SABATO 7 OTTOBRE
Settimana della V domenica dopo il Martirio di san Giovanni il Precursore • Anno I
 

B. Vergine Maria del Rosario. Memoria

Letture del giorno corrente

Lettura del libro del Deuteronomio.
In quei giorni. Mosè disse: «Osserva il mese di Abìb e celebra la Pasqua in onore del Signore, tuo Dio, perché nel mese di Abìb il Signore, tuo Dio, ti ha fatto uscire dall’Egitto, durante la notte. Immolerai la Pasqua al Signore, tuo Dio: un sacrificio di bestiame grosso e minuto, nel luogo che il Signore avrà scelto per stabilirvi il suo nome. Con la vittima non mangerai pane lievitato; con essa per sette giorni mangerai gli azzimi, pane di afflizione, perché sei uscito in fretta dalla terra d’Egitto. In questo modo ti ricorderai, per tutto il tempo della tua vita, del giorno in cui sei uscito dalla terra d’Egitto. Non si veda lievito presso di te, entro tutti i tuoi confini, per sette giorni, né resti nulla fino al mattino della carne che avrai immolato la sera del primo giorno. Non potrai immolare la Pasqua in una qualsiasi città che il Signore, tuo Dio, sta per darti, ma immolerai la Pasqua soltanto nel luogo che il Signore, tuo Dio, avrà scelto per fissarvi il suo nome. La immolerai alla sera, al tramonto del sole, nell’ora in cui sei uscito dall’Egitto. La farai cuocere e la mangerai nel luogo che il Signore, tuo Dio, avrà scelto. La mattina potrai andartene e tornare alle tue tende. Per sei giorni mangerai azzimi e il settimo giorno vi sarà una solenne assemblea per il Signore, tuo Dio. Non farai alcun lavoro».

Lettera agli Ebrei.
Fratelli, per fede, Giuseppe, alla fine della vita, si ricordò dell’esodo dei figli d’Israele e diede disposizioni circa le proprie ossa.
Per fede, Mosè, appena nato, fu tenuto nascosto per tre mesi dai suoi genitori, perché videro che il bambino era bello; e non ebbero paura dell’editto del re.
Per fede, Mosè, divenuto adulto, rifiutò di essere chiamato figlio della figlia del faraone, preferendo essere maltrattato con il popolo di Dio piuttosto che godere momentaneamente del peccato. Egli stimava ricchezza maggiore dei tesori d’Egitto l’essere disprezzato per Cristo; aveva infatti lo sguardo fisso sulla ricompensa.
Per fede, egli lasciò l’Egitto, senza temere l’ira del re; infatti rimase saldo, come se vedesse l’invisibile.
Per fede, egli celebrò la Pasqua e fece l’aspersione del sangue, perché colui che sterminava i primogeniti non toccasse quelli degli Israeliti.
Per fede, essi passarono il Mar Rosso come fosse terra asciutta. Quando gli Egiziani tentarono di farlo, vi furono inghiottiti.

Lettura del Vangelo secondo Luca.
In quel tempo. Venne il giorno degli Azzimi, nel quale si doveva immolare la Pasqua. Il Signore Gesù mandò Pietro e Giovanni dicendo: «Andate a preparare per noi, perché possiamo mangiare la Pasqua». Gli chiesero: «Dove vuoi che prepariamo?». Ed egli rispose loro: «Appena entrati in città, vi verrà incontro un uomo che porta una brocca d’acqua; seguitelo nella casa in cui entrerà. Direte al padrone di casa: “Il Maestro ti dice: Dov’è la stanza in cui posso mangiare la Pasqua con i miei discepoli?”. Egli vi mostrerà al piano superiore una sala, grande e arredata; lì preparate». Essi andarono e trovarono come aveva detto loro e prepararono la Pasqua.
Quando venne l’ora, prese posto a tavola e gli apostoli con lui, e disse loro: «Ho tanto desiderato mangiare questa Pasqua con voi, prima della mia passione, perché io vi dico: non la mangerò più, finché essa non si compia nel regno di Dio».

«Ho tanto desiderato mangiare questa Pasqua con voi, prima della mia passione» dice Gesù mentre si siede a tavola coi suoi discepoli nell'ultima Cena. Signore mio Dio, è mai possibile che tu, Figlio eterno del Padre e Signore dell'universo, abbia dei desideri? Eppure lo dici proprio tu, che non puoi mentire perché
sei la stessa verità. L'amore è insaziabile: e lo Spirito è l'Amore, quell'Amore che circola di continuo tra il Padre e il Figlio in un dono totale dell'uno all'altro. Dio-Trinità riversa poi il suo amore infinito su ogni sua creatura; quanto più su noi, creati «a sua immagine e somiglianza» per farci suoi figli adottivi, partecipi della sua felicità eterna. Ma, da quando il suo amore è stato tradito, fin dall'inizio, con la disobbedienza di Adamo ingannato dal serpente, Dio-amore non si è rassegnato a perdere per sempre la sua creatura tanto amata, fino a voler pagare di persona il prezzo del suo riscatto. Ma come, se l'Eterno non può soffrire né morire? Eppure, giustizia esigeva che uno pari a lui si assumesse il debito di riparare adeguatamente l'offesa fatta al Creatore da tutto il genere umano. Ed ecco, si offre il Figlio unigenito: «Non hai voluto offerte né sacrifici per il peccato, allora ho detto: Ecco, io vengo, per fare, o Dio, la tua volontà» (Sal 39). Ecco la degna riparazione per la continua disobbedienza dell'uomo! E per poter soffrire e morire per noi, il Figlio eterno del Padre si annienta come un minuscolo germe di vita, seminato dallo Spirito nella Vergine Maria, nasce, lavora e fatica come un povero; ma quando a trent'anni dà inizio alla sua missione, nonostante i chiari segni della sua identità di Messia, è oggetto d'invidia e gelosia, fino alla persecuzione e alla morte di croce! Ma dopo tre giorni risorge glorioso, appare più volte alle donne e ai discepoli, finché lo vedono risalire al cielo, riaprendoci la strada che il peccato ci aveva chiuso e dando al cuore quella speranza che non delude!

Letture proprie della memoria

Lettura degli Atti degli Apostoli
Dopo che Gesù fu assunto in Cielo, gli apostoli ritornarono a Gerusalemme dal monte detto degli Ulivi, che è vicino a Gerusalemme quanto il cammino permesso in giorno di sabato. Entrati in città, salirono nella stanza al piano superiore, dove erano soliti riunirsi: vi erano Pietro e Giovanni, Giacomo e Andrea, Filippo e Tommaso, Bartolomeo e Matteo, Giacomo figlio di Alfeo, Simone lo Zelota e Giuda figlio di Giacomo. Tutti questi erano perseveranti e concordi nella preghiera, insieme ad alcune donne e a Maria, la madre di Gesù, e ai fratelli di lui.

Lettera di san Paolo apostolo ai Gàlati
Fratelli, quando venne la pienezza del tempo, Dio mandò il suo Figlio, nato da donna, nato sotto la Legge, per riscattare quelli che erano sotto la Legge, perché ricevessimo l'adozione a figli. E che voi siete figli lo prova il fatto che Dio mandò nei nostri cuori lo Spirito del suo Figlio, il quale grida: «Abbà! Padre!». Quindi non sei più schiavo, ma figlio e, se figlio, sei anche erede per grazia di Dio.

Lettura del Vangelo secondo Luca
In quel tempo. L'angelo Gabriele fu mandato da Dio in una città della Galilea, chiamata Nàzaret, a una vergine, promessa sposa di un uomo della casa di Davide, di nome Giuseppe. La vergine si chiamava Maria. Entrando da lei, disse: «Rallégrati, piena di grazia: il Signore è con te».
A queste parole ella fu molto turbata e si domandava che senso avesse un saluto come questo. L'angelo le disse: «Non temere, Maria, perché hai trovato grazia presso Dio. Ed ecco, concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù. Sarà grande e verrà chiamato Figlio dell'Altissimo; il Signore Dio gli darà il trono di Davide suo padre e regnerà per sempre sulla casa di Giacobbe e il suo regno non avrà fine».
Allora Maria disse all'angelo: «Come avverrà questo, poiché non conosco uomo?». Le rispose l'angelo: «Lo Spirito Santo scenderà su di te e la potenza dell'Altissimo ti coprirà con la sua ombra. Perciò colui che nascerà sarà santo e sarà chiamato Figlio di Dio. Ed ecco, Elisabetta, tua parente, nella sua vecchiaia ha concepito anch'essa un figlio e questo è il sesto mese per lei, che era detta sterile: nulla è impossibile a Dio». Allora Maria disse: «Ecco la serva del Signore: avvenga per me secondo la tua parola».

«Quando venne la pienezza del tempo, Dio mandò il suo Figlio, nato da donna, nato sotto la Legge perché ricevessimo l'adozione a figli. E che noi siamo figli lo prova il fatto che Dio mandò nei nostri cuori lo Spirito del suo Figlio, il quale grida: "Abbà! Padre!"». Quando recitiamo il Rosario, dovremmo meditarne i misteri, a uno a uno, senza fretta! Allora sì che la corona potrebbe essere considerata come l'Ufficio divino del popolo. Per questo diciamo che «dovremmo», infatti in certe chiese o assemblee si va come il treno. Quando invece lo recitiamo con calma, la mente riesce a seguire le varie fasi del mirabile Mistero dell'Incarnazione e della vita di Gesù, dall'Annunciazione alla Vergine che diviene Madre del Figlio di Dio per opera dello Spirito Santo, mentre il cuore si colma di gioia e di tenerezza per il Natale del Signore e poi trepida al pensiero della «spada» che dovrà trapassare l'anima di Maria... Dopo l'umile e laborioso silenzio di Nazareth, ecco i misteri della luce: quando Gesù dà inizio alla sua vita pubblica ricevendo il battesimo da Giovanni come un povero peccatore, non senza passare poi quaranta giorni nel deserto, nel digiuno e nella preghiera, tentato dal nemico, vincendo per noi tutte le sue suggestioni e tentazioni. E ora ecco, preceduta da una notte di preghiera nell'intimità col Padre, la scelta dei primi discepoli e il primo miracolo a Cana, per intercessione della Madre (notiamolo!) e - altro motivo di riflessione - per benedire con la sua presenza le nozze dei due giovani che l'avevano invitato. Diciamolo fra noi: se oggi la maggior parte dei nostri giovani preparasse così il loro matrimonio, quanto meno numerose sarebbero le famiglie separate o disgregate, i figli randagi e infelici! Così, meditando poi ogni mistero doloroso e glorioso, l'anima resterebbe nutrita e fortificata per ogni evento della giornata. Beati noi, infine, se sapremo addormentarci con la corona in mano, vincendo così insonnia, depressione e tentazione!