GIOVEDÌ 31 AGOSTO
Settimana della domenica che precede il martirio
di san Giovanni il Precursore • Anno I

Lettura del secondo libro dei Maccabei.
In quei giorni. Il Maccabeo e i suoi uomini, guidati dal Signore, rioccuparono il tempio e la città e distrussero gli altari innalzati dagli stranieri sulle piazze e i recinti sacri. Purificarono il tempio e vi costruirono un altro altare; poi, facendo scintille con le pietre, ne trassero il fuoco e offrirono sacrifici, dopo un’interruzione di due anni e prepararono l’altare degli incensi, le lampade e l’offerta dei pani. Fatto ciò, prostrati a terra, supplicarono il Signore di non farli più incorrere in quei mali ma, qualora peccassero di nuovo, di venire da lui corretti con clemenza, e non abbandonati in mano a un popolo di barbari e bestemmiatori. La purificazione del tempio avvenne nello stesso giorno in cui gli stranieri l’avevano profanato, il venticinque dello stesso mese, cioè di Chisleu. Con gioia passarono otto giorni come nella festa delle Capanne, ricordando come poco tempo prima avevano passato la festa delle Capanne dispersi sui monti e nelle caverne come animali selvatici. Perciò, tenendo in mano bastoni ornati, rami verdi e palme, innalzavano inni a colui che li aveva felicemente condotti alla purificazione del suo proprio tempio. Poi con pubblico editto, confermato da una deliberazione comune, decretarono che tutta la nazione dei Giudei celebrasse ogni anno questi giorni.

Lettura del Vangelo secondo Matteo.
In quel tempo. Il Signore Gesù si mise a parlare di Giovanni alle folle: «In verità io vi dico: fra i nati da donna non è sorto alcuno più grande di Giovanni il Battista; ma il più piccolo nel regno dei cieli è più grande di lui. Dai giorni di Giovanni il Battista fino ad ora, il regno dei cieli subisce violenza e i violenti se ne impadroniscono. Tutti i Profeti e la Legge infatti hanno profetato fino a Giovanni. E, se volete comprendere, è lui quell’Elia che deve venire. Chi ha orecchi, ascolti!».

Con le parole che il Vangelo secondo Matteo oggi fa risuonare nella liturgia, Gesù chiude l'elogio che fa di Giovanni il Battezzatore: apparso nel Vangelo prima di Gesù, come inviato per preparare la strada al Messia promesso e veniente, egli è stato davvero il più grande tra le figure profetiche dell'Antico Testamento, di quella storia di salvezza, cioè, che ha camminato nell'attesa del compimento della promessa di Dio: Tutti i profeti e la Legge hanno profetato fino a Giovanni. Giovanni arriva alle soglie del regno, ma il regno è Gesù: lui lo inaugura, lui lo fa presente. In lui si compie la profezia: Il regno è qui. Giovanni arriva alla soglia del regno: Gesù ne è la porta. Con la venuta di Gesù, con l'inizio del suo ministero, la missione del Battista si chiude: ogni profezia è compiuta. Con Gesù inizia una realtà nuova, una nuova dinamica di vita, un culto che si rinnova nella verità e trova in Gesù il suo cuore, il suo tempio, la centralità del suo mistero. Stupisce e rimane enigmatica l'espressione di Gesù: Il regno dei cieli subisce violenza e i violenti se ne impadroniscono. In tanti modi gli esegeti hanno cercato di comprendere queste parole. Oggi vogliamo raccogliere un avvertimento e una esortazione: chi entra nella logica del regno di Dio e si pone alla sequela di Gesù, deve aspettarsi contraddizioni, opposizioni, avversità. Anche persecuzione e violenza. E, d'altra parte, coloro che vogliono entrare nel regno devono essere pronti alla lotta, a una violenza mite, alla solidità di chi non si lascia fermare dalle avversità pur di affermare il Vangelo. La violenza che si impadronisce del regno è la forza mite degli umili che entrano nella prova e stanno nella vita con fortezza e prudenza, radicati in Cristo, forti della Parola ricevuta, confidenti nella provvidenza del Padre, fiduciosi nell'aiuto e nel conforto dello Spirito. Facciamo nostra allora la preghiera del salmo: Mostra, o Dio, la tua forza, conferma, o Dio, quanto hai fatto per noi! Consapevoli della nostra piccolezza e debolezza, invochiamo la forza che viene dall'alto, per entrare anche noi nel numero dei discepoli che si impadroniscono del regno, gratuitamente donato, affrontando coraggiosamente e fiduciosamente le tentazioni e le prove che la vita ci pone. La nostra vita diventi così canto di benedizione.