MARTEDÌ 12 SETTEMBRE

Settimana della II domenica dopo il Martirio di san Giovanni il Precursore • Anno I

 

Santo Nome della beata Vergine Maria (letture proprie)

 

Letture del giorno corrente

 

Lettura della prima lettera di san Giovanni apostolo

Figlioli miei, in questo si distinguono i figli di Dio dai figli del diavolo: chi non pratica la giustizia non è da Dio, e neppure lo è chi non ama il suo fratello. Poiché questo è il messaggio che avete udito da principio: che ci amiamo gli uni gli altri. Non come Caino, che era dal Maligno e uccise suo fratello. E per quale motivo l'uccise? Perché le sue opere erano malvagie, mentre quelle di suo fratello erano giuste. Non meravigliatevi, fratelli, se il mondo vi odia. Noi sappiamo che siamo passati dalla morte alla vita, perché amiamo i fratelli. Chi non ama rimane nella morte. Chiunque odia il proprio fratello è omicida, e voi sapete che nessun omicida ha più la vita eterna che dimora in lui. In questo abbiamo conosciuto l'amore, nel fatto che egli ha dato la sua vita per noi; quindi anche noi dobbiamo dare la vita per i fratelli.  

 

Lettura del Vangelo secondo Luca

In quel tempo. Il Signore Gesù disse: «Se il tuo fratello commetterà una colpa, rimproveralo; ma se si pentirà, perdonagli. E se commetterà una colpa sette volte al giorno contro di te e sette volte ritornerà a te dicendo: "Sono pentito", tu gli perdonerai». Gli apostoli dissero al Signore: «Accresci in noi la fede!». Il Signore rispose: «Se aveste fede quanto un granello di senape, potreste dire a questo gelso: "Sràdicati e vai a piantarti nel mare", ed esso vi obbedirebbe».

 

MEDITAZIONE

sulle letture del giorno corrente

 

«Noi sappiamo che siamo passati dalla morte alla vita perché amiamo i fratelli». Abbiamo infatti conosciuto l'amore quando «Cristo ha dato la vita per noi, quindi anche noi dobbiamo darla per i fratelli». Dove c'è carità vera, là abita il Signore e dona la vita eterna. Ma non sempre e non da tutti è richiesto di dare la vita fino all'effusione del sangue per testimoniare la fede come i martiri — anche se oggi sono forse più numerosi che nei primi secoli — e neppure per sostituire generosamente un «fratello» sconosciuto, condannato a morte, come Massimiliano Kolbe e altri eroi della carità di Cristo! Ma ci sono molti modi di dare la propria vita, incominciando da quello più semplice e ordinario, spesso non riconosciuto, ma non meno vero ed eroico, come anzitutto quello di tante umili donne, madri di famiglia — e magari anche impiegate, insegnanti, o lavoratrici dei campi come in Africa, che si spendono silenziosamente notte e giorno perché nulla manchi alla propria famiglia, neppure il conforto e la pazienza nelle contrarietà, sapendo anche dissimulare, con un silenzioso sorriso, le proprie intime sofferenze fisiche e morali, come l'ingratitudine e l'indifferenza di chi crede che tutto gli sia dovuto. Una testimonianza simile a questa non manca neppure in certi papà tutti dediti alla famiglia; e in molte nonne (e nonni), che sono un vero tesoro per la custodia e la crescita sana dei nipotini, dove le mamme sono impegnate in un lavoro fuori casa.

Ma il segno più autentico che in tutto questo si è animati dal vero Spirito di Dio ce lo dà Gesù nel Vangelo: «Se tuo fratello (figlio, marito, moglie...) commetterà una colpa contro di te sette volte al giorno, ogni volta che ritorna pentito, tu gli perdonerai». Pietro, convinto di essere molto generoso, gli domanda: «Se il mio fratello manca contro di me, gli dovrò perdonare fino a sette volte?». E Gesù a lui: «Non ti dico fino a sette volte, ma fino a settanta volte sette». Cioè sempre, come Dio fa con noi.

 

Letture proprie della memoria

 

Lettura del Cantico dei Cantici

Mi baci con i baci della sua bocca! Sì, migliore del vino è il tuo amore. Inebrianti sono i tuoi profumi per la fragranza, aroma che si spande è il tuo nome: per questo le ragazze di te si innamorano. Trascinami con te, corriamo! M'introduca il re nelle sue stanze: gioiremo e ci rallegreremo di te, ricorderemo il tuo amore più del vino. A ragione di te ci si innamora! Bruna sono ma bella, o figlie di Gerusalemme, come le tende di Kedar, come le cortine di Salomone. Non state a guardare se sono bruna, perché il sole mi ha abbronzato.

 

Lettera di san Paolo apostolo ai Romani

Fratelli, dico che Cristo è diventato servitore dei circoncisi per mostrare la fedeltà di Dio nel compiere le promesse dei padri; le genti invece glorificano Dio per la sua misericordia, come sta scritto: «Per questo ti loderò fra le genti e canterò inni al tuo nome». E ancora: «Esultate, o nazioni, insieme al suo popolo». E di nuovo: «Genti tutte, lodate il Signore; i popoli tutti lo esaltino». E a sua volta Isaia dice: «Spunterà il rampollo di lesse, colui che sorgerà a governare le nazioni: in lui le nazioni spereranno».     

 

Lettura del Vangelo secondo Luca

In quel tempo. L'angelo Gabriele fu mandato da Dio in una città della Galilea, chiamata Nàzaret, a una vergine, promessa sposa di un uomo della casa di Davide, di nome Giuseppe. La vergine si chiamava Maria. Entrando da lei, disse: «Rallégrati, piena di grazia: il Signore è con te».  

 

MEDITAZIONE

sulle letture proprie della memoria

 

«Rallegrati, o piena di grazia!». È la gioia messianica che esplode spontanea fin dal primo saluto dell'arcangelo Gabriele alla Vergine Maria. Se c'è più festa in cielo fra gli angeli di Dio - ha detto Gesù - per un solo peccatore che si converte, più che per novantanove giusti che non hanno bisogno di penitenza, quale dovette essere l'esultanza di quegli spiriti celesti, tutti fuoco d'amore per la gloria di Dio e la salvezza di noi peccatori, quando videro giunta l'Ora tanto attesa da lunghi secoli! Ma era solo l'inizio del loro stupore senza fine, anche per essi che erano già abituati, per così dire, alle grandi meraviglie sempre nuove dell'amore creativo di Dio. Gabriele, infatti, era stato mandato ad annunciare a Maria cose inaudite: non solo che rimanendo sempre vergine avrebbe concepito un figlio per opera dello Spirito Santo, ma che quel bimbo, nato da lei, rivestito della sua stessa carne, era l'unigenito Figlio di Dio che veniva ad abitare tra gli uomini per salvarli dai loro peccati. E «il suo regno non avrà mai fine»! Per ora non le dice di più, se non della mirabile maternità della «sterile» Elisabetta, per rassicurare la Vergine e rendere piena la sua gioia vedendo che «nulla è impossibile a Dio». Certo, Maria, fanciulla ebrea fedele, conosceva le Scritture e particolarmente le profezie di Isaia sul «Servo di YHWH», cioè il Messia che sarebbe sceso fra gli uomini per salvarli. Solo più tardi il santo vecchio Simeone le annuncerà che una «spada le trapasserà l'anima»; ma per ora è solo gioia piena per la «serva del Signore» - una della nostra terra, divenuta la madre del Messia! - che, cosciente del proprio nulla, pronuncia nell'umiltà il suo «fiat». Per questo, o Maria, soave è il tuo nome, come un profumo delizioso che si spande su tutta la terra: quanti, di ogni popolo e religione, una volta invocato, non lo lasciano più perché hanno sperimentato il tuo aiuto materno!