Venerdì 22 settembre 2017

 

Lettura della seconda lettera di san Pietro apostolo.

Simon Pietro, servo e apostolo di Gesù Cristo, a coloro ai quali il nostro Dio e salvatore Gesù Cristo, nella sua giustizia, ha dato il medesimo e prezioso dono della fede: grazia e pace siano concesse a voi in abbondanza mediante la conoscenza di Dio e di Gesù Signore nostro.

La sua potenza divina ci ha donato tutto quello che è necessario per una vita vissuta santamente, grazie alla conoscenza di colui che ci ha chiamati con la sua potenza e gloria. Con questo egli ci ha donato i beni grandissimi e preziosi a noi promessi, affinché per loro mezzo diventiate partecipi della natura divina, sfuggendo alla corruzione, che è nel mondo a causa della concupiscenza. Per questo mettete ogni impegno per aggiungere alla vostra fede la virtù, alla virtù la conoscenza, alla conoscenza la temperanza, alla temperanza la pazienza, alla pazienza la pietà, alla pietà l’amore fraterno, all’amore fraterno la carità. Questi doni, presenti in voi e fatti crescere, non vi lasceranno inoperosi e senza frutto per la conoscenza del Signore nostro Gesù Cristo. Chi invece non li possiede è cieco, incapace di vedere e di ricordare che è stato purificato dai suoi antichi peccati. Quindi, fratelli, cercate di rendere sempre più salda la vostra chiamata e la scelta che Dio ha fatto di voi. Se farete questo non cadrete mai. Così infatti vi sarà ampiamente aperto l’ingresso nel regno eterno del Signore nostro e salvatore Gesù Cristo.

 

Lettura del Vangelo secondo Luca.

In quel tempo. Quando il Signore Gesù vide il notabile ricco così triste, disse: «Quanto è difficile, per quelli che possiedono ricchezze, entrare nel regno di Dio. È più facile infatti per un cammello passare per la cruna di un ago, che per un ricco entrare nel regno di Dio!». Quelli che ascoltavano dissero: «E chi può essere salvato?». Rispose: «Ciò che è impossibile agli uomini, è possibile a Dio».

 

«Ha sete di te, Signore, l'anima mia». Beata quell'anima a cui il Signore ha fatto dono di una tale sete e che l'ambiente familiare ha difeso e custodito con «una vita vissuta santamente», come dice l'apostolo Pietro. Ma fino a quando? Nel mondo regna ogni tipo di «concupiscenza», cioè una sete sfrenata e insaziabile di onori, piaceri e ricchezze... Tutto questo, prima o poi, affievolirà la sete dell'anima fino a spegnerla, se la persona non è forte nella fede, costante nella pratica delle virtù e soprattutto fedele alla Messa e ai Sacramenti, forza e conforto nella nostra debolezza. Infatti, solo l'Eucaristia, in cui Gesù glorioso, immolato e risorto si «innesta» come gemma vitale nella fragile pianticella della nostra vita e vive in noi, ci può salvare dalle insidie del mondo e del nemico, e dalla nostra stessa debolezza e instabilità. Allora, quando l'anima, cibandosi di Cristo, avrà fatto esperienza della verità delle sue promesse e del suo «incredibile» amore, infinito, personale, instancabile, sempre pronto a perdonare e a rinnovare la gioia, la pace, la purezza del cuore, anche lei non potrà fare a meno di comprendere, amare e perdonare chiunque come un fratello, figlio dello stesso Padre. Così, dopo averlo «contemplato nel santuario», anche in quello della propria coscienza e di ogni uomo con una carità sincera e operosa, potrà sperimentare ed esclamare che davvero «il suo amore vale più della vita». Ora l'anima, nelle veglie notturne, pensa a lui ed esulta di gioia all'ombra delle sue ali, come il piccolo pulcino indifeso, sotto le grandi ali della mamma! «A te si stringe l'anima mia» esclama chi ha sperimentato - anche nell'angoscia, nel dubbio, nel dolore, nella tentazione - «quanto è buono il Signore», perché «la tua destra mi sostiene». Perciò, nessuno si scoraggi quando sente Gesù esclamare: «Quanto è difficile per chi possiede ricchezze entrare nel regno di Dio», ma si ricordi che «ciò che è impossibile agli uomini, è possibile a Dio».