Venerdì 6 ottobre 2017

 

Luca 10,13-16

Disse Gesù: «Guai a te, Corazìn, guai a te, Betsàida! Perché, se a Tiro e a Sidone fossero avvenuti i prodigi che avvennero in mezzo a voi, già da tempo, vestite di sacco e cosparse di cenere, si sarebbero convertite. Ebbene, nel giudizio, Tiro e Sidone saranno trattate meno duramente di voi. E tu, Cafàrnao, sarai forse innalzata fino al cielo? Fino agli inferi precipiterai! Chi ascolta voi ascolta me, chi disprezza voi disprezza me. E chi disprezza me disprezza colui che mi ha mandato».

 

Non sono abituata a un Gesù che maledice, che perde la pazienza, mi spiazza, mi mette a disagio; eppure è un Gesù che mi interroga, mi obbliga a riflettere. Ripenso alla mia vita: prima lo studio, poi il lavoro conquistato con fatica, ma a tempo indeterminato, la fede trasmessa da mia madre; tutto sembra naturale, scontato come un diritto acquisito, finché non arrivano, in più riprese, problemi di salute che mi ridimensionano, mi costringono a confrontarmi con i miei limiti.

Ogni volta riconquisto la salute e mi sento rinascere, riprendo la vita quotidiana con l’entusiasmo di un bambino che scopre ogni giorno cose nuove. Penso a tante persone conosciute durante il mio lavoro di medico, piene di progetti e di voglia di vivere, che, però, hanno dovuto soccombere alla malattia, non hanno avuto un’altra occasione come è successo a me.

Credo che il Signore nel suo amore smisurato abbia voluto darmi un’occasione di conversione tramite un’esperienza di vita straordinaria come agli abitanti delle città citate nel vangelo; credo anche che la conversione non richieda gesti eccezionali, ma un cambiamento radicale nel quotidiano. Vuol dire vedere con occhio diverso il collega scontroso che fatica a salutare, il vicino di casa che ha bisogno di essere ascoltato, il familiare anziano che ha bisogno di essere aiutato anche per i gesti più banali, non sprecare il cibo per rispetto a chi non ne ha a sufficienza o riempirsi di oggetti superflui quando ci sono persone a cui manca il necessario.