MERCOLEDÌ 4 OTTOBRE
S. FRANCESCO D'ASSISI PATRONO D'ITALIA

Lettura del profeta Sofonia.
Così dice il Signore Dio:
Cercate il Signore
voi tutti, poveri della terra,
che eseguite i suoi ordini,
cercate la giustizia,
cercate l’umiltà.
Lascerò in mezzo a te
un popolo umile e povero».
Confiderà nel nome del Signore
il resto d’Israele.
In quel giorno si dirà a Gerusalemme:
«Non temere, Sion,
il Signore, tuo Dio, in mezzo a te
è un salvatore potente.
Gioirà per te,
ti rinnoverà con il suo amore».
In quel tempo io vi guiderò,
in quel tempo vi radunerò
e vi darò fama e lode
fra tutti i popoli della terra.

Lettera di san Paolo apostolo ai Gàlati.
Fratelli, quanto a me non ci sia altro vanto che nella croce del Signore nostro Gesù Cristo, per mezzo della quale il mondo per me è stato crocifisso, come io per il mondo. Non è infatti la circoncisione che conta, né la non circoncisione, ma l’essere nuova creatura. E su quanti seguiranno questa norma sia pace e misericordia, come su tutto l’Israele di Dio.
D’ora innanzi nessuno mi procuri fastidi: io porto le stigmate di Gesù sul mio corpo.
La grazia del Signore nostro Gesù Cristo sia con il vostro spirito, fratelli. Amen.

Lettura del Vangelo secondo Matteo.
In quel tempo. Il Signore Gesù disse: «Ti rendo lode, Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai nascosto queste cose ai sapienti e ai dotti e le hai rivelate ai piccoli. Sì, o Padre, perché così hai deciso nella tua benevolenza. Tutto è stato dato a me dal Padre mio; nessuno conosce il Figlio se non il Padre, e nessuno conosce il Padre se non il Figlio e colui al quale il Figlio vorrà rivelarlo.
Venite a me, voi tutti che siete stanchi e oppressi, e io vi darò ristoro. Prendete il mio giogo sopra di voi e imparate da me, che sono mite e umile di cuore, e troverete ristoro per la vostra vita. Il mio giogo infatti è dolce e il mio peso leggero».

«Ti rendo lode, o Padre — esclamò Gesù —, perché hai nascosto queste cose ai sapienti e ai dotti e le hai rivelate ai piccoli... Venite a me, voi tutti che siete stanchi e oppressi, imparate da me che sono mite e umile di cuore e troverete ristoro per la vostra vita». È ciò che ha vissuto e sperimentato fin dalla sua prima giovinezza il nostro Santo, per la pienezza della grazia preveniente, grazia a cui si è affidato con altrettanta pienezza nel dono totale di sé, fino ad abbandonare non solamente tutte le sue ricchezze presenti e future, ma l'affetto del suo stesso padre, per seguire unicamente Cristo umile e povero. Saldo è stato il suo cuore nella sequela, fino in fondo, tanto che oggi non è soltanto il Patrono della nostra Italia, ma è un santo amato e venerato in tutto il mondo, anche da non cristiani, egli che ha voluto lodare il Signore per tutti i popoli della terra e «cantare inni a lui fra le nazioni» con le voci di tutte le sue creature - sole e luna, freddo e caldo, pioggia e neve... «perché grande fino ai cieli è il suo amore e la sua fedeltà fino alle nubi». Da quando il «poverello d'Assisi» realizzò - con l'esempio dapprima della sua stessa vita e poi con l'approvazione del Papa - la nuova forma di vita completamente evangelica «sposando» indissolubilmente «Madonna Povertà», circondato da schiere di giovani ricercatori come lui dell'Assoluto, da allora «un popolo nuovo, umile povero, confiderà nel nome del Signore che li rinnoverà col suo amore». Dovunque saranno stati afflitti da dure prove, li guiderà e li radunerà, rendendo loro fama e lode fra tutti i popoli della terra. Ma Francesco ha un motivo immensamente più grande e intimo di gioia: «Quanto a me - può dire con Paolo - non ci sia altro vanto che nella croce del Signore nostro Gesù Cristo, per mezzo della quale il mondo per me è stato crocifisso, come io per il mondo»... come nuova creatura. Infatti «io porto le stigmate di Gesù sul mio corpo».