MERCOLEDÌ 13 SETTEMBRE

Settimana della II domenica dopo il Martirio di san Giovanni il Precursore • Anno I

 

Lettura della prima lettera di san Giovanni apostolo

Figlioli miei, se uno ha ricchezze di questo mondo e, vedendo il suo fratello in necessità, gli chiude il proprio cuore, come rimane in lui l'amore di Dio? Figlioli, non amiamo a parole né con la lingua, ma con i fatti e nella verità. In questo conosceremo che siamo dalla verità e davanti a lui rassicureremo il nostro cuore, qualunque cosa esso ci rimproveri. Dio è più grande del nostro cuore e conosce ogni cosa. Carissimi, se il nostro cuore non ci rimprovera nulla, abbiamo fiducia in Dio, e qualunque cosa chiediamo, la riceviamo da lui, perché osserviamo i suoi comandamenti e facciamo quello che gli è gradito. Questo è il suo comandamento: che crediamo nel nome del Figlio suo Gesù Cristo e ci amiamo gli uni gli altri, secondo il precetto che ci ha dato. Chi osserva i suoi comandamenti rimane in Dio e Dio in lui. In questo conosciamo che egli rimane in noi: dallo Spirito che ci ha dato.

 

Lettura del Vangelo secondo Luca

In quel tempo. Il Signore Gesù disse: «Chi di voi, se ha un servo ad arare o a pascolare il gregge, gli dirà, quando rientra dal campo: "Vieni subito e mettiti a tavola"? Non gli dirà piuttosto: "Prepara da mangiare, stringiti le vesti ai fianchi e servimi, finché avrò mangiato e bevuto, e dopo mangerai e berrai tu"? Avrà forse gratitudine verso quel

servo, perché ha eseguito gli ordini ricevuti? Così anche voi, quando avrete fatto tutto quello che vi è stato ordinato, dite: "Siamo servi inutili. Abbiamo fatto quanto dovevamo fare"».       

 

Chi può essere veramente «beato sulla terra», se non chi «teme» il Signore? Cioè chi ama davvero il Signore con tutto se stesso, non solo a parole e col sentimento, ma cercando di fare sempre e dovunque ciò che piace a lui, guardandosi dal compiere ogni genere di male. È presto detto; ma quanto abbiamo bisogno di chiedere la luce e l'aiuto a colui che abita nel nostro cuore e alla Vergine Madre, perché ci aiutino a discernere le sottili insidie del Nemico o della nostra stessa natura sempre pronta a riprendere il sopravvento! Per esempio, se uno si guarda dal compiere il male, perdona, non serba rancore, certo fa bene; ma «se ha ricchezze di questo mondo — per esempio anche qualche comoda cosa, o casa, in più — e vede un fratello in necessità — che soffre il freddo e la fame... magari un profugo — e gli chiude il proprio cuore, come rimane in lui l'amore di Dio?». È felice invece — pur tra le inevitabili sofferenze fisiche e morali di questa vita — l'uomo pietoso e retto che amministra i suoi beni con giustizia: il suo cuore è saldo perché confida nel Signore che rimane in lui, sempre pronto a sostenerlo nelle prove, a perdonargli le inevitabili mancanze quotidiane, a consigliarlo e confortarlo nel dubbio e nel dolore, suo e dei suoi cari. Infatti, se ci amiamo tra noi come lui ci ha amati, il suo Spirito rimane con noi e ci guida in tutte le sue vie, specialmente se abbiamo imparato a invocarlo e ad ascoltarlo nel silenzio, nell'intimità del nostro cuore pieno di fiducia. L'aveva promesso Gesù ai suoi discepoli proprio prima della sua Passione, durante l'ultima Cena: «Lo Spirito Santo che il Padre vi manderà nel mio nome vi ricorderà tutto quello che vi ho detto e v'insegnerà ogni cosa... la verità tutta intera». Soprattutto la vera umiltà di chi, dopo aver fatto tutto ciò che doveva fare, si riconosce «servo inutile», perché tutto è grazia: anche il bene che si fa è un dono gratuito dell'amore di Dio, a cui dobbiamo continua riconoscenza per la sua continua misericordia!