Giovedì 21 Settembre 2017

S. Matteo, apostolo ed evangelista

 

Lettura degli Atti degli Apostoli.

Dopo che Gesù fu assunto in cielo, gli apostoli ritornarono a Gerusalemme dal monte detto degli Ulivi, che è vicino a Gerusalemme quanto il cammino permesso in giorno di sabato. Entrati in città, salirono nella stanza al piano superiore, dove erano soliti riunirsi: vi erano Pietro e Giovanni, Giacomo e Andrea, Filippo e Tommaso, Bartolomeo e Matteo, Giacomo figlio di Alfeo, Simone lo Zelota e Giuda figlio di Giacomo. Tutti questi erano perseveranti e concordi nella preghiera, insieme ad alcune donne e a Maria, la madre di Gesù, e ai fratelli di lui.

 

Lettera di san Paolo apostolo agli Efesini.

Fratelli, benedetto Dio, Padre del Signore nostro Gesù Cristo,

che ci ha benedetti con ogni benedizione spirituale nei cieli in Cristo.

In lui ci ha scelti prima della creazione del mondo

per essere santi e immacolati di fronte a lui nella carità,

predestinandoci a essere per lui figli adottivi

mediante Gesù Cristo,

secondo il disegno d’amore della sua volontà,

a lode dello splendore della sua grazia,

di cui ci ha gratificati nel Figlio amato.

In lui, mediante il suo sangue,

abbiamo la redenzione, il perdono delle colpe,

secondo la ricchezza della sua grazia.

Egli l’ha riversata in abbondanza su di noi

con ogni sapienza e intelligenza,

facendoci conoscere il mistero della sua volontà,

secondo la benevolenza che in lui si era proposto

per il governo della pienezza dei tempi:

ricondurre al Cristo, unico capo, tutte le cose,

quelle nei cieli e quelle sulla terra.

In lui siamo stati fatti anche eredi,

predestinati – secondo il progetto di colui

che tutto opera secondo la sua volontà –

a essere lode della sua gloria,

noi, che già prima abbiamo sperato nel Cristo.

In lui anche voi,

dopo avere ascoltato la parola della verità,

il Vangelo della vostra salvezza,

e avere in esso creduto,

avete ricevuto il sigillo dello Spirito Santo che era stato promesso,

il quale è caparra della nostra eredità,

in attesa della completa redenzione

di coloro che Dio si è acquistato a lode della sua gloria.

 

Lettura del Vangelo secondo Matteo.

In quel tempo. Andando via, il Signore Gesù vide un uomo, chiamato Matteo, seduto al banco delle imposte, e gli disse: «Seguimi». Ed egli si alzò e lo seguì.

Mentre sedeva a tavola nella casa, sopraggiunsero molti pubblicani e peccatori e se ne stavano a tavola con Gesù e con i suoi discepoli. Vedendo ciò, i farisei dicevano ai suoi discepoli: «Come mai il vostro maestro mangia insieme ai pubblicani e ai peccatori?». Udito questo, disse: «Non sono i sani che hanno bisogno del medico, ma i malati. Andate a imparare che cosa vuol dire: Misericordia io voglio e non sacrifici. Io non sono venuto infatti a chiamare i giusti, ma i peccatori».

Allora gli si avvicinarono i discepoli di Giovanni e gli dissero: «Perché noi e i farisei digiuniamo molte volte, mentre i tuoi discepoli non digiunano?». E Gesù disse loro: «Possono forse gli invitati a nozze essere in lutto finché lo sposo è con loro? Ma verranno giorni quando lo sposo sarà loro tolto, e allora digiuneranno. Nessuno mette un pezzo di stoffa grezza su un vestito vecchio, perché il rattoppo porta via qualcosa dal vestito e lo strappo diventa peggiore. Né si versa vino nuovo in otri vecchi, altrimenti si spaccano gli otri e il vino si spande e gli otri vanno perduti. Ma si versa vino nuovo in otri nuovi, e così l’uno e gli altri si conservano».

 

Dopo l'Ascensione di Gesù da quel monte degli Ulivi che lo aveva accolto per l'ultima volta mentre agonizzava sudando sangue nell'imminenza della sua Passione e Morte, gli apostoli, ancora in preda allo stupore ma colmi di gioia pur nella pena del distacco, tornano nel Cenacolo, dove rimangono tutti riuniti, perseveranti e concordi nella preghiera con Maria, la Madre di Gesù. Anche se ancora non riescono a percepire con pienezza la meraviglia del dono con cui il Padre li ha gratificati «predestinandoli a essere suoi figli adottivi in Cristo Gesù a lode della sua gloria», sentono però il bisogno di ringraziarlo continuamente per la ricchezza della sua grazia, mediante la quale «ci ha scelti prima della creazione del mondo» perché, col perdono delle colpe per il sangue di Cristo, avessimo la pienezza della redenzione e il sigillo dello Spirito Santo, caparra della nostra eredità nei cieli. A una tale ricchezza di grazia Gesù aveva chiamato, «passando», quell'uomo «chiamato Matteo, pubblicano e peccatore» disprezzato dai farisei e odiato dal popolo benpensante, essendo considerato anche «ladro» perché esattore delle tasse a servizio dei Romani. Mentre Gesù è seduto a tavola con lui e coi suoi discepoli, che mangiano e bevono allegramente insieme agli altri «peccatori» intervenuti a festeggiare la sorprendente «fortuna» del loro amico, i «fedelissimi» farisei si rivolgono con aria stupita e scandalizzata ai discepoli: «Come mai il vostro maestro mangia coi pubblicani e i peccatori?». Ma subito Gesù rispose: «Non i sani hanno bisogno del medico, ma i malati. Andate a imparare che cosa vuol dire: Misericordia io voglio e non sacrifici. lo infatti non sono venuto a chiamare i giusti ma i peccatori». O amici e fratelli amatissimi, pur in mezzo alle mille occupazioni e preoccupazioni quotidiane, teniamo sveglio il nostro cuore per percepire il «passare» del Signore nella nostra vita: beati noi se sapremo lasciare tutto e rispondergli subito!