Lunedì 11 settembre 2017

 

Luca 6,6-11

Un altro sabato Gesù entrò nella sinagoga e si mise a insegnare. C’era là un uomo che aveva la mano destra paralizzata. Gli scribi e i farisei lo osservavano per vedere se lo guariva in giorno di sabato, per trovare di che accusarlo. Ma Gesù conosceva i loro pensieri e disse all’uomo che aveva la mano paralizzata: «Alzati e mettiti qui in mezzo!». Si alzò e si mise in mezzo. Poi Gesù disse loro: «Domando a voi: in giorno di sabato, è lecito fare del bene o fare del male, salvare una vita o sopprimerla?». E guardandoli tutti intorno, disse all’uomo: «Tendi la tua mano!». Egli lo fece e la sua mano fu guarita. Ma essi, fuori di sé dalla collera, si misero a discutere tra loro su quello che avrebbero potuto fare a Gesù.

 

Quante discussioni ancor oggi sono aperte sulla santificazione e rispetto del giorno di festa. La cosa che più mi rammarica è che abbiamo perso il senso di far festa! Il momento di gioia da vivere insieme, dal riposo prolungato, alla partecipazione all’eucaristia, al pranzo insieme ai genitori e ai figli, sembrano situazioni di un passato quasi trapassato. Oggi nel giorno di festa si fa tutto quello che non riusciamo a fare nei giorni feriali.

Abbiamo trasformato la festa in un altro giorno in cui stressarci come nella vita di tutti i giorni. E di festa si lavora pure perché così vuole la nostra società. Se volessimo attualizzare il vangelo con la nostra esperienza di festa, dovremmo aggiungere molte altre domande a quelle già indicate da Gesù. Ripenso poi a mia sorella, disabile dalla nascita, le cui giornate sono cadenzate da ritmi meno incalzanti dei nostri, di una routine per molti di noi disarmante. Per lei è e rimane festa il momento in cui noi andiamo da mamma a pranzo. Lei rivede i nipoti, i fratelli e le sorelle e racconta della sua settimana. Molte sono cose ripetute, molte inventate. Quello che conta è raccontarle. La fa sentire una di noi, una persona con la sua vita da condividere. Questa è anche la festa che leggo in questo vangelo.