Giovedì 28 settembre 2017

 

Luca 9,7-9

Il tetrarca Erode sentì parlare di tutti questi avvenimenti e non sapeva che cosa pensare, perché alcuni dicevano: «Giovanni è risorto dai morti», altri: «È apparso Elia», e altri ancora: «È risorto uno degli antichi profeti». Ma Erode diceva: «Giovanni, l’ho fatto decapitare io; chi è dunque costui, del quale sento dire queste cose?». E cercava di vederlo.

 

Il perché della condanna a morte di Giovanni Battista ci è noto, per un capriccio e un potere da esibire e mostrare che non teme nulla e tutto può. Il ritrovarmi a confronto con questa Parola mi ha portata a rivedermi, nel cercare di cogliere cosa oggi questo vangelo mi invita a riprendere in mano della mia vita. È proprio lì, in Erode, che sono chiamata a rivedermi nel modo in cui anch’io esercito il mio potere, la mia autorità, poca e scarsa che sia, ma c’è sempre un consenso che vado cercando che confermi il mio ruolo, il mio posto nel mondo.

Davanti ad una decisione presa e imposta ad altri, per quanto mi convinca di aver fatto il necessario, quanto mi era stato chiesto, e davanti a questa decisione presa mantenga la posizione, so che il confronto non è tanto con l’altro, ma con l’Altro! Cosa mi ha portato a questo? Cosa volevo veramente volevo dimostrare? La mia autorità?

La mia capacità decisionale? Il tener ferma una posizione? Perché se nella mente risulta tutto chiaro e motivato, dentro invece continua a rodere? Non tutto si ricompone al posto giusto. «E cercava di vederlo», Erode cercava di vedere Gesù, non solo per curiosità, cercava la conferma per quello che aveva fatto. E io cosa cerco di vedere negli altri? Il consenso, il riconoscimento di un ruolo? Ma dentro di me?

Cosa cerco di vedere? La verità, la verità che non si nasconde dentro le mie presunzioni, ma che si fa sentire voce forte e libera, che mi richiama a una autenticità di cuore, di mente, di azioni, che siano riflesso di un potere che non è esercizio di dominio, di autorità, di decisioni imposte, ma di cuore, di servizio, di gratuità.