatto capire, che la presenza di Dio nella mia vita è luce e forza e cresce solo se la lascio respirare, solo se lascio che altri la condividano, la alimentino con la loro presenza, la loro diversità e la loro capacità di amare.

La mia esperienza religiosa ha bisogno di momenti di deserto, di occasioni nelle quali da sola coltivo, approfondisco, purifico il mio credo, ma solo per tornare poi a farne parte con chi mi circonda, con chi vive il suo rapporto con Dio in modo diverso e originale, con chi mi sembra lontano, ma non per questo ho il diritto di giudicare meno degno.

Egli vede tutti gli uomini.

salmo 32