LUNEDÌ 11 SETTEMBRE

Settimana della II domenica dopo il Martirio di san Giovanni il Precursore • Anno I

 

Lettura della prima lettera di san Giovanni apostolo

Figlioli miei, vedete quale grande amore ci ha dato il Padre per essere chiamati figli di Dio, e lo siamo realmente! Per questo il mondo non ci conosce: perché non ha conosciuto Lui. Carissimi, noi fin d'ora siamo figli di Dio, ma ciò che saremo non è stato ancora rivelato. Sappiamo però che quando egli si sarà manifestato, noi saremo simili a lui, perché lo vedremo così come egli è. Chiunque ha questa speranza in lui, purifica se stesso, come egli è puro. Chiunque commette il peccato, commette anche l'iniquità, perché il peccato è l'iniquità. Voi sapete che egli si manifestò per togliere i peccati e che in lui non vi è peccato. Chiunque rimane in lui non pecca; chiunque pecca non l'ha visto né l'ha conosciuto. Figlioli, nessuno v'inganni. Chi pratica la giustizia è giusto come egli è giusto. Chi commette il peccato viene dal diavolo, perché da principio il diavolo è peccatore. Per questo si manifestò il Figlio di Dio: per distruggere le opere del diavolo. Chiunque è stato generato da Dio non commette peccato, perché un germe divino rimane in lui, e non può peccare perché è stato generato da Dio.      

 

Lettura del Vangelo secondo Luca

In quel tempo. Il Signore Gesù disse ai suoi discepoli: «È inevitabile che vengano scandali, ma guai a colui a causa del quale vengono. È meglio per lui che gli venga messa al collo una macina da mulino e sia gettato nel mare, piuttosto che scandalizzare uno di questi piccoli. State attenti a voi stessi!».  

 

«Vedete quale grande amore ci ha dato il Padre!». Siamo realmente fin d'ora figli di Dio per mezzo di Gesù Cristo nostro Salvatore; ma quando egli si sarà manifestato pienamente nella gloria eterna del Cielo, sappiamo che «saremo simili a lui, perché lo vedremo così come egli è». Chiunque gode nell'intimo del cuore per la certezza di questa speranza in lui — la Verità che non può ingannarsi né ingannare — vive sempre in quella pace inalterabile che niente e nessuno gli può togliere, neppure in mezzo alle quotidiane lotte o insidie di «nemici» interni ed esterni: difficoltà di ogni genere, dolori e morti di persone care, tentazioni, mancanza di lavoro, sofferenze fisiche e morali, incomprensioni e abbandoni, soprattutto in famiglia! Certo, la natura geme e soffre, non si è impassibili! Ma la luce di quella certezza interiore, anche se velata e apparentemente spenta, non lascia che le tenebre coprano totalmente l'orizzonte dello spirito, quando l'anima, riconoscendo umilmente il suo bisogno di essere continuamente purificata, tutto accetta dalle «mani» di Dio, grata di poter fare ora quaggiù un po' di purgatorio come giusta penitenza in riparazione dei propri peccati, continuando ad affidarsi con consapevole fiducia alla sua inesauribile misericordia. Infatti, pur riconoscendo giusta l'affermazione di san Paolo, che «chiunque è generato da Dio non commette peccato», perché «chi rimane in lui non pecca», sappiamo però che «il giusto pecca sette volte al giorno», sia pure non gravemente. Se poi lo Spirito del Padre infiamma l'anima della sua divina carità, essa offre umilmente le sue diuturne sofferenze in unione a quelle di Cristo, anche per la conversione e la salvezza dei fratelli ancora lontani... Certo, come raccomanda Gesù nel Vangelo, dobbiamo sempre «stare attenti», non essere sicuri di sé, specialmente nella tentazione, come se fossimo divenuti invulnerabili, perché il «nemico» è sempre pronto all'insidia. Ma porre tutta la nostra fiducia nel Signore.